In pochi avrebbero immaginato un post Monza all’insegna della precarietà. Dall’aspetto strutturale con lo stadio Nicola Ceravolo totalmente sfigurato che, malgrado le rassicurazioni volenterose del primo cittadino, continua a manifestare la precarietà di una fase realizzativa ben lontana dal rispetto del tanto sbandierato trenta di ottobre quale data utile per la consegna dell’impianto completato, a quello della costruzione di una squadra lontana parente di quella che contribuì a coniare il famoso “modello Catanzaro” tanto apprezzato dai media. Fatto sta che dopo due gare, Gorgone e i suoi ragazzi sono riuscirti a portare in cascina zero punti insieme a tanto rammarico, per quello che è stato sprecato malgrado i vantaggi acquisiti. Per tre volte davanti all’avversario, i giallorossi hanno regalato a Vicenza e Pisa gli spazi utili per ribaltare il risultato. La difesa oramai priva di Brighenti e dei meccanismi che da tre stagioni hanno garantito stabilità al reparto arretrato, è evanescente e il centrocampo con il solo Petriccione e il nuovo arrivato Mosti, è palesemente insufficiente a fare da barriera e orchestrare quel palleggio e possesso palla che sono stati il vero fiore all’occhiello del Catanzaro nelle tre passate stagioni di serie B. Il Catanzaro ha cambiato troppo ma quello che ha peggiorato la situazione, è stato il tempo adottato nel rimediare alla perdita di uomini che hanno sempre garantito struttura e certezze anche agli allenatori che si sono succeduti a Vincenzo Vivarini.
Quel gruppo non c’è più e non bastano i reduci Petriccione e Iemmello, in prima fila nel ricevere l’incoraggiamento pre-Pisa in quel di Giovino, a tappare le evidenti falle prodotte dagli innumerevoli addii. Non si fa riferimento ad aspetti sentimentali, ma alla conoscenza reciproca e ai meccanismi oramai rodati che hanno permesso alla proprietà di raggiungere i meritati frutti di una programmazione intelligente. Quando però dopo Monza si è trattato di decidere, la famiglia Noto ha stabilito di non ripercorrere il cammino che seguì all’ingiusta sconfitta dei famigerati playoff di Padova. Ha deciso di fare l’esatto opposto cestinando quasi un decennio di programmazione nel nome di un rinnovamento che finora è stato foriero di problemi. Ovviamente ne ha avuto facoltà, ma a volte certe scelte si pagano a caro prezzo in tutti i sensi, anche perché l’acquisizione di nuovi calciatori al posto del mantenimento dei veterani, non ha alleggerito le casse societarie, al contrario le ha appesantite forse ben oltre gli adeguamenti richiesti dai protagonisti che hanno sfiorato la serie A e rischia di richiedere ulteriori sacrifici in relazione ad eventuali, pesanti aggiustamenti nel mercato invernale per il mantenimento della categoria. Il nuovo tecnico giallorosso Giorgio Gorgone giunto in fretta e furia a riparare i tentennamenti del neo-spezzino Marco Turati, sta manifestando evidenti indecisioni dovute alla poca conoscenza dei nuovi arrivi la maggior parte dei quali sono giunti a Catanzaro ben oltre il ritiro precampionato. Quando si hanno degli obiettivi, se gli eventi portano ad insperate accelerazioni nel raggiungerli, non si può rallentare il tutto in nome di strutture e impianti che al contrario devono essere realizzati in tempi brevi e adeguarsi alle stringenti esigenze del momento. Quando il Catanzaro fu promosso per la prima volta in serie A, nessuno gridò allo scandalo dopo il gol che Angelo Mammì rifilò al malcapitato Bari di Cané, al secolo Jarbas Faustinho e dopo pochi mesi, giusto durante la pausa estiva, il 17 ottobre 1971 il vecchio Militare ristrutturato fu consegnato alla storia e ai suoi sostenitori. Erano altri tempi? Certo! La realizzazione delle opere non godeva dei moderni mezzi e delle tecniche attuali. Occorre decidere cosa si vuol fare con la consapevolezza che non è dato avere la consorte sbronza insieme alla botte piena. Il “modello Catanzaro” è stato apprezzato perché vincente, snaturare obiettivi o addirittura fare la fine del Bari o dello Spezia di Marco Turati, rappresenterebbe una cocente sconfitta che oltrepassa lo sport. La palla a chi di dovere, sia in campo che fuori.
Francesco Zamperini

