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Il dovere di vincere contro il piacere di sorprendere

Scritto da Davide Tomaino

Dalle certezze iniziali ai dubbi, fino alla prova decisiva: è arrivato il momento di dare senso a un’intera stagione

Ci sono stagioni il cui canovaccio sembra essere già imbastito: il Monza e i suoi tifosi, appena retrocessi l’anno prima, confidavano che fosse un campionato di passaggio.
L’esperienza, la forza, la qualità: una squadra costruita per lasciare il vuoto dietro, come fu per Parma e Sassuolo nelle stagioni precedenti.

La meta sfiorata

Invece i campionati possono riservare un percorso irto di ostacoli inattesi, la certezza che diventa dubbio, il sogno che appare incubo per poi tornare improvvisamente a riscaldare i cuori e l’entusiasmo.
Il clima che si respira a Monza oggi è tutto questo: contrastanti emozioni che hanno contraddistinto l’andamento ondivago del campionato dei brianzoli.

La sconfitta cocente di Mantova aveva vanificato la rincorsa alla promozione diretta: la si vedeva, quasi la si afferrava con la mano. Poi, dopo l’ennesima illusione, la consapevolezza che il destino di questa annata sarebbe passato inesorabilmente dalla giostra di emozioni dei playoff.

Solidità e qualità

Non è semplice, certo, rimettersi in gioco quando hai corso forte tutta la stagione per poi avere un fatale tentennamento a un passo dal traguardo. Ma si ha la capacità di rimettersi in piedi se il collettivo è forte anche mentalmente.

Nelle due partite di semifinale i biancorossi hanno dimostrato proprio quella solidità mentale che ha permesso loro di superare i momenti di difficoltà contro la Juve Stabia.

Senza dubbio il valore aggiunto di questa squadra è quello di avere una panchina lunga e di qualità. Le partite ravvicinate implicano un dispendio psicofisico supplementare dopo una stagione così impegnativa. La caratura dei giocatori che subentrano ai titolari rappresenta una freccia in più nella faretra dei brianzoli.

L’avversario più temibile: se stessi

Allora cosa deve temere di più mister Bianco in questi 180 minuti finali? Senza dubbio un aspetto è quello di partire da favorita. Si ripropone il rammarico per una formula dei playoff ingiusta: giocarsi una promozione contro una formazione che ha totalizzato diciassette punti in meno in campionato. Un’insofferenza che si era già riscontrata nella piazza di Palermo e nelle parole di Inzaghi. Sarebbe un errore fatale sottovalutare gli avversari.

Per ovviare a tutto questo c’è il bisogno del sostegno di una tifoseria che, notoriamente, non è tra le più calde. Prezzi ribassati per gli abbonati per la partita di ritorno, formule invitanti come il “porta tre amici” per i possessori di fidelity: tentare di riempire un Brianteo che ha presentato larghi spazi vuoti nella partita di semifinale.

L’ultima puntata di una storia avvincente

Bianco dovrebbe schierare il suo 3-4-2-1 al Ceravolo, con un occhio ai diffidati: Thiam, Lucchesi, Delli Carri, Bakoune e Danny Mota. Pedine importanti ma anche sostituibili senza diminuire la cifra tecnica della squadra.

Sarà una partita con due tempi da 90 minuti: conteranno la residua forza fisica e le riserve mentali.

Nel forum di uscatanzaro.net – bacino inesauribile di interessanti spunti di riflessione – è stata fatta rilevare una coincidenza di date particolare. La finale di ritorno si giocherà il 29 maggio, una data particolare non solo per il Catanzaro ma per tutto il popolo giallorosso. Nella stessa data, appena quattro anni fa, si consumava la cocente delusione della semifinale dei playoff di Serie C a Padova. Sembra passato un secolo ma, in realtà, quello è riconosciuto da tutti come il giorno della rinascita. Non sappiamo se questa data rappresenti un punto di partenza o di arrivo o se sarà un nuovo punto di partenza.

Ciò di cui siamo certi è che varrà la pena vivere questa sfida, perché i giocatori in campo saranno in grado di onorare una finale spettacolare.

foto copertina di Lorenzo Costa per uscatanzaro.net

Autore

Davide Tomaino

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