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Addio a Evaristo Beccalossi, il genio del numero 10

Scritto da Redazione

Il calcio italiano perde uno dei suoi fantasisti più puri

La notizia giunta oggi della morte di Evaristo Beccalossi ha profondamente colpito l’intera Italia pallonara. Beccalossi, che si era ammalato, avrebbe compiuto 70 anni il 12 maggio. Il decesso è avvenuto nella sua Brescia.

Beccalossi non ha mai giocato nel Catanzaro, ma lo ha affrontato praticamente con tutte le squadre professionistiche con cui ha militato: Brescia, Inter, Sampdoria, Monza e Barletta, in quest’ordine. Proprio contro i giallorossi, però, iniziò la sua carriera.

Aveva solo 17 anni ed era l’8 aprile del 1973 e al vecchio “Militare”, in un Catanzaro-Brescia terminato 2-0 per i giallorossi (reti di Spelta e Braca), un ragazzo dal baricentro basso ma elegantissimo nelle movenze fece il suo esordio.

Le cronache di quella partita sono scarne, ma qualche ricordo è rimasto: nonostante le marcature dure di difensori come Braca e Silipo, quel giovane di belle speranze lasciò intravedere il suo talento. Un talento che lo avrebbe consacrato come uno dei più grandi fantasisti del calcio italiano.

Al Catanzaro Beccalossi fece spesso male: quattro le reti segnate, una con il Brescia, due con l’Inter in campionato (la foto di copertina è la prima rete del 3 a 1 per i neroazzurri della stagione Serie A 79-80) e una su rigore nella famosa semifinale contro la sua Inter, vinta dai giallorossi per 3-2, con le Aquile  eliminate per la regola del gol doppio in trasferta. In quella partita Beccalossi realizzò su rigore la rete del momentaneo 1-1.

Tre anni fa, inoltre, Beccalossi tornò al “Ceravolo” con la qualifica di capo delegazione dell’Italia Under 20, in occasione della sfida tra Italia e Polonia. Appena arrivato in tribuna, fu subito riconosciuto da tutti: tanti selfie, tanti ricordi riaffiorati soprattutto tra le persone più avanti negli anni. E ai più giovani, che chiedevano chi fosse, la risposta era semplice e immediata: è il calcio.

Come detto, Beccalossi esordì proprio a Catanzaro, e chi ama il calcio, a prescindere dalla squadra del cuore, non può che essere colpito da questa perdita. In un calcio moderno dove molti giocatori sembrano costruiti in laboratorio, la tecnica e la fantasia del trequartista classico — quella capace di incantare con una giocata o un dribbling — sono sempre più rare.

Per i più giovani è difficile comprendere cosa fosse il calcio di allora. Basti pensare che la Nazionale italiana poteva fare a meno di un talento come Beccalossi, considerato anarchico tatticamente e chiuso dalla presenza di un altro fuoriclasse come Giancarlo Antognoni.

Un confronto che, rapportato ai tempi attuali, aiuta forse a spiegare la crisi di una Nazionale povera di fantasia, dove il genio e la sregolatezza hanno lasciato spazio ad altro.

Noi tifosi del Catanzaro, che sul prato del Ceravolo abbiamo visto campioni del calibro di Zico, Michel Platini, Paulo Roberto Falcão, Gigi Riva, Sandro Mazzola e Gianni Rivera, non possiamo che essere orgogliosi di aver visto giocare anche Evaristo Beccalossi, quando il numero 10 era davvero il numero 10.

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