Una preparazione da leggere senza processi
Senza voler fare processi e, soprattutto, senza dimenticare che gli inizi di campionato sono spesso difficili da giudicare, qualche riflessione sulla preparazione estiva del Catanzaro è però doverosa. Ogni calciatore raggiunge la migliore condizione fisica in momenti diversi e pensare di essere al cento per cento già ad agosto sarebbe irrealistico. Ma altrettanto difficile è pensare di poter iniziare il torneo troppo indietro rispetto agli avversari. La debacle maturata ieri dopo il vantaggio del 2-1 contro il Vicenza va letta anche dentro questo contesto. Tra agosto e settembre il calendario propone ritmi serrati e partite ravvicinate: la preparazione deve necessariamente tenere conto di questa realtà, anche attraverso amichevoli capaci di offrire un valore agonistico e tattico adeguato. Le gare estive contro avversari di buon livello, infatti, non servono soltanto a mettere benzina nelle gambe, ma anche a far capire ai calciatori, soprattutto a quelli che non hanno mai frequentato il calcio professionistico di una determinata categoria, cosa li aspetta quando iniziano le partite che contano. Il Catanzaro ha diviso il proprio ritiro tra i dieci giorni al mare di Giovino e altrettanti in montagna, in Valtellina. Sul piano delle amichevoli, però, il programma non ha previsto confronti con squadre di categoria o di livello superiore: tre partite complessive, una contro una formazione di Serie C e le altre due contro avversari che, per valore e contesto, hanno fornito indicazioni inevitabilmente limitate. Forse, con il senno di poi, è stata sottovalutata proprio questa componente. Non tanto perché una preparazione debba essere giudicata dopo una sola partita, quanto perché il calendario impone immediatamente un’accelerazione. Prima della prossima sosta per le nazionali ci sono cinque gare, inclusa quella di ieri, quattro delle quali in trasferta: quindici punti potenziali ora diventati dodici, che saranno già in palio quando il lavoro sulla condizione fisica sarà ancora in piena evoluzione.
Una squadra ancora in costruzione
E ieri un dato deve far riflettere. Dei calciatori scesi in campo dal primo minuto, soltanto sei erano presenti in ritiro, considerando anche Pigliacelli, che ovviamente non è un giocatore di movimento. Negli ultimi dieci minuti sono poi entrati altri tre elementi, due dei quali, Arditi e Tchaouna, esordienti in Serie B e provenienti entrambi da categorie inferiori. Difficile pretendere che potessero incidere immediatamente in una partita che, proprio in quel momento, aveva raggiunto una temperatura agonistica elevatissima. Diverso il discorso per Di Francesco, fermatosi per circa una settimana e mezzo a causa dei problemi muscolari che da tempo ne condizionano la continuità. Solo l’ultimo arrivato, Samuel Giovane, paradossalmente reduce da una preparazione svolta con l’Atalanta di Sarri, in quei pochi minuti ha dato l’impressione di essere tra quelli maggiormente in condizione. Sembrava poter correre alla pari con i calciatori del Lane, che in quel frangente sembravano invece andare al doppio. Tutti elementi che restituiscono la fotografia di una squadra ancora in costruzione, nella quale non tutti hanno avuto gli stessi tempi di lavoro e la stessa possibilità di raggiungere una condizione omogenea. Anche per questo sarebbe ingeneroso non considerare tutto ciò che ha preceduto la sfida con il Vicenza: il tecnico ha lavorato in un periodo nel quale il Catanzaro è stato, di fatto, un cantiere aperto, con porte girevoli ancora presenti sia in entrata sia in uscita.
Sul 2-1 serviva la sciabola
Ed è proprio qui che nasce il principale punto interrogativo della partita. Cosa sarebbe successo se, sul 2-1, si fosse scelto di rafforzare immediatamente la squadra con quattro cambi, sostituendo alcuni elementi che avevano ormai dato tutto? In quel momento forse sarebbe stato necessario abbandonare il fioretto e impugnare la sciabola, con l’obiettivo molto semplice di portare a casa almeno un punto. I cambi sono arrivati probabilmente troppo tardi, anche perché dopo il vantaggio il Catanzaro è progressivamente sparito dal campo. Non si tratta di trasformare una scelta tecnica in una sentenza sull’allenatore, ma di interrogarsi sulla lettura di una partita che, dopo il 2-1, aveva assunto caratteristiche completamente diverse. Quando l’avversario aumenta ritmo e pressione e le proprie energie cominciano a diminuire, diventa necessario anche saper modificare rapidamente il piano della gara. Allo stesso tempo, appare prematuro trasformare ogni partita in un referendum sul modulo: centrocampo a due, centrocampo a tre, un sistema piuttosto che un altro. Quando le gambe girano, una squadra può giocare in molti modi. Quando invece manca la condizione, anche il miglior impianto tattico rischia di diventare sterile. Nel calcio, soprattutto a questi livelli, gambe e testa vengono prima di schemi e alchimie.
Non è dunque il momento dei processi, ma nemmeno quello di ignorare i segnali. Le attenuanti vanno concesse, perché la squadra è ancora in fase di costruzione e diversi elementi devono raggiungere una condizione accettabile. Allo stesso tempo, però, bisogna prendere atto che il campionato non aspetta nessuno. Il calendario non concede tempo e il Catanzaro dovrà affrontare questo difficile avvio cercando di raccogliere quanto più possibile, nell’attesa che il gruppo possa finalmente completarsi e lavorare con maggiore continuità. La priorità, adesso, è portare tutti i calciatori al massimo della condizione nel più breve tempo possibile e, nel frattempo, mettere fieno in cascina. Non sarà semplice, soprattutto con quattro trasferte nelle prossime partite. Ma proprio per questo, più che chiedere oggi alla squadra di essere perfetta, bisognerà chiederle di essere concreta, intelligente e capace di soffrire. Il tempo per migliorare ci sarà. A patto, naturalmente, di riuscire ad arrivarci con qualche punto in più in classifica. Prima i punti, poi tutto il resto.
Foto copertina US Catanzaro 1929
Redazione 24


Forse è meglio che i problemi si palesino adesso che c’è ancora il tempo per rimediare, la difesa è scarsa, forse penalizzata anche dal centrocampo che non fa filtro, nel primo tempo iemmello ha dovuto sbloccare delle situazioni in difesa, alcuni giocatori nuovi tipo dorval li vedo scarsi, spero sia solo una questione di condizione.
Anche il tifo mi sembra in calo, solamente 400 tifosi in uno stadio del nord forse non ci sono mai stati.
Non sono tra quelli che pensa che si possa lottare per la A, ma speriamo almeno in una salvezza tranquilla, il problema è che quasi tutte le squadre di B si sono rinforzate, la nostra stagione dipenderà dal mister ❤️💛🦅
Non mi piace chi imposta sempre dal basso, ma nemmeno chi fa solo rinvii del portiere e ieri il Catanzaro ha giocato solamente con questo schema.