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Catanzaro-Padova, il caso Fusi-Iemmello: oltre al rigore non dato, c’erano gli estremi per il rosso

Scritto da Redazione

Lungi da noi alimentare polemiche o cercare alibi, ma l’episodio verificatosi all’8′ del primo tempo di Catanzaro-Padova merita una riflessione sotto il profilo regolamentare

Fusi interviene su Iemmello (ottavo del pimo tempo) con una spinta evidente, facendolo cadere quando il capitano giallorosso si trova ormai davanti alla porta praticamente sguarnita. Sorrentino, infatti, era stato già scavalcato dal pallone e non avrebbe più potuto intervenire.

Non si tratta soltanto di valutare l’entità del contatto, ma soprattutto la dinamica dell’azione e le conseguenze regolamentari del fallo.

Il regolamento prevede che, in caso di DOGSO (Denying an Obvious Goal-Scoring Opportunity), ovvero quando viene negata un’evidente occasione da rete, se il fallo avviene in area e non costituisce un autentico tentativo di giocare il pallone, la sanzione è il calcio di rigore accompagnato dall’espulsione. È la cosiddetta doppia sanzione.

Nel caso specifico, una spinta, e non un contrasto finalizzato a contendere il pallone, rientrerebbe proprio tra le situazioni per le quali il regolamento prevede il rosso diretto, qualora siano soddisfatti i criteri del DOGSO.

E il VAR poteva intervenire? La risposta è sì. Il protocollo IFAB prevede espressamente la revisione sia degli episodi di rigore/non rigore, sia delle espulsioni dirette per DOGSO. Se la sala VAR avesse ravvisato un chiaro ed evidente errore nella valutazione dell’arbitro, avrebbe potuto richiamarlo alla revisione. Non possiamo sapere, senza visionare tutte le immagini e le diverse angolazioni, quale sarebbe stata la decisione finale. Ma la possibilità regolamentare di intervenire esisteva.

C’è poi un precedente recente che lascia amarezza ai tifosi del Catanzaro e che merita di essere ricordato: a Benevento, in occasione del fallo di Candela, il VAR intervenne (chiaramente è un episodio diverso) su un episodio nel quale il pallone era stato giocato e l’azione, per come si era sviluppata, non avrebbe comunque prodotto un esito diverso: il successivo assist verso il centro fu raccolto dal difensore giallorosso. In quella circostanza, inoltre, non venne considerata la spinta subita da Candela.

Due episodi diversi, naturalmente, ma una riflessione sull’uniformità delle valutazioni arbitrali è legittima.

Perché, nel caso di Catanzaro-Padova, la domanda resta: davanti a una spinta che interrompe un’evidente occasione da rete, con la porta ormai praticamente vuota, non meritava almeno una revisione al monitor?

Lungi da noi fare polemica. Chiediamo soltanto che il regolamento venga applicato con gli stessi criteri, indipendentemente dalle squadre.

A confermare che il contatto meritasse il calcio di rigore è stato anche l’ex arbitro Gianpaolo Calvarese, che nella sua analisi dell’episodio ha riconosciuto l’irregolarità dell’intervento di Fusi su Iemmello. Un aspetto, però, non è stato approfondito: la possibile espulsione del difensore del Padova. Perché, se si applica il regolamento nella fattispecie del DOGSO non genuino, il provvedimento non sarebbe stato soltanto il rigore, ma anche il cartellino rosso.

Il Padova, dunque, avrebbe potuto ritrovarsi in dieci uomini. Nei due link a seguire possono essere consultati quanto riportato nei regolamenti.

  • Regola 12 IFAB – Falli e scorrettezze

  • Protocollo VAR IFAB

  • Arbitro Niccolò Turrini della sezione Aia di Firenze coadiuvato dagli assistenti Simone Biffi di Treviglio e Aleksandar Djurdjevic di Trieste. Quarto Ufficiale: Maria Marotta di Sapri. VAR: Antonio Giua di Olbia. AVAR: Niccolò Baroni di Firenze.
  • Foto copertina tratta dalla pagina social ex arbitro Gianpaolo Calvarese

 

 

Redazione 24

 

 

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2 Commenti

  • Invece la polemica è giusta in questo caso, gomito appoggiato sulla schiena e relativa spinta, rigore sacrosanto. Ma non solo questo Turrini è un arbitro scarsissimo, l’avevo visto in altre partite. Ieri il falletto dei padovani era cosa normale da non fischiare per garantire, come dicono oggi, fluidità di gioco, il nostro invece veniva quasi sempre fischiato, magari con l’aggiunta di una ammonizione. Inizia la persecuzione.

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