Catanzaro News • In primo piano

Catanzaro, basta alibi!

Scritto da Redazione

Si attendono risposte concrete per evitare che tutto vada perduto

La sfida disputata ieri al Nicola Ceravolo, nonostante siamo appena alla sesta giornata di campionato, ha confermato tutte le preoccupazioni della vigilia. Il direttore Ceniti le aveva già descritte sulle nostre pagine e non è il caso di tornare ancora una volta su questioni ampiamente affrontate. Le responsabilità sono di tutti e, se in situazioni del genere è soprattutto l’allenatore a finire sul banco degli imputati, nessuno può pensare di chiamarsi fuori, a cominciare dalla proprietà.

In tempi non sospetti abbiamo già scritto che, a questo punto, individuare le singole responsabilità o emettere sentenze serve relativamente a poco. La priorità è un’altra: capire se esista davvero la volontà di uscire da un empasse gravissimo, che rischia di trascinare nuovamente il Catanzaro nel baratro della Serie C.

Uno scenario che sarebbe difficile da accettare sotto ogni punto di vista. Con uno stadio che dovrebbe presto essere completato e una proprietà che, attraverso sacrifici e programmazione, ha contribuito a riportare il Catanzaro in una categoria consona alla sua storia, un’eventuale retrocessione rappresenterebbe un colpo durissimo, non soltanto sul piano sportivo, ma anche su quello economico e patrimoniale.

Sono considerazioni che possono sembrare frasi fatte, ma in questo momento assumono un significato preciso. Tutte le componenti del club devono interrogarsi su quanto sta accadendo e, soprattutto, agire per proteggere il patrimonio costruito negli ultimi anni. Un patrimonio che non appartiene soltanto alla società, ma anche a una tifoseria che ha dimostrato maturità e attaccamento persino dopo la prestazione sconcertante offerta contro il Mantova.

Una tifoseria che merita rispetto e risposte, non necessariamente promesse o proclami.

Una prestazione che riporta indietro le lancette

Quanto visto al Ceravolo ha riportato alla memoria partite che avremmo preferito dimenticare, comprese quelle vissute nei due campionati di Serie B dell’era degli innominabili. Per certi versi, la sensazione di smarrimento è stata persino più dolorosa del ricordo di quella pesante sconfitta casalinga per 0-5 contro il Parma, nel primo torneo cadetto.

Il problema non è soltanto perdere una partita. Nel calcio si può perdere contro chiunque, soprattutto in un campionato difficile ed equilibrato come la Serie B. Ciò che preoccupa è il modo in cui si perde, l’assenza di segnali di reazione e la sensazione che, dopo settimane a disposizione per lavorare, la squadra non abbia compiuto passi avanti.

Anzi, la prestazione contro il Mantova ha accentuato i dubbi già emersi nelle precedenti giornate, sul piano atletico, tecnico e caratteriale. E quando una squadra sembra smarrire contemporaneamente tutti questi riferimenti, non è più possibile limitarsi a invocare la pazienza.

La conferenza stampa di Polito, al termine della gara, ha restituito un’analisi che, almeno nelle intenzioni, è apparsa improntata all’onestà intellettuale. Ma proprio alla luce di quanto accaduto, resta difficile comprendere come non si fosse già pronti a gestire uno scenario che, evidentemente, non poteva essere considerato imprevedibile.

Che Gorgone fosse finito sotto osservazione e che la sua posizione fosse diventata delicata non poteva rappresentare una sorpresa. E allora perché non farsi trovare pronti, qualora si fosse deciso di cambiare guida tecnica? Non significa invocare a ogni costo un esonero, né sostenere che un nuovo allenatore possa risolvere automaticamente tutti i problemi. Significa, più semplicemente, che una società chiamata a gestire una situazione tanto delicata deve avere un piano alternativo credibile.

L’improvvisazione, in una fase simile, rischia di trasformarsi in un ulteriore fattore di instabilità.

Le scelte estive e il tema della sostenibilità

Le criticità attuali non possono essere separate dalle decisioni assunte durante l’estate. La Serie B non è un campionato semplice, e questo era noto fin dall’inizio. Era altrettanto prevedibile che la delusione per una promozione in Serie A sfumata all’ultimo istante potesse avere conseguenze sull’ambiente e sulle scelte successive.

Diversi calciatori della passata stagione non sono rimasti, per volontà reciproche, per ragioni economiche o per precise valutazioni di mercato. La sostenibilità finanziaria è un principio fondamentale e nessuno può ragionevolmente chiedere alla proprietà di compiere spese incompatibili con le possibilità del club.

Tuttavia, sostenibilità non deve diventare sinonimo di rinuncia preventiva a mantenere una squadra competitiva.

Se la partenza di giocatori come Liberali, Cisse, Favasuli e dello stesso Cassandro può essere ricondotta a valutazioni tecniche, economiche o progettuali, resta legittimo domandarsi se, con uno sforzo diverso, non fosse stato possibile trattenere elementi di esperienza e rendimento come Brighenti, Pontisso o Pittarello.

Non si tratta di affermare con certezza che ogni singola trattativa avrebbe potuto concludersi positivamente. Si tratta di chiedersi se il bilancio tra le uscite, gli arrivi e il livello complessivo della rosa sia stato valutato con sufficiente attenzione rispetto alle difficoltà di un campionato che non concede sconti.

A rendere il quadro ancora più delicato è stata la scelta di affidare la squadra a Gorgone, un tecnico con un’esperienza limitata in Serie B. Una scelta che, alla luce dei risultati e delle prestazioni, oggi è inevitabilmente oggetto di discussione. Nel rispetto della persona e del professionista, è legittimo interrogarsi sulla coerenza tra il profilo individuato, le esigenze della squadra e gli obiettivi della stagione.

Anche il mercato degli ultimi giorni ha lasciato interrogativi. Alcuni innesti, arrivati quando il tempo per programmare era ormai ridotto, rappresentavano scommesse che avrebbero richiesto un’attenta valutazione del loro inserimento e del contributo immediato che avrebbero potuto garantire. In una categoria come la Serie B, affidarsi alle incognite senza un equilibrio adeguato tra giovani da valorizzare, giocatori di prospettiva ed elementi di comprovata esperienza può diventare un rischio concreto.

Ora servono fatti, non slogan

Adesso bisogna ripartire, e lo si farà da Verona. Torneremo a sentire che il campionato è lungo, che bisogna restare uniti, che la squadra ha bisogno del sostegno della tifoseria. Tutto vero. In questo momento, però, sono parole che rischiano di perdere significato se non vengono accompagnate da segnali concreti.

I tifosi hanno già dimostrato di saper stare vicino alla squadra anche nei momenti più difficili. Non chiedono necessariamente investimenti insostenibili, né pretendono che il Catanzaro vinca sempre. Chiedono una squadra all’altezza della categoria, una società capace di programmare e decisioni coerenti con gli obiettivi dichiarati.

Chiedono di capire che quanto è stato costruito in questi anni non venga messo a repentaglio da una serie di valutazioni sbagliate, da ritardi nelle decisioni o dalla convinzione che le difficoltà possano risolversi da sole.

La proprietà, la dirigenza, lo staff tecnico e i calciatori devono assumersi ciascuno la propria parte di responsabilità. Non per alimentare una caccia al colpevole, ma per evitare che il tempo passi inutilmente mentre la situazione continua a peggiorare.

La Serie B è un patrimonio sportivo ed economico da difendere. Perdere questa categoria significherebbe compromettere una parte importante del lavoro svolto, vanificando sacrifici, investimenti e aspettative che hanno restituito entusiasmo a un’intera città.

La strada per rimediare esiste ancora, ma passa attraverso scelte tempestive, competenza e una chiara assunzione di responsabilità. Il Catanzaro ha bisogno di ritrovare credibilità, identità e ambizione, senza confondere la prudenza economica con l’immobilismo e la fiducia con l’assenza di decisioni.

La tifoseria ha fatto la propria parte. Adesso tocca agli altri dimostrare di essere all’altezza della storia di questa società.

Perché nessuno vuole arrivare al punto di dover scrivere, con amarezza, che c’era una volta il Catanzaro.

Redazione 24

Autore

Redazione

Dal 2002 il portale più letto e amato dai tifosi giallorossi del Catanzaro

Scrivi un commento