Catanzaro News • In primo piano • La Striscia

Catanzaro umiliato, i tifosi vincono ancora

Scritto da Redazione

Dalla disfatta di ieri alla presenza costante in ogni trasferta, la tifoseria giallorossa dimostra ancora una volta attaccamento e maturità, anche nella delusione più cocente. Adesso tutti sono chiamati a reagire per salvare quanto di buono è stato costruito

Ci sono sconfitte che fanno male per il risultato e altre che lasciano ferite profonde per il modo in cui arrivano. Quella di ieri appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Un’umiliazione che entra nella storia negativa del Catanzaro, per un passivo che non si vedeva da tempo e che, per scarto di reti, richiama lo 0-5 subito contro il Parma nel 2023.

Con una differenza sostanziale: quel Catanzaro, nonostante tutto, la partita la giocò e uscì dal campo addirittura tra gli applausi del pubblico.
Ieri, invece, si è assistito a qualcosa di profondamente diverso. Non soltanto una squadra sconfitta, ma un Catanzaro incapace di opporre una resistenza adeguata, di reagire, di trasmettere quella dignità sportiva che dovrebbe accompagnare ogni volta che si indossa una maglia così importante per la città e per la sua gente.


Quel punto di Verona non doveva illudere nessuno


È inutile continuare a sottolineare il valore del punto conquistato a Verona. Quel risultato aveva un suo peso in classifica, ma non poteva cancellare le evidenti difficoltà mostrate dalla squadra al Bentegodi. Una prestazione che avrebbe dovuto suggerire riflessioni ben diverse dall’ottimismo con cui era stata accolta da una parte della tifoseria e dagli addetti ai lavori.
Soltanto una buona dose di fortuna, insieme alla scarsa concretezza degli attaccanti scaligeri, aveva evitato un passivo pesantissimo. Un risultato che, per quanto visto in campo, avrebbe potuto avvicinarsi a quello di ieri, se non addirittura superarlo. E anche contro il Mantova, in una gara che aveva già mostrato segnali preoccupanti, il punteggio avrebbe potuto assumere proporzioni più severe.
Ma non è sulle singole partite che bisogna soffermarsi. Il problema è più profondo e riguarda una parabola discendente che aveva cominciato a manifestarsi già da tempo.


I segnali c’erano, ma non sono stati affrontati


La prima avvisaglia importante era arrivata già dopo poco più di un’ora di gioco a Vicenza. Allora si poteva invocare l’attenuante di una preparazione ancora incompleta, del lavoro da assimilare e di una condizione fisica da perfezionare. Oggi, però, siamo molto più avanti nella stagione e tutte le squadre hanno avuto il tempo di raggiungere una condizione atletica accettabile.
Il Catanzaro, invece, continua a mostrare limiti evidenti proprio sotto questo aspetto. Una difficoltà che ieri è diventata lapalissiana, accompagnata da una fragilità complessiva che non può essere liquidata con la semplice spiegazione di una giornata storta.
A questo si aggiungono scelte tecniche e sostituzioni che hanno lasciato più di una perplessità.

È accaduto a Bolzano, è accaduto a Genova, dove la sconfitta in inferiorità numerica ha ulteriormente aggravato una situazione già complicata. Anche la vittoria contro una Carrarese in difficoltà non può essere considerata una risposta definitiva: alla luce di quanto visto successivamente, resta il dubbio su quale sarebbe stato oggi l’esito di quella partita, senza dimenticare il palo colpito da Marconi.
Il problema, dunque, non nasce ieri. Ieri è semplicemente esploso davanti a tutti.


Tre settimane di pausa e nessuna inversione di rotta


La sosta di tre settimane, che avrebbe dovuto rappresentare un’occasione preziosa per correggere gli errori e restituire alla squadra condizione, organizzazione e fiducia, si è trasformata nell’ennesima nota negativa di una stagione che sta prendendo una piega preoccupante.
Non è chiaro che cosa si sia cercato realmente di salvare in questo periodo, ma il campo ha dato una risposta impietosa. La squadra non ha compiuto quel salto di qualità che ci si attendeva, né ha mostrato segnali sufficienti per alimentare fiducia nel futuro immediato.
È il fallimento di un percorso che coinvolge tutti: proprietà, direttore sportivo, area tecnica, allenatori e calciatori. Ognuno, con ruoli e responsabilità differenti, deve interrogarsi su quanto accaduto. Perché quando una squadra arriva a subire una simile umiliazione, non è possibile individuare un solo colpevole e pensare che basti cambiare una figura per risolvere ogni problema.

I tifosi, gli unici a uscire a testa alta


Eppure, dopo una giornata così nera, una certezza rimane. Paradossalmente, gli unici veri vincitori sono i tifosi del Catanzaro.
Sono quelli che abbiamo visto in centinaia a Verona, quelli che seguono le Aquile nelle trasferte più difficili, quelli che continuano a esserci anche quando i risultati non arrivano e le prestazioni diventano difficili da digerire.

Sono quelli che ieri, davanti a uno spettacolo sportivamente umiliante, hanno manifestato la propria rabbia con il comprensibile invito a spendere di più e qualche inevitabile invettiva.
Una reazione che, alla luce di quanto accaduto, è persino contenuta rispetto a ciò che la memoria del tifo giallorosso potrebbe ricordare. Chi ha vissuto altre stagioni conosce bene le contestazioni di Catanzaro-Trapani, di Catanzaro-Ascoli con Cagni in panchina e di tante altre giornate nelle quali la delusione si era trasformata in episodi ben più pesanti.
Ieri, invece, è rimasta soprattutto la rabbia di chi si è sentito tradito da una squadra che non è riuscita a rappresentare adeguatamente la propria gente.
E questo rende ancora più evidente la distanza tra chi continua a esserci, sostenendo il Catanzaro ovunque, e chi in campo avrebbe il dovere di onorare quella fiducia.


Adesso basta parole: bisogna rimboccarsi le maniche


La società e tutti i protagonisti di questa stagione devono ripartire proprio da qui. Dall’unica certezza rimasta, quella rappresentata da una tifoseria che non ha smesso di amare questi colori neppure davanti a una delle pagine più brutte degli ultimi anni.
L’attesa per un nuovo allenatore è comprensibile e necessaria, ma sarebbe un errore pensare che la soluzione possa esaurirsi in un cambio in panchina. Serve soprattutto un atteggiamento diverso da parte di tutti, una presa di coscienza collettiva e la volontà di rimettersi immediatamente al lavoro.
Chi scende in campo deve allenarsi con intensità, applicarsi, recuperare condizione e ritrovare orgoglio. Chi guida la squadra deve assumersi le proprie responsabilità e trovare soluzioni concrete, senza ostinarsi in scelte che finora non hanno prodotto i risultati sperati. La dirigenza, dal canto suo, deve valutare con lucidità gli errori commessi e intervenire dove necessario.
Si può sbagliare. Non interessa stabilire oggi chi avesse previsto tutto e chi, invece, avesse scelto di guardare la situazione con maggiore ottimismo. Le polemiche del passato servono a poco se non diventano uno strumento per correggere il presente.
Il tempo per provare a rimediare c’è ancora, ma non può essere sprecato ulteriormente.


Non si può buttare via tutto quello che è stato costruito


Il Catanzaro non può permettersi di gettare alle ortiche quanto di buono è stato realizzato negli ultimi anni. Un percorso che ha restituito entusiasmo, credibilità e ambizioni a una piazza che ha conosciuto anche momenti difficili e che proprio per questo sa riconoscere il valore dei risultati raggiunti.
Difendere quel patrimonio non significa giustificare gli errori, né chiedere ai tifosi di accettare passivamente qualsiasi cosa. Significa, al contrario, pretendere che ciascuno faccia fino in fondo la propria parte.
La sconfitta di ieri è di tutti. Nessuno può chiamarsi fuori, nessuno può nascondersi dietro le responsabilità altrui. Ma proprio da una giornata tanto dolorosa deve nascere la reazione più forte.
Perché il Catanzaro non appartiene soltanto a chi lo dirige o a chi indossa la maglia. Appartiene a una città, a una storia e a una tifoseria che continua a dimostrarlo in ogni stadio.
Adesso servono fatti, non promesse. Lavoro, non alibi. Orgoglio, non rassegnazione.
Il Catanzaro ha toccato il fondo. È il momento di dimostrare che può ancora rialzarsi.

Redazione 24

Autore

Redazione

Dal 2002 il portale più letto e amato dai tifosi giallorossi del Catanzaro

2 Commenti

  • Questo articolo è in netto contrasto con le pagelle che settimanalmente pubblicate. Per quello che avete appena scritto i voti da Vicenza in poi sarebbero dovuti essere dal 3 al 5. Invece il peggiore ha sempre preso non meno di 5 e di conseguenza i 5 sono diventati dei magnifici 7. Con un particolare riguardo a qualcuno che non c’è bisogno di nominare. Anche il commento post partita del duo ultras è contraddittorio con le stesse pagelle quando dicono che la responsabilità è dei calciatori che non hanno mai dimostrato impegno ecc ecc. Fate pace col cervello seguite una linea coerente. Neanche voi siete esenti da responsabilità. Una cosa è dire la propria opinione al bar con gli amici, dove possono anche dirti “cchi cazzu cunti” ed un’altra è renderla pubblica ed ufficiale dando ai calciatori sicurezze e meriti che non hanno.

Scrivi un commento