La prima Relazione annuale della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche offre uno spaccato significativo dello stato di salute del calcio italiano. Un’analisi che, se letta anche alla luce di quanto costruito dall’U.S. Catanzaro nelle ultime quattro stagioni, consente di comprendere meglio la validità di un percorso societario che ha fatto dell’equilibrio economico e della programmazione le proprie direttrici fondamentali.
Il calcio professionistico è ormai, a tutti gli effetti, anche un’industria. Le società devono quindi rispettare criteri di sostenibilità economica, equilibrio finanziario e solidità patrimoniale. La passione, la competizione e l’ambizione sportiva non possono giustificare perdite sistematiche, indebitamento eccessivo o plusvalenze prive di adeguato fondamento economico.
La peculiarità del calcio, tuttavia, rende tutto più complesso: i costi delle rose sono rigidi, i ricavi possono essere molto variabili e il risultato sportivo condiziona fortemente la gestione economica. Una promozione può moltiplicare i ricavi, mentre una retrocessione può provocarne un drastico ridimensionamento. Per questo la sostenibilità di un club non può essere valutata guardando soltanto al risultato di una singola stagione.
Gli equilibri da salvaguardare sono sostanzialmente tre. Il primo è quello economico: i ricavi devono essere in grado, nel tempo, di sostenere i costi. Il secondo è quello finanziario: la società deve poter pagare regolarmente stipendi, fornitori e altri impegni senza ricorrere continuamente a interventi straordinari della proprietà. Il terzo è quello patrimoniale, cioè la solidità del rapporto tra capitale proprio e debiti.
In questo quadro assumono particolare importanza la qualità della gestione e la capacità di costruire ricavi diversificati: diritti televisivi, sponsor, biglietteria, attività commerciali e, nel calcio moderno, anche la valorizzazione dei calciatori. Diventano inoltre decisive le infrastrutture sportive, perché uno stadio adeguato non rappresenta soltanto un luogo nel quale giocare, ma una vera infrastruttura capace di generare ricavi attraverso biglietteria, hospitality, eventi e attività commerciali.
È proprio il mercato dei calciatori, il cosiddetto player trading, a meritare una riflessione particolare. La cessione di un giocatore può rappresentare una risorsa importante quando è il risultato di scouting, formazione e valorizzazione di giovani talenti. Diventa invece un elemento di debolezza quando le plusvalenze sono indispensabili per coprire perdite ricorrenti o, peggio ancora, quando vengono costruite attraverso valutazioni prive di reale fondamento economico.
La Relazione evidenzia una situazione particolarmente delicata nella Serie B, dove la distanza tra ambizioni sportive, livello dei ricavi e rigidità dei costi può diventare molto pericolosa. Secondo i dati richiamati nello studio, soltanto una quota molto ridotta dei club (il 5%) presenta un’incidenza significativa del player trading e appena una piccola parte può essere considerata economicamente solida (il 10,5%) ; al contrario, circa il 58% delle società analizzate presenta un profilo economico debole, caratterizzato da costi operativi superiori ai ricavi e dalla necessità di ricorrere al sostegno della proprietà.
È proprio in questo scenario che assume particolare interesse il percorso dell’U.S. Catanzaro.
Il cosiddetto “Modello Catanzaro” non va letto soltanto attraverso i risultati ottenuti sul campo, pure straordinari, ma soprattutto attraverso la filosofia societaria che li ha accompagnati: consolidamento della categoria, attenzione all’equilibrio di bilancio, valorizzazione dei calciatori, sviluppo del settore giovanile, investimenti nelle infrastrutture e programmazione nel medio periodo.
Si tratta di una strategia che appare coerente con le esigenze evidenziate dalla Relazione della Commissione. In un campionato nel quale molti club sono costretti a sostenere costi superiori alle proprie capacità ordinarie, scegliere di costruire progressivamente ricavi, patrimonio sportivo e valore dei calciatori significa ridurre la dipendenza dalle risorse straordinarie della proprietà.
Il vero valore del player trading, quindi, non è vendere giocatori per ripianare ogni anno le perdite, ma creare un sistema nel quale lo scouting, la crescita tecnica e la valorizzazione dei talenti producano nel tempo valore sportivo ed economico. È una prospettiva necessariamente pluriennale, perché gli investimenti sui calciatori possono generare risultati sul campo e ritorni economici anche dopo diverse stagioni.
Questa impostazione assume ancora maggiore significato in Serie B, dove la ricerca esasperata del risultato immediato può facilmente condurre a un aumento dei costi non accompagnato da una crescita equivalente dei ricavi.
Il percorso seguito dal Catanzaro negli ultimi anni sembra invece fondarsi su una logica diversa: prima costruire basi solide, poi consolidare la categoria e infine creare le condizioni per un eventuale ulteriore salto di qualità.
È una politica che non elimina il rischio sportivo e non può garantire automaticamente i risultati, ma che può contribuire a rendere il club più resistente alle oscillazioni del calcio professionistico.
Ed è forse proprio questo il messaggio più importante che emerge dalla Relazione: nel calcio moderno non basta inseguire il risultato della domenica. Occorre costruire una società capace di reggere anche il risultato di una stagione.
Per il Catanzaro, dunque, l’attuale momento di difficoltà sul campo va collocato dentro una prospettiva più ampia. Il valore di un progetto societario non può essere misurato esclusivamente dalla classifica di oggi, ma anche dalla solidità delle fondamenta costruite per il domani.
Il “Modello Catanzaro” rappresenta, in questa prospettiva, una precisa scelta di politica sportiva: crescere senza compromettere l’equilibrio economico, valorizzare il patrimonio tecnico, investire sulle strutture e sui giovani e puntare a una stabilizzazione progressiva nella categoria.
È una strada meno immediata, ma proprio per questo può rappresentare una delle risposte possibili alla fragilità strutturale che continua a caratterizzare il calcio professionistico italiano.
Salvatore Scarfone

