C’è un Catanzaro che sbuffa (e speriamo cresca in numeri e in campo) e un Catanzaro che sbotta (e qui la crescita è sotto gli occhi tutti). Il Catanzaro che sbuffa se ne sta al fresco di Livigno, sotto gli ordini del nuovo tecnico Giorgio Gorgone; il Catanzaro che sbotta è rimasto in città e ha l’aspetto e le parole pragmatiche del presidente Floriano Noto. Sono due Catanzaro che camminano paralleli, ma hanno lo stesso obiettivo: farci divertire, perché anche allenatore e presidente vogliono divertirsi. Ma la strada non è in discesa, nel calcio non lo è per nessuno (per fortuna, altrimenti sai che noia), nemmeno per i freschi campioni del mondo della Spagna che all’esordio nel torneo iridato hanno pareggiato contro Capo Verde. Ecco, immaginate che cosa sarebbe accaduto se il Catanzaro avesse pareggiato o perso la prima amichevole stagionale (non la prima gara ufficiale) contro il Paradiso. Di sicuro i tifosi l’avrebbero spedito all’inferno in compagnia della società, rea di pensare solo alle plusvalenze e di non avere ambizioni, come se la finale contro il Monza fosse arrivata grazie a una lotteria e non a un percorso mirato e voluto. Ecco perché il patron Noto ha fatto bene a ripetere per l’ennesima volta (repetita Juventus, avrebbe detto Totò, ma qui c’è poco da ridere) qual è la stella polare da seguire per il progetto Catanzaro: fare passi consapevoli per non ritrovarsi con il sedere a terra (scusate il francesismo) come è accaduto al Brescia, tanto per intenderci. Un progetto che punta ad avere un centro allenamenti di proprietà, con strutture di livello e un settore giovanile a stretto contatto e non costretto a fare il pendolare. E poi, tutto il resto, compresa una palestra attrezzata per non fare più la figuraccia del 2005, quando a Catanzaro arrivò Nervo (ex Bologna con qualche presenza in Nazionale) e rimase sconvolto una volta aperta la porta della sala attrezzi “Ma qui non c’è neppure un manubrio”. Il passaparola fu devastante e per anni squadre importanti, procuratori e calciatori ci hanno guardato come la peste. Da quando c’è Noto tutto questo non c’è più e il Catanzaro adesso è visto come una società modello, l’ideale per far sbocciare i giovani e ridare linfa ai talenti sfioriti. L’ambiente perfetto, con una tifoseria passionale e un ds che ha dimostrato di scegliere alla grande nelle serie minori e gli “scarti” delle big. Il caso Liberali è la cartina tornasole, un vero paradosso per l’Italia che non si qualifica al Mondiale dal 2014. Il Catanzaro è una certezza, al di là dei risultati sportivi, che certo aiutano, ma non sono sufficienti. Quindi, bene ha fatto Noto a rimarcare queste cose, aggiungendo che la prossima stagione sarà la più difficile. Non è scaramanzia, ma è un dato di fatto: fare meglio dell’ultima stagione vorrebbe dire andare in Serie A (e tutti lo speriamo), non sarà facile. Avere in gruppo nuovi Cissé, Liberali e Favasuli sarebbe fantastico, ma dobbiamo anche pensare che potrebbe non essere così. E poi c’è la questione stadio (uno di proprietà proprio no, presidente? Lo so, costa, ma poi fa guadagnare…): la società ci perde e la squadra ha un inizio di campionato controvento, ogni riferimento alla polemica con il sindaco è voluta. Ognuno avrà le sue ragioni, ognuno deve dare conto alla propria parte, ma l’ultima cosa che serve in una stagione simile è proprio una polemica a colpi di comunicati nel cuore dell’estate. Siamo sicuri che la cosa finirà in un abbraccio e che il Catanzaro giocherà tutte le sue gare in casa, senza andare in nessuna altra città. Che poi, presidente, quale sarebbe questa città “vicina” dove manca la B da anni? Escludendo le calabresi per ovvie ragioni, resta forse Taranto… una bella sfacchinata di chilometri e costi aggiuntivi. Insomma, il Presidente ha messo le mani avanti per evitare brutte sorprese, che non ci saranno perché Nicola Fiorita oltre a essere un sindaco giudizioso è un grandissimo tifoso, di quelli che andavano in trasferta ai tempi della C2. In tutto questo abbiamo dato poco spazio all’altro Catanzaro, quello che suda. Arrivano notizie confortanti da Livigno, la squadra si allena e memorizza i dogmi di Gorgone (sperando che la sua squadra sarà capace di pietrificare le avversarie come facevano nella mitologia greca le tre Gorgoni, potentissime divinità). Sarà come sempre un Catanzaro propositivo. L’arrivo di Pafundi è un bel segnale, il ritorno di Mancini come ct potrebbe dare al ragazzo un ulteriore stimolo: questo deve essere il campionato della riscossa. Aspettiamo altri rinforzi: un difensore (non basta Ruggiero, comunque buon colpo che porta in dote centimetri, cosa che abbiamo sempre patito nei passati campionati), un paio di centrocampisti (da capire la questione Pompetti, deve restare solo se avrà voglia di restare, altrimenti meglio che vada) e un attaccante in grado di far rifiatare Pittarello. Certo, davanti Polito ha piazzato un paio di belle scommesse (Garnica e Reita), curiosi di capire se le vincerà. A proposito di scommesse riuscite, noi abbiamo un desiderio: il Milan decide di ridarci in prestito Cisse nell’ultimo giorno di mercato, per farlo giocare con continuità dopo l’infortunio. Sarebbe una bella storia di calcio e per questo non accadrà. Ma qualunque sia la rosa definitiva, i due Catanzaro meritano fiducia massima è la spinta del suo fantastico pubblico. Anche senza curva Massimo Caparo, lo spettacolo degli ultras andrà in scena a breve: “Noi siamo il Catanzaro”, canteranno. Tutto il resto è noia.
Francesco Ceniti

