Ci sono partite che, sulla carta, valgono poco e che invece, per chi vive il calcio come appartenenza, valgono moltissimo. Catanzaro-Südtirol, in programma oggi alle 18 al “Nicola Ceravolo”, è una di queste. È il primo appuntamento ufficiale della stagione 2026/27, i trentaduesimi di finale di una Coppa Italia che, per formula e percorsi prestabiliti, lascia ormai poco spazio all’imprevedibilità e alla possibilità per le cosiddette piccole di sognare davvero l’impresa fino in fondo.
Ed è proprio qui che nasce il primo paradosso. La Coppa Italia dovrebbe essere, per definizione, la competizione nella quale tutti possono incontrare tutti, quella capace di regalare il fascino della sorpresa e di mettere sullo stesso piano, almeno per novanta minuti, squadre con storie, bilanci e potenzialità completamente differenti.

Basterebbe guardare alla tradizione delle coppe inglesi per capire quanto possa essere affascinante una formula nella quale una formazione di categoria inferiore può davvero sognare di eliminare una grande e costruirsi un percorso memorabile.
Da noi, invece, la sensazione è spesso quella di una competizione costruita più per esigenze di calendario, televisive e commerciali che per esaltare lo spirito della coppa. Già dai primi turni è possibile immaginare, con buona approssimazione, quali saranno le squadre destinate ad arrivare nelle fasi decisive. E allora viene da chiedersi quanto sia ancora autentico il fascino della Coppa Italia per chi non appartiene all’élite del calcio italiano.
Ma oggi, a Catanzaro, tutto questo passa in secondo piano.

Perché è Ferragosto. Perché il Ceravolo non sarà quello delle grandi occasioni. Perché lo stadio continua a essere un cantiere aperto e perché non tutti i settori potranno accogliere il popolo giallorosso come sarebbe naturale aspettarsi. Eppure ci sarà chi lascerà la famiglia, chi anticiperà il rientro da una giornata fuori porta, chi rinuncerà a qualche ora di mare e chi dovrà spiegare a parenti e amici che, sì, proprio oggi, nel giorno tradizionalmente dedicato alle vacanze e alla famiglia, c’è una partita che non si può perdere.
Sono le contraddizioni meravigliose della fede calcistica.

Probabilmente saranno almeno tremila i catanzaresi uniti a quelli della provincia e della regione, che sceglieranno il Ceravolo invece del Ferragosto. Non sarà semplice spiegare questa scelta a chi non conosce il rapporto viscerale che lega una comunità alla propria squadra. Ma chi entrerà oggi nello stadio lo farà per motivi che vanno ben oltre i novanta minuti e il risultato di una partita di Coppa.
Il Catanzaro è una tradizione familiare. È una maglia tramandata dai padri ai figli, è un colore che appartiene alla memoria collettiva della città. È il racconto di partite viste sugli spalti, alla radio, davanti a una televisione, oppure raccontate tante volte da un padre, da un nonno, da un fratello maggiore. È un sentimento che non ha bisogno di classifiche o di trofei per essere alimentato.
E forse proprio il Ceravolo, nella sua condizione attuale, rappresenta bene questa storia.

I tifosi giallorossi hanno già visto di tutto. Chi ha conosciuto gli anni della C2 sa bene cosa significhi andare allo stadio in condizioni che oggi sembrerebbero impensabili: settori indisponibili, strutture provvisorie, erba tutt’altro che perfetta, container utilizzati per gli spogliatoi o per la tribuna stampa. Il popolo giallorosso ha sopportato, aspettato e continuato a esserci.
Per questo anche l’attuale sacrificio può essere letto con una certa pazienza, nella speranza che sia davvero l’ultimo tratto di un percorso necessario a restituire alla città uno stadio pienamente efficiente e degno della sua squadra.
Perché, comunque vada, il Ceravolo rimane la casa del tifoso del Catanzaro.
E oggi quella casa torna ad aprire le porte alla squadra. Una squadra profondamente rinnovata, con tanti volti nuovi e con un nuovo allenatore, e proprio per questo tutta da scoprire. La curiosità non manca: come sarà il nuovo Catanzaro? Quale atteggiamento avrà la formazione giallorossa? Quale identità vorrà dare alla squadra il nuovo tecnico? Quanto tempo servirà perché i nuovi arrivati diventino davvero un gruppo?
Sono domande alle quali una partita di Coppa Italia non potrà certamente dare risposte definitive. Ma potrà offrire le prime sensazioni.
E poi c’è quella maglia.

È questo, alla fine, il motivo per cui una partita apparentemente secondaria diventa importante. Può essere un trentaduesimo di Coppa Italia, può essere Ferragosto, può esserci uno stadio a mezzo servizio e può persino trattarsi di una competizione che, nella sua formula attuale, non riesce più ad appassionare come dovrebbe. Ma quando quella maglia scende in campo, qualcosa cambia.
Perché la passione non segue il calendario della Lega, non conosce ferie e non si mette in pausa per Ferragosto.
Il tifoso del Catanzaro lo sa bene. E lo hanno capito generazioni di catanzaresi, quelli che hanno seguito le Aquile nei momenti più belli e in quelli più difficili, quando il Ceravolo era pieno e quando invece sembrava quasi dimenticato. Oggi, ancora una volta, si riparte da lì.
Da una squadra nuova.
Da uno stadio ancora da completare.
Da una Coppa che forse meriterebbe una formula diversa.
Ma soprattutto da una maglia e da due colori che, per chi li ama davvero, non saranno mai una questione secondaria.
Oggi è Ferragosto. Ma per migliaia di catanzaresi sarà semplicemente il giorno in cui ricomincia il viaggio.
E quando ricomincia il viaggio del Catanzaro, il cuore giallorosso torna sempre al Ceravolo.
Redazione 24

