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Catanzaro-Palermo senza tifosi ospiti: una sconfitta per il calcio e per lo Stato

Scritto da Redazione

Le restrizioni verso le semifinali playoff confermano una linea che penalizza migliaia di appassionati senza risolvere davvero i problemi di ordine pubblico.

Le prossime sfide playoff tra Catanzaro e Palermo, in programma tra andata e ritorno, si disputeranno senza tifosi ospiti. Una decisione che, ancora una volta, segue la strada delle restrizioni e dei divieti, colpendo indistintamente migliaia di appassionati che avrebbero voluto semplicemente sostenere la propria squadra del cuore in due partite tra le più importanti della stagione.

La gestione dell’ordine pubblico e il nodo trasferte

È giusto essere chiari: nessuno nega l’esistenza di frange violente e facinorosi all’interno del mondo del calcio. Sarebbe inutile e sbagliato farlo. Ma proprio perché queste persone esistono, uno Stato moderno dovrebbe avere la capacità di individuarle, controllarle e isolarle, evitando invece di penalizzare intere tifoserie.

I mezzi non mancano. Le forze dell’ordine italiane dispongono di personale specializzato, strumenti di controllo, sistemi di prevenzione e strutture organizzative che dovrebbero consentire lo svolgimento in sicurezza di eventi sportivi di grande richiamo come Catanzaro-Palermo e Palermo-Catanzaro.

Continuare invece a scegliere la soluzione più semplice — vietare le trasferte o chiudere i settori ospiti — rischia di trasformarsi nell’ennesima certificazione di un sistema incapace di garantire normalità.

La polemica in Serie A e il caso Roma – Lazio

Il tema, del resto, non riguarda soltanto la Serie B. Anche in Serie A. È assurdo che decisioni così importanti tra Lega Serie A e autorità per l’ordine pubblico vengano prese solo a ridosso di eventi che erano programmati da mesi. La finale degli Internazionali d’Italia e il derby Roma-Lazio non sono certo appuntamenti improvvisi: entrambe le situazioni erano perfettamente prevedibili e avrebbero richiesto una pianificazione anticipata, seria e coordinata.

Questa vicenda evidenzia un doppio problema. Da una parte emerge una gestione poco efficiente dell’ordine pubblico, perché non è credibile arrivare all’ultimo momento a scoprire criticità logistiche e di sicurezza in una città come Roma.

Dall’altra, mette in luce anche le difficoltà organizzative della Lega Serie A, che ha il dovere di garantire regolarità, credibilità e uniformità al campionato senza trovarsi continuamente costretta a rincorrere emergenze prevedibili.

Il risultato è un caos istituzionale che penalizza tifosi, squadre e immagine del calcio italiano, con decisioni, ricorsi e polemiche che si trascinano fino a pochi giorni dall’evento invece di essere gestiti con programmazione e responsabilità.

Il calcio senza tifosi perde la sua anima

Perché il problema non si risolve impedendo ai tifosi perbene di seguire la propria squadra. I divieti, negli anni, non hanno eliminato le tensioni né cancellato i rischi legati all’ordine pubblico. Hanno soltanto svuotato stadi, alimentato frustrazione e allontanato sempre di più il calcio dalla sua componente più autentica: la passione popolare.

Dietro una trasferta vietata ci sono famiglie, ragazzi, lavoratori e gruppi di amici che organizzano un viaggio per vivere una giornata di sport. Persone che nulla hanno a che vedere con violenza e disordini, ma che finiscono ugualmente coinvolte da provvedimenti generalizzati.

Il rischio di una normalità fatta di divieti

Un Paese civile non può arrendersi all’idea che una partita di calcio debba necessariamente disputarsi senza tifoserie ospiti. Un Paese civile dovrebbe dimostrare di saper garantire sicurezza isolando chi sbaglia, non limitando la libertà di migliaia di cittadini corretti.

Ecco perché le restrizioni per Catanzaro-Palermo e Palermo-Catanzaro rappresentano molto più di una semplice decisione legata all’ordine pubblico: sono il simbolo di un calcio che continua a perdere i suoi tifosi e di uno Stato che, troppo spesso, preferisce vietare invece di gestire.

Redazione 24

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