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Catanzaro Palermo 1-1: l’analisi tecnico-tattica

Scritto da Davide Greco

Buona prestazione del Palermo che strappa il pari nonostante la doppia inferiorità numerica. Giallorossi in ritiro punitivo

C’è qualcosa che non va. Il nuovo ciclo del Catanzaro sembra nato sotto una cattiva stella, la squadra non riesce a fornire sul campo quel tipo di prestazione che ci aspetta dal livello di esperienza e i risultati languono miserevolmente.

Il Palermo conquista il suo secondo punto in campionato lanciando il cuore oltre l’ostacolo e agguantando meritatamente il pari. Gli ospiti nella ripresa sfruttano al meglio l’unica occasione creata pur giocando con due uomini in meno.

FORMAZIONI

Mister Calabro ha optato per il classico 3-5-2 schierando ancora una volta una formazione nuova. L’undici messo in campo oggi vedeva Branduani in porta, Riccardi Fazio e Martinelli in difesa, Garufo Baldassin Altobelli Verna e Contessa a centrocampo, Di Massimo ed Evacuo in attacco.

Filippi, il secondo di Boscaglia, ha confermato le premesse della vigilia schierando i suoi con il 4-2-3-1 che vedeva Pelagotti in porta, Almici Palazzi Marconi e Crivello in difesa, Odjer Broh in regia, Kanoute Rauti e Valente sulla trequarti con Saraniti unica punta.

PRIMO TEMPO

La prima frazione di gioco è stata piuttosto vivace per alcune buone occasioni capitate sui piedi di Kanoutè, Di Massimo ed Evacuo. Quest’ultimo si è visto parare un perfetto colpo di testa da Pelagotti che in tuffo ha arpionato il pallone salvando la propria porta. Due ottimi gesti tecnici che strappano applausi bipartizan.

Ai punti il Catanzaro avrebbe meritato sicuramente qualcosa in più, soprattutto per la pericolosità delle occasioni da rete create, ma la vera sorpresa è stato il Palermo che ha dettato i ritmi del gioco mettendo alle corde i padroni di casa.

I rosanero sono partiti sicuramente meglio con un pressing serrato e una linea di difesa altissima. Messi alle corde, I giallorossi si sono affacciati in area avversaria soltanto dopo 13 minuti con Contessa fermato in posizione di offside.

Quella del fuorigioco è stata una tattica ben studiata da Boscaglia visto che i giallorossi sono stati costretti a superare la prima linea con lanci lunghi e successivamente hanno cercato di innescare le punte con passaggi di prima finendo spesso al di là della linea di difesa avversaria.

Il vantaggio di giocare corti è proprio questo, se poi si è bravi anche a verticalizzare si finisce per prendere in mano il pallino del gioco. È quello che è successo, è quello che il Catanzaro ha subito.

Ma il Catanzaro ha saputo anche reagire innescando delle buone ripartenze che non sono state concretizzate per la bravura della difesa ospite o per errori madornali che nel calcio ci possono anche stare.

Errori, sbavature, insicurezze, eccessi di confidenza che alla lunga hanno ingigantito la prestazione del Palermo soffocando oltre misura quella che dovrebbe essere la capacità di imporsi di una squadra esperta qual è il Catanzaro.

Il tema tattico dell’incontro ha visto gli ospiti costruire sempre dal basso sfruttando le triangolazioni sul versante destro o le verticalizzazioni su quello sinistro. Due temi molto differenti probabilmente dovuti alle capacità tecniche dei singoli.

A destra Almici dialogava con Broh sfruttando i movimenti di Kanoutè che aggrediva la corsia allargando le maglie della difesa giallorossa con Martinelli e Contessa in evidente difficoltà nel reggere la capacità di scatto negli spazi brevi.

Sul versante sinistro Marconi preferiva verticalizzare per Rauti il quale a sua volta sfruttava le sovrapposizioni di Valente e i movimenti senza palla di Saraniti.

In fondo nulla di trascendentale, ma la rapidità di movimento e una buona circolazione della palla hanno consentito al Palermo di dettare i ritmi subendo solo in alcune circostanze le ripartenze del Catanzaro.

SECONDO TEMPO

La ripresa è iniziata con il doppio giallo e la conseguente espulsione di Broh per un fallaccio su Baldassin. L’uomo in meno non ha scomposto più di tanto i piani del Palermo che ha giovato della disponibilità al sacrificio di Kanoutè che ha iniziato a far spola dal centrocampo alla trequarti consentendo ai compagni di restare in partita.

Pochi minuti più tardi Filippi ha tolto dalla mischia Saraniti, poco presente, inserendo il difensore Accardi che ha rilevato la posizione fin lì occupata da Palazzi il quale si è spostato in mediana accanto ad Odjer.

Contemporaneamente Calabro ha operato un doppio cambio togliendo uno spento Garufo e uno scarsamente incisivo Baldassin, al loro posto sono entrati due pezzi da 90: Carlini e Casoli. I cambi e la superiorità numerica fanno salire la pressione dei giallorossi che iniziano a macinar gioco senza tuttavia creare più di tanto.

In questa fase del match sono sempre gli ospiti a farsi pericolosi con Branduani che sventa una pericolosa conclusione di Rauti sul primo palo. Calabro decide quindi per un altro doppio cambio e questa volta inserisce Corapi e Curiale per Riccardi e Altobelli.

Il Catanzaro muta dunque l’assetto tattico predisponendosi con un 4-2-4 deciso a schiacciare gli ospiti e concretizzare la manovra con maggior efficacia. La mossa sembra essere quella giusta tant’è che un lancio di Corapi pesca in area Di Massimo che viene steso con una spallata da Crivello.

Rosso e rigore che fanno infuriare gli ospiti sia per la gravità della sanzione che per il giudizio sull’entità del fallo. Il Catanzaro si porta in vantaggio e gestisce agevolmente il controllo palla senza tuttavia cercare con insistenza la rete del raddoppio.

Il Palermo resiste senza strafare ed ha il merito di non scomporsi, di fatto rinuncia ad attaccare nonostante l’ingresso di Lucca che tuttavia non si rende mai pericoloso. A cinque dal termine il pari arriva con una deviazione fortuita su punizione dell’inesauribile Almici.

CONSIDERAZIONI

Il tasso tecnico di ogni singolo giocatore del Catanzaro è tale da far gola a qualsiasi squadra, ma per una serie di motivi il mix di individualità assortite dallo staff tecnico rende molto meno del previsto.

Ciò che a tratti sembra essere un problema di tenuta fisica si trasforma in un problema di natura tattica, ciò che sembra un atteggiamento prudente finisce per trasformarsi nella paura di non saper dimostrare il proprio valore.

È un Catanzaro difficilmente decifrabile. I giallorossi attraversano un periodo sicuramente negativo perché non trovano in campo le risposte che cercano nelle idee del mister. Quando subentrano questo tipo di insicurezze si finisce per perdere fiducia e si lasciano molti punti per strada.

Ciò che non piace del Catanzaro è la mancanza della capacità di imporsi, la scarsa padronanza della zona mediana finisce per incoraggiare l’atteggiamento degli ospiti che sembrano trovarsi a loro agio spendendo moltissime energie.

Energie fisiche che invece difettano al Catanzaro e questo sarà sicuramente un argomento oggetto di discussione in seno all’area tecnica, ma di solito al gap atletico generazionale si sopperisce con l’esperienza. Ebbene anche questa appare smarrita.

Se la pericolosità di Kanoutè era nota soprattutto negli spazi aperti, non sono passate inosservate le scorribande del giovane Valente che ha letteralmente messo alle corde il buon Riccardi, così come non sono di certo sfuggite le discese comode di Odjer e i movimenti di Rauti che hanno più volte messo in imbarazzo i padroni di casa.

Il Catanzaro di oggi conclude poco e qualche volta è anche sfortunato. Però è anche vero che in campo l’atteggiamento di molti elementi sembra essere quello di chi recrimina sul torto subito dal destino beffardo piuttosto che quello di chi caparbiamente cerca di aver ragione dell’avversario.

In un contesto di generale sfiducia, la mancanza di risultati si intreccia pericolosamente con l’aspetto tattico che perde inevitabilmente efficacia arrovellandosi nella figura del mezzo regista, del finto trequartista o della seconda punta di sfondamento.

Calabro muove le pedine come un marinaio in una notte senza stelle, cercando di inculcare movimenti e circolazione di palla che naufragano sugli scogli di chi invece si dispone sullo scacchiere con senso tattico e discreta disciplina.

Senza verve a centrocampo si finisce per cercare Di Massimo con il lancio lungo, ma questo non dipende né dalla sofferenza del pressing né dalla presunta possibilità di sorprendere un avversario sbilanciato.

Il Catanzaro non ha in mano il pallino del gioco perché non riesce a prevalere nella zona mediana del campo. La scarsa capacità di affondare sulle corsie esterne chiude in una trappola mortale le mezzali Baldassin e Verna che sono rimessi alla mercé degli avversari.

Nell’economia del gioco espresso dai giallorossi rientra la possibilità di schierare Casoli a sinistra e Fazio a destra, sollevando dunque Garufo e Contessa per il tempo strettamente necessario a raggiungere la forma piena.

L’assenza di Corapi pesa più della presenza di Carlini, ma con il primo si gioca al 3-5-2 classico mentre con il secondo si passa al 3-4-1-2. Tertium non datur dicevano i latini. Insistere con lo schierarli entrambi rasenta quasi il ridicolo, d’altronde anche l’Inter gioca alternativamente con Eriksen e Brozovic.

Il Catanzaro ha tutte le carte in regola per farsi valere, però deve iniziare a dimostrarlo con l’intelligenza tattica non di chi è capace di superare la prima linea di pressing sbarazzandosi frettolosamente della palla che scotta, bensì raggiungendo la linea mediana con il secondo passaggio e dunque costringendo l’avversario a restare più basso.

La figura del regista diventa fondamentale, perché sarà il metronomo della manovra, sarà colui che detterà i tempi di gioco stabilendo le gerarchie in campo. Bisogna lavorare molto sulla rapidità di circolazione con palla a terra prima ancora di vedere uno spiraglio di luce a 50 metri di distanza.

Al momento la squadra ha bisogno di risultati, ma soprattutto di equilibrio. Questo induce a pensare che al momento sarebbe meglio affidarsi al centrocampo a 5 con la figura del play basso. Meglio fare di necessità virtù piuttosto che rischiare un’altra Caporetto.

Autore

Davide Greco

3 Commenti

  • Mi chiedo se non è il caso che: – Noto e tutta la compagnia se ne vadano; – il Catanzaro chiaramente CHIUDE definitivamente perchè non ci sarà nessuno che se lo prende in carico; – noi tifosi, amanti IN OGNI CASO del calcio, andiamo a vederci le partite alla Sala di squadre di 1°-2°- 3° categoria e giovani, dove ci DIVERTIREMO di più, non ci ruvinamu u ficatu, non ci vena u male e capu pò stress, e…. vivremo tutti felici e contenti !!!!

  • Oggi mi sei piaciuto nel giudizio, molto piu’ equilibrato e costruttivo , non e’ tanto il gioco che conta in questo momento ma un risultato pieno avrebbe ridato morale anche all’ambiente ma soprattutto avrebbe alzato l’asticella dell’autostima e della fiducia nei propri mezzi , che non mancano, cosa piu’ importante di tutte.
    Ora dobbiamo resettare questo periodo negativo , tutti , e trovare il momento giusto per ripartire .

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