Alla fine il colpo di scena è arrivato. Quando ormai sembrava tutto apparecchiato per l’inizio della nuova stagione, Marco Turati ha deciso di non proseguire il percorso che lo avrebbe portato sulla panchina del Catanzaro, scegliendo invece di seguire Guido Angelozzi allo Spezia. Una decisione che rientra nelle legittime scelte professionali di un allenatore, ma che, per tempi e modalità, lascia inevitabilmente più di qualche interrogativo.
La fiducia del Catanzaro
Il Catanzaro aveva individuato in Turati il profilo ideale per aprire un nuovo ciclo tecnico. Un allenatore giovane ed emergente, reduce da un’importante esperienza come vice di Vincenzo Italiano e pronto a misurarsi per la prima volta da capo allenatore in Serie B. Una scommessa in linea con la filosofia del club giallorosso, che da anni porta avanti un progetto basato sulla sostenibilità economica, sulla valorizzazione dei giovani e sul giusto equilibrio tra calciatori emergenti e il gruppo storico che ha contribuito ai recenti successi della società.
La fiducia nei confronti del tecnico era tale che il Catanzaro aveva deciso di puntare su di lui pur sapendo che non fosse ancora in possesso del patentino UEFA Pro. Proprio per questo la società si era attivata affinché venisse ammesso al corso federale e, nella giornata di ieri, è arrivata l’ufficialità della FIGC che gli avrebbe consentito di ottenere la deroga necessaria per allenare in Serie B.
L’accordo non era stato ancora ufficializzato esclusivamente per ragioni burocratiche, ma nei fatti Turati era già da circa due settimane l’allenatore scelto dal Catanzaro. Non è dato sapere se fosse stato firmato un contratto definitivo o un preaccordo, ma è evidente che il rapporto fosse già pienamente operativo.
Un progetto già avviato

In questi giorni il tecnico aveva lavorato quotidianamente insieme al direttore sportivo Ciro Polito per programmare la nuova stagione. Si erano affrontati i temi legati al mercato, tanto che erano già emersi nomi come quelli di Di Paolo e Arditi, calciatori che Turati conosceva bene.
Non solo. L’allenatore aveva raggiunto Livigno insieme al team manager del Catanzaro per visionare le strutture che ospiteranno il ritiro precampionato e prendere contatto con l’organizzazione predisposta dalla società. È lecito pensare che fossero già stati avviati anche i primi confronti con alcuni componenti della rosa in vista della nuova stagione.
Il cambio di rotta
Poi, improvvisamente, il cambio di scenario.
La scelta di accettare la proposta dello Spezia non è di per sé discutibile. Ognuno è libero di scegliere il percorso professionale che ritiene migliore e il rapporto con Angelozzi, con il quale Turati aveva già lavorato durante l’esperienza al fianco di Vincenzo Italiano, può aver avuto un peso determinante.
Quello che lascia perplessi sono invece le modalità con cui si è arrivati a questa decisione. Il Catanzaro aveva investito tempo, energie e credibilità su un allenatore che ancora non possedeva i requisiti formali per guidare una squadra di Serie B, accompagnandolo passo dopo passo fino al via libera della FIGC. Proprio nel momento in cui tutto era pronto per l’annuncio ufficiale è arrivata invece la rinuncia, costringendo la società a ripartire nella ricerca del nuovo allenatore e a rivedere una programmazione già avviata.
Le incognite contrattuali
Sulle motivazioni della scelta si possono fare molte ipotesi, ma poche certezze. Chi conosce il Catanzaro sa bene che la società non ha mai promesso “mare e monti” ai propri allenatori. Lo dimostrano i percorsi costruiti negli ultimi anni, sempre nel rispetto di un progetto sostenibile ma competitivo.
Secondo quanto riportato da Gianluca Di Marzio, esisterebbe addirittura un contratto già depositato. Se così fosse, saranno le parti interessate a dover individuare la soluzione migliore affinché Turati possa sedere sulla panchina dello Spezia senza lasciare strascichi sul piano giuridico.
Una questione di fiducia

C’è poi un altro aspetto che merita una riflessione.
Il Catanzaro, negli ultimi anni, si è costruito una reputazione ben precisa nel panorama calcistico italiano: una società seria, che mantiene gli impegni, programma con anticipo e mette i propri allenatori nelle migliori condizioni per lavorare. Lo ha fatto con Vincenzo Vivarini, con Fabio Caserta e Alberto Aquilani, prima di individuare in Turati il profilo giusto per raccogliere quell’eredità.
Al nuovo tecnico non veniva chiesto di vincere il campionato, ma di dare continuità a una squadra che soltanto pochi mesi fa era arrivata a un passo dalla Serie A. Una rosa importante, una società organizzata e un progetto tecnico chiaro.
Per questo motivo la delusione non nasce dalla scelta dello Spezia, ma dal modo in cui questa è maturata. Quando una società investe su un allenatore, ne sostiene il percorso per ottenere l’abilitazione, programma con lui il mercato e la stagione, è naturale aspettarsi lo stesso livello di chiarezza e correttezza.
Nessun pregiudizio sul passato

C’è infine un particolare che rende questa vicenda ancora più significativa. Catanzaro aveva deciso di accogliere Marco Turati senza alcun pregiudizio, nonostante il suo passato. Il tecnico, infatti, era stato coinvolto nello scandalo del calcioscommesse e aveva patteggiato una sanzione di tre anni nell’ambito della giustizia sportiva.
Eppure né la società né la piazza avevano mai fatto pesare quella vicenda. Al contrario, avevano scelto di guardare avanti, perché chi ha sbagliato, ha pagato il proprio debito con la giustizia sportiva e vuole ricostruirsi una carriera merita una seconda opportunità. Questo è un principio di civiltà prima ancora che di sport.
Proprio per questo il rammarico dei tifosi non riguarda il passato di Turati, ma esclusivamente quanto accaduto in questi giorni.
Adesso si volta pagina
Il Catanzaro, dal canto suo, andrà avanti e con ogni probabilità annuncerà Giorgio Gorgone come nuovo allenatore. Certo, questa improvvisa rinuncia ha fatto perdere tempo prezioso e complicato la programmazione, ma il calendario consente ancora di pianificare la stagione con lucidità.
A Marco Turati non si può che augurare il meglio per il prosieguo della sua carriera. Lo Spezia rappresenterà una sfida importante e sarà il campo a stabilire il valore del suo lavoro.
Il Catanzaro, invece, continuerà il proprio percorso fedele ai principi che ne hanno caratterizzato la crescita negli ultimi anni. Perché una società può anche sbagliare una scelta tecnica: fa parte del calcio. Più difficile è costruire un rapporto quando viene meno quel legame di fiducia che rappresenta la base di qualsiasi progetto.
E forse è proprio questa la considerazione finale. Col senno di poi, è stato meglio che questa vicenda si sia conclusa prima ancora dell’inizio del ritiro. Se un rapporto era destinato a interrompersi in questo modo, è stato preferibile scoprirlo subito piuttosto che a stagione in corso.
Gli allenatori passano, i direttori sportivi passano, i calciatori passano. Il Catanzaro resta. E alla luce di quanto accaduto, probabilmente è stato meglio accorgersi oggi che la scelta dell’uomo non era quella giusta, quando c’è ancora tutto il tempo per affidare la panchina a una persona che, oltre alle qualità tecniche, condivida fino in fondo i valori, il rispetto e il senso di appartenenza che questa società e questa piazza hanno sempre dimostrato di meritare.
Redazione 24

