Ci sono storie che il tempo non cancella. Restano impresse nella memoria di un’intera tifoseria e riaffiorano ogni volta che si parla di quel Catanzaro capace di lanciare giovani talenti e di regalare emozioni autentiche. È la storia di un ragazzo cresciuto con il giallorosso nel cuore, arrivato in prima squadra quasi all’improvviso e diventato, nel giro di pochi mesi, uno dei volti più promettenti della cantera giallorossa. La storia del protagonista di oggi della nostra rubrica “Mi ritorni in mente” inizia in un centro dell’hinterland torinese, quella Pinerolo passata alla storia per la famosa radiocronaca della tappa del giro d’Italia in cui Fausto Coppi si ritrovò da solo ai piedi delle Alpi e Mario Ferretti alla sua vista esclamò “Un uomo solo al comando”, per continuare nella sua Catanzaro (troppo forte la saudade per il suo papà) che lo vide vincere prima il torneo “Coscione” poi esordire con la maglia numero undici, quella di O’Rey, con Palanca seduto ad incoraggiarlo dalla panchina. Antonio Criniti non è stato certo profeta in patria, ma nella sua Catanzaro ha spiccato il volo verso una carriera che gli ha dato tantissime soddisfazioni.
«In appena due settimane – ha iniziato a raccontarci Criniti-, mi ritrovai dalla primavera alla prima squadra. Gianni Di Marzio aveva visto una partita contro il Messina, nella quale avevo segnato due gol. Mi chiamò ad allenarmi con la prima squadra, accanto a gente come Palanca, Rebonato…Di Marzio non diceva mai nulla sulla formazione che avrebbe schierato. Ci chiamò la mattina, dopo aver fatto colazione, per comunicarci chi sarebbe sceso in campo. Iniziò a snocciolare la formazione, si susseguivano i nomi….fino al numero undici…c’era scritto Criniti…rimasi senza parole, lo rilessi…non ci credevo. Non si può neppure immaginare il peso di quella maglia, indossarla poi davanti a Palanca è stata una emozione unica…alla fine, nonostante inizialmente l’impatto con il “Friuli” sia stato importante, ho giocato una bella partita».
Nella sua carriera in giallorosso, Criniti ha segnato quattro reti, tutte di pregevole fattura, sottolineando di essersi divertito più a mandare in gol i suoi compagni che a segnare. La commozione, però, la fa da padrone nel racconto della sua prima rete in giallorosso, il 17 settembre del 1989, quando portò in vantaggio le Aquile contro la Triestina: «Fu un gol particolare, ho colpito il pallone di petto e poi con il collo del piede lo piazzai all’angolo. Candini era un portiere altissimo, ma riuscii a sorprenderlo lo stesso…L’esultanza della curva ovest fu qualcosa che porterò sempre dentro, nel cuore e nell’anima».
Del suo percorso calcistico, durante il quale ha avuto la fortuna di incontrare persone di spessore ci racconta: «Palanca, Nicolini e gli altri più esperti sono stati per me una guida fondamentale, mi hanno aiutato a crescere dentro e fuori dal campo. Ancora oggi ci ritroviamo e ricordiamo quegli anni con grande affetto. A Cagliari, poi, ho ritrovato Carlo Mazzone. Con lui parlavamo spesso di Catanzaro. Mi raccontava quanto fosse stato bene in città e quanto Catanzaro gli fosse rimasta nel cuore. Per me è stato un secondo padre: mi ha insegnato tanto e mi ha aiutato a maturare».
Inevitabile, dopo aver aperto insieme a noi lo scrigno dei ricordi, parlare di futuro e della squadra che da qui a breve inizierà ufficialmente la stagione. «Mi auguro che il Catanzaro riesca a ripetere quanto di straordinario ha fatto negli ultimi anni. Ho fiducia- ha concluso Criniti- nel lavoro di società e direttore sportivo e credo che anche in questa stagione le Aquile sapranno regalarci tante bellissime soddisfazioni».
Parole misurate, pronunciate da chi quella maglia l’ha vissuta con il cuore prima ancora che con i piedi. E forse è proprio questo il filo conduttore della sua storia: l’amore per il Catanzaro, rimasto intatto nonostante gli anni, le difficoltà e le occasioni che il calcio gli ha riservato altrove. Perché certi legami non si spezzano mai, restano custoditi nella memoria e riaffiorano ogni volta che il giallorosso torna a parlare al cuore. Ed è allora che, inevitabilmente, “Mi ritorni in mente” torna a raccontare una storia che appartiene a tutti i tifosi giallorossi.
Criniti: “Di Marzio mi lanciò a 17 anni… la Curva Ovest esplose al mio primo gol”
“Mazzone ricordava Catanzaro con affetto”

