La sosta, nel calcio, è quel periodo in cui il campionato si ferma, le Nazionali si prendono la scena e tutti dicono che finalmente si può tirare il fiato. Poi, naturalmente, c’è chi il fiato lo tira davvero e chi alla ripresa scopre di essere rimasto esattamente dov’era. Per il Catanzaro questa volta la pausa arriva dopo appena cinque giornate e durerà tre settimane, dal 20 settembre al 10 ottobre. Quasi una piccola preparazione dentro la stagione. E arriva dopo un avvio che non ha bisogno di troppi giri di parole: una vittoria e quattro sconfitte, tutte lontano dal Ceravolo.
Ecco perché per i giallorossi non può essere soltanto una sosta. Deve diventare un’occasione per rimettere insieme i pezzi e ripartire.
Gorgone, del resto, una fase così non l’ha mai avuta davvero. È arrivato a Catanzaro in piena estate, quando i quaranta gradi consigliavano più l’aria condizionata che le doppie sedute, e ha cominciato a conoscere una squadra ancora in costruzione, anche attraverso i video. Poi il campo, gli allenamenti, le prime partite e un mercato che ha continuato a cambiare l’organico fino al 31 agosto. Praticamente mentre il campionato aveva già acceso il motore.
Non è un alibi. E sarebbe sbagliato trasformarlo adesso in uno. È però un elemento da considerare.
Oggi la rosa è questa. I giocatori ci sono, le caratteristiche sono note e le prime cinque giornate hanno già detto abbastanza per capire dove intervenire. Qualcosa di buono si è visto, ma sono emerse anche fragilità evidenti, soprattutto quando le partite si sono complicate.
Gorgone può finalmente lavorare senza avere una gara dietro l’angolo. Può definire gerarchie, sistemare distanze e meccanismi, cercare nuovi equilibri e soprattutto dare una fisionomia più chiara alla squadra.
Alla ripresa non servirà un Catanzaro trasformato per magia. Anche perché, purtroppo, nel calcio le bacchette magiche continuano a non essere ammesse a referto. Servirà però una squadra più riconoscibile, più equilibrata e capace di non smarrirsi alla prima difficoltà.
Vale per l’allenatore e vale naturalmente per i calciatori. I nuovi devono completare l’inserimento, i giovani crescere, chi ha giocato meno provare a cambiare le gerarchie. E chi ha più esperienza dovrà assumersi qualche responsabilità in più. Nei momenti difficili una squadra ha bisogno anche di questo: qualcuno che sappia prendere per mano gli altri quando la partita comincia a girare male.
Anche la società dovrà utilizzare bene queste settimane. Non per mettere tutto in discussione dopo cinque giornate, ma per osservare e capire. Il mercato è chiuso, le scelte sono state fatte e adesso società, direttore, allenatore e squadra devono procedere nella stessa direzione. La compattezza è una parola molto utilizzata nel calcio. Dimostrarla è leggermente più complicato.
Poi ci sono i tifosi. E per loro tre settimane senza partite rischiano di essere lunghissime. Perché quando il pallone non rotola, rotolano soprattutto le voci. E nel calcio moderno bastano poche ore perché un’indiscrezione diventi una trattativa, una trattativa una decisione e una decisione, magari, non sia mai esistita.
La preoccupazione per quattro sconfitte in cinque partite è comprensibile. L’allarmismo serve molto meno. Non significa nascondere ciò che non funziona o chiedere fiducia a scatola chiusa. Significa semplicemente ricordare che il campionato è appena cominciato e che le sentenze a settembre hanno spesso una data di scadenza piuttosto breve.
Qui entra in gioco anche chi il Catanzaro lo racconta. Tre settimane senza partite sono un’eternità anche per la stampa. Riempirle di processi, retroscena e crisi quotidiane sarebbe facilissimo. Più difficile, e probabilmente più utile, è provare a capire cosa stia realmente accadendo, verificare le notizie, criticare quando serve e fare domande senza avere l’obbligo di trovare un colpevole al giorno.
Anche perché c’è un particolare che sarebbe bene non dimenticare: la sosta la fanno tutti.
Mentre il Catanzaro lavorerà per migliorare, le altre non saranno al mare. Recupereranno giocatori, correggeranno errori, proveranno soluzioni nuove e cercheranno a loro volta di presentarsi migliori alla ripresa. La sosta, insomma, non regala alcun vantaggio. Offre un’opportunità. La differenza la farà il modo in cui verrà utilizzata.
Ed è qui che queste tre settimane acquistano davvero importanza.
Il Catanzaro ha iniziato male. Lo dicono i risultati e sarebbe inutile raccontarsi qualcosa di diverso. Ma ha davanti la possibilità di correggere gli errori, recuperare certezze e trasformare un gruppo costruito strada facendo in una squadra vera.
Il 10 ottobre molte delle spiegazioni che hanno accompagnato questo avvio perderanno inevitabilmente forza. Il mercato concluso tardi, i nuovi arrivati, la preparazione, la necessità di conoscersi: tutto ha avuto il suo peso. Ma non potrà averlo per sempre.
Alla ripresa nessuno chiederà miracoli. Sarà però legittimo aspettarsi un Catanzaro più solido, più consapevole e soprattutto più riconoscibile.
Perché la sosta la fanno tutti. La differenza, come sempre, la farà chi avrà saputo usarla meglio. E il Catanzaro, questa volta, non può permettersi di sprecarla.
Harp

