Analisi netta, senza attenuanti. Alberto Aquilani individua con precisione il nodo dei finali che stanno penalizzando il Catanzaro:
“Non è semplice. Ma voglio escludere la parola beffa, la parola sfortuna, la parola arbitro. Escludo”. Il punto, per il tecnico, è interno alla squadra: “Se possiamo migliorare ancora qualcosa è che a un certo punto entriamo in un mood un po’ di paura. E smettiamo di essere il Catanzaro”.
Una lettura che nasce dai gol subiti al 90° e oltre: “Se siamo a 54 punti e facciamo questo campionato incredibile è perché facciamo quelle cose lì. Quando smettiamo, diventa una monetina: adesso esce croce e tu stai giocando a testa”.
Il riferimento è alla gestione dei minuti finali, su cui Aquilani è molto chiaro: “Non dobbiamo abbassarci, dobbiamo continuare a giocare, cercare il terzo gol. Non devi perdere tempo quando mancano 7 minuti. Perdi tempo quando mancano 2 minuti. A 7 minuti devi giocare. Punto”.
Accanto alla criticità, però, c’è la rivendicazione del percorso: “Io sono orgoglioso di questa squadra, orgoglioso di questi giocatori. Col Modena non dovremmo c’entrare nulla e invece abbiamo fatto una grande partita. Se loro esultano così al 94°, noi dobbiamo essere orgogliosi”.
Il tecnico non nasconde i limiti strutturali: “Pecchiamo in struttura, in età, in chili. Sui calci d’angolo possiamo soffrire. È un campionato famoso per queste cose”.
Sulle assenze, nessuna deroga: “Iemmello ha stretto i denti. Da valutare Favasuli e Petriccione. Ma non ci piangiamo addosso: qui si piangono tutti addosso, noi no. Andiamo avanti”.
Infine, uno sguardo al percorso complessivo: “Io non lo so dove arriveremo, ma garantisco che ce la giochiamo con tutti al 100%”. E sul futuro personale: “Io qui sto benissimo, sono innamorato di questi calciatori. Sono focalizzato solo da qui alla fine”.
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Redazione 24

