Invasioni di Campo

Eucalipto

Tagliente invasione di campo di Francesco Guerrieri. Con un consiglio prezioso in coda per i giocatori giallorossi

Se il lettore volesse trovare un senso nel titolo di questo articolo, si tranquillizzi pure: un senso non c’è. O almeno, apparentemente non esiste.
Arrampicandomi arditamente sugli specchi potrei dire che l’eucalipto è un sempreverde, proprio come alcune lacune dell’informazione sportiva.

 

Nella settimana in cui la domanda indiscreta di Lesley Stahl della Cbs al presidente francese Sarkozy ha imperversato sulle prime pagine di mezza Europa, viene naturale domandarsi se il quesito di un  giornalista sportivo abbia mai suscitato tanto clamore.
Gli archivi di mamma Rai conservano un bel siparietto nella ex terra dei soviet a due gradi sotto lo zero: protagonisti il giornalista Enrico Varriale e l’allora commissario tecnico Cesare Maldini. “Stai zitto tu, nanerottolo” rispose il papà di Paolo a una domanda su come avesse potuto l’Italia perdere contro una squadra agli ultimi posti del ranking FIFA.
E per rimanere in tema Nazionale resteranno certamente nei ricordi di tutti gli sportivi le sfuriate del CT Lippi poco prima del mondiale vinto( lì si era in piena calciopoli), contro i giornalisti che domandavano in prima pagina dell’opportunità di averlo nella spedizione tedesca insieme a Buffon e Cannavaro.

 

A ben vedere nel primo come nel secondo caso la sostanza non cambia.
Esiste una tendenza che nella vita quotidiana è conosciuta da sempre e che anzi si fortifica tanto più competitivo diventa il contesto in cui si opera.
L’adulatore, l’incensatore, il “leccatore” o lecchino sono figure che conosciamo bene e con le quali di tanto in tanto tocca fare i conti.
Il lecchino, lo si può constare facilmente, è tanto lontano dal sostenitore che è pronto a scagliarsi contro l’oggetto della sua adulazione al primo vento contrario.

 

Varriale per primo, dopo una collezione lunghissima di domande comode, sorrisi e pacche sulle spalle (puntualmente ripresentatesi col Trap) pose la sua domanda a un Maldini in crisi di risultati, gioco e popolarità.
E così gli editoriali “moralizzatori” che avevano come bersagli Lippi, Buffon e Cannavaro furono scritti in piena calciopoli in uno stato di oggettiva difficoltà dei tre soggetti sopra citati e precedentemente (anche dopo, grazie alla coppa vinta) lungamente ammirati.
Insomma, la tattica non è nuova: adulare il potente anche per un giornalista ha i suoi vantaggi. Attaccarlo quando si trova in difficoltà poi, può risultare addirittura eroico: un gran bell’investimento.

 

C’è però una sacrosanta novità, il piaggiatore. Piaggiare è propriamente il navigare vicino alla spiaggia per evitare pericoli e piaggiatore è colui che non contraddice, si mostra sempre d’accordo pur di riuscire gradito e non correre rischi…più che vile si può dire accomodante perché approva supinamente anche il male senza arrivare a lodarlo come farebbe il lecchino.

 

Senza fare giri di parole e improbabili iperboli, il giornalista professionista viene dunque a trovarsi spesso dinnanzi ad un enigmatico trivio: 1) informare a prescindere dagli alluci calpestabili, separando i fatti dalle opinioni ( il giornalista serio); 2) evitare d’informare, adulando il potente in voga (il giornalista lacché); 3) informare parzialmente, onde evitare contrasti e inutili fastidi (il giornalista piaggiatore).
Riportare i fatti è il modo più onesto e sicuro di fare giornalismo sportivo. I fatti evitano le querele ed allontanano il rischio di eccessi di zelo. Nessuno avrebbe da ridire (per esempio) qualora si riportasse il fatto che in una squadra di calcio due titolari su undici (uno dei quali coi galloni da capitano) siano stati coinvolti in storie di scommesse nelle vesti di corrotti o corruttori. Nessuno potrebbe obiettare poi il fatto che le norme del Lodo Petrucci escludano categoricamente la partecipazione (a qualunque titolo) di vecchi soci nella gestione di una nuova compagine “lodista”.

 

E’ incontestabile però che questi fatti andrebbero utilizzati all’inizio della storia (qualsiasi essa sia).
E’ facile cavalcare con la prosa l’entusiasmo popolare, troppo semplice scrivere ciò che fa piacere leggere per poi scagliarsi sulle carcasse di una stagione fallimentare come deprecabili iene.
Nascondere la sporcizia sotto il tappeto è l’approccio del piaggiatore che sta lì, con la penna in mano in attesa che il tappeto venga scoperchiato per poter gridare a gran voce allo scandalo.
E’ quello che inorridisce, ancor più del lecchinaggio, un comune lettore non giornalista come me.

 

Parafrasando il Bobo nazionale (Vieri non Falco), in una famigerata conferenza stampa di qualche anno fa, potrei alzarmi e sostenere convinto di fronte a tali esemplari professionisti potrei rispondere “sono più giornalista io che tutti voi messi insieme”.

 

 

 

 Francesco Guerrieri

 

Caro Francesco, quale consiglio ti sentiresti di dare ai ragazzi dell’effeccì in vista della trasferta di domani?
Jennifer da Petronà (CZ)

 

 

Lasciate a casa il Rolex.

Autore

Redazione

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