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Catanzaro: l’ora più buia!

Scritto da Redazione

L’amarezza di chi non riesce più a vedere la luce

Sei punti in undici giornate, sette sconfitte e l’ultimo posto in classifica. La sconfitta di Cesena lascia un’amarezza difficile da raccontare. Anche i più ottimisti cominciano a vacillare, mentre si moltiplicano gli interrogativi e le risposte tardano ad arrivare. È il momento delle responsabilità, delle scelte e di segnali tangibili della volontà di invertire la rotta. Anche con provvedimenti drastici, se necessario.

Ci sono sconfitte che fanno arrabbiare e altre che lasciano soltanto una profonda amarezza. Quella di Cesena appartiene alla seconda categoria. Non tanto per come è maturata, quanto per ciò che rappresenta in una stagione che, dopo undici giornate, ci vede ultimi in classifica con appena sei punti, una sola vittoria, tre pareggi e sette sconfitte.

È l’ora più buia del Catanzaro. E fa male scriverlo. Soprattutto dopo aver vissuto stagioni nelle quali avevamo finalmente ritrovato l’orgoglio, l’entusiasmo e il piacere di guardare al futuro con fiducia.

Oggi quella fiducia vacilla. E non è facile nasconderlo.

Anche chi ha sempre cercato una ragione per essere ottimista, chi ha difeso la squadra nei momenti difficili e ha continuato a credere che la svolta fosse dietro l’angolo, deve fare i conti con una realtà sempre più preoccupante.

A lasciare l’amaro in bocca non è soltanto l’ultimo posto. È soprattutto la difficoltà di intravedere una via d’uscita. È il ritrovarsi, dopo ogni partita, a ripetere le stesse considerazioni, a cercare qualche segnale incoraggiante, mentre la classifica continua a raccontare tutt’altro.

E allora le domande diventano inevitabili.

Che fare adesso? Servono provvedimenti drastici, anche nella direzione sportiva, oppure bisogna mantenere la barra dritta e dare fiducia a Mignani e all’attuale gestione? Questa rosa possiede davvero le qualità e il carattere necessari per risalire? È possibile intervenire subito oppure bisognerà aspettare gennaio, affrontando le prossime otto gare con un gruppo che finora ha raccolto appena sei punti?

Sono domande che mi pongo e alle quali, oggi, faccio fatica a trovare risposte convincenti. Ed è forse proprio questa incertezza a rendere il momento ancora più amaro.

Il cambio di allenatore c’è già stato. Gorgone ha pagato, come spesso accade nel calcio quando i risultati non arrivano. Ma sarebbe troppo semplice pensare che tutti i problemi fossero concentrati sulla panchina. La costruzione della squadra, le scelte di mercato e la programmazione tecnica chiamano inevitabilmente in causa anche il direttore sportivo Ciro Polito e la società.

Non cerco capri espiatori e non credo che cambiare per il solo gusto di cambiare possa risolvere i problemi. Ma non riesco neppure ad accettare l’idea che si possa andare avanti confidando semplicemente nel fatto che, prima o poi, le cose miglioreranno.

Tenere la barra dritta può essere una dimostrazione di forza e convinzione. Ma quando la rotta porta sempre più lontano dall’obiettivo, avere il coraggio di correggerla diventa una responsabilità.

La sosta arriva in un momento nel quale non si può più rinviare una riflessione seria. Mignani avrà finalmente tempo per lavorare, ma la società deve fare la propria parte. Servono segni tangibili della volontà di invertire la tendenza, decisioni concrete, anche difficili, che dimostrino di aver compreso fino in fondo la gravità della situazione.

Non bastano più le rassicurazioni. Non basta chiedere pazienza o ricordare che il campionato è ancora lungo. Lo sappiamo tutti. Ma sappiamo anche che ogni settimana trascorsa senza risultati rende la strada sempre più complicata.

C’è una riflessione sulle difficoltà che mi sembra particolarmente adatta a questo momento: certi ostacoli continuano a ripresentarsi finché non troviamo il coraggio di affrontarli davvero. Ed è proprio questo il punto. Non possiamo continuare a girare intorno ai problemi, sperando che si risolvano da soli. Bisogna riconoscerli e affrontarli, anche quando significa mettere in discussione le proprie convinzioni e le scelte compiute.

E poi ci sono i tifosi. Quelli che erano anche a Cesena, quelli che continuano a seguire la squadra ovunque, quelli che ogni settimana si aggrappano alla speranza di una ripartenza.

Li immagino tornare a casa dopo l’ennesima sconfitta, con quella sensazione di vuoto che conosce bene chi ama davvero una squadra. Un’altra delusione che si aggiunge alle precedenti, fino a diventare un peso sempre più difficile da sopportare.

Siamo sempre più sconsolati. Sempre più giù nel morale, proprio come il nostro Catanzaro in classifica.

Fa male vedere consumarsi, partita dopo partita, quell’entusiasmo che avevamo faticosamente ritrovato. Fa male pensare a quanta strada sia stata percorsa per tornare a vivere certe emozioni e ritrovarsi oggi a guardare con angoscia una classifica che non avremmo mai immaginato.

Anche per questo mi piacerebbe vedere un segnale della società verso la tifoseria. Perché non pensare a una riduzione del costo dei biglietti, per favorire una maggiore presenza al Ceravolo? Non cambierebbe la qualità della squadra, certo, ma sarebbe un gesto di vicinanza in un momento in cui abbiamo bisogno di sentirci tutti parte della stessa battaglia.

Non so quale sia la soluzione giusta. E diffido di chi, davanti a una situazione così complessa, pretende di avere tutte le risposte. So però che non possiamo permetterci di restare fermi, né di aspettare gennaio come se il mercato potesse cancellare automaticamente tutti gli errori commessi.

È l’ora delle responsabilità e delle scelte. Soprattutto, è l’ora di dimostrare con i fatti che esiste ancora una strada per salvare questa stagione.

La mia amarezza nasce proprio da qui. Dall’amore per una squadra che ho sempre seguito, dalla paura di vedere disperso quanto di bello era stato costruito e dalla difficoltà di accettare che, dopo appena undici giornate, siamo già costretti a interrogarci su come uscire dall’ultimo posto.

Vorrei poter scrivere parole diverse. Vorrei raccontare una vittoria, una ripartenza, un motivo concreto per tornare a sorridere. Invece siamo ancora qui, a cercare risposte che il campo continua a negarci. E a chiederci se chi ha la responsabilità di guidare il Catanzaro abbia davvero individuato la strada per uscire da questa situazione.

Perché è questo, forse, l’aspetto che più mi preoccupa: non sapere se siamo di fronte a una crisi dalla quale possiamo uscire con il lavoro e la pazienza oppure se siano necessari interventi ben più profondi. E intanto le giornate passano.

L’ora più buia non può diventare l’ora dell’immobilismo.

Eppure, in mezzo a tanta delusione, resta qualcosa che nessuna classifica potrà mai cancellare.

Potranno vacillare l’ottimismo, la fiducia e persino la speranza. Potremo essere arrabbiati, delusi, amareggiati. Potremo discutere delle scelte, contestare gli errori e chiedere con forza che ciascuno si assuma le proprie responsabilità.

Ma non smetteremo di amare questi colori.

E anche nell’ora più buia, quello che non mancherà mai sarà il nostro urlo. Un urlo che viene da lontano, che attraversa le delusioni e le stagioni, che continueremo a gridare con tutta la nostra forza, anche quando tutto sembra andare storto.

FORZA CATANZARO, sempre!


Harp

Autore

Redazione

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2 Commenti

  • Questo è un articolo serio e scritto bene, con il cuore, la delusione e l’amarezza di chi tifa e vive il Catanzaro, non come quello precedente…
    Complimenti, hai descritto in pieno il nostro umore.
    A me, come tanti altri tifosi incredibile ma vero, è passata la voglia di scrivere, commentare, guardare le partite e andare in trasferta…

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