L’alba di un nuovo Catanzaro: i cicli finiscono, la fede restaI cicli del calcio e la rinascita giallorossa
Nel calcio esistono i cicli. È una legge non scritta, ma inevitabile. I calciatori arrivano, diventano protagonisti, entrano nel cuore dei tifosi e poi, un giorno, salutano. Succede ovunque, figuriamoci in una realtà come il Catanzaro, che negli ultimi anni ha costruito i propri successi attraverso il lavoro, le idee e la valorizzazione degli uomini, più che con la forza del denaro.
Lo abbiamo già vissuto. È accaduto con coloro che hanno contribuito a riportare il Catanzaro dove meritava di stare. Fulignati, Sounas, Vandeputte, Biasci, Katseris, Ghion, Verna, Scognamillo, Martinelli e tanti altri sono stati i volti di una rinascita destinata a rimanere nella storia giallorossa. Hanno scritto pagine indimenticabili, culminate con la promozione dalla Serie C e con tre campionati di Serie B vissuti sempre da protagonisti, facendo del Catanzaro una delle realtà più rispettate della categoria.
Un’altra pagina si chiude. Oggi, però, un altro ciclo sembra essersi concluso. E fa male.

Perché a quei nomi bisogna aggiungere quelli dei ragazzi che hanno sfiorato il sogno della Serie A, fermandosi a un passo dal traguardo. I sei mesi da protagonista del talento cristallino di Liberali, la crescita di Cisse, interrotta proprio nel momento migliore da un infortunio, il contributo di Jack, il probabile addio di Rispoli, l’incertezza legata a Pontisso, la partenza ormai quasi certa di Favasuli e, soprattutto, il saluto di un uomo che ha rappresentato molto più di un semplice calciatore: Nicolò Brighenti.
L’amarezza è inevitabile. Qualcuno dirà che è fisiologico. Ed è vero.
Il Catanzaro, per capacità economica, non appartiene alla prima fascia del campionato. Davanti ci sono proprietà straniere e italiane con risorse nettamente superiori. Trattenere tutti è spesso impossibile.
La razionalità, però, non cancella l’amarezza.
In tanti avevano coltivato la speranza che, dopo la delusione di Monza, potesse accadere ciò che successe dopo Padova. Allora quella ferita diventò il punto di partenza di un patto d’acciaio tra società, squadra e ambiente. Si ripartì insieme per inseguire un sogno che sarebbe diventato realtà.
Questa volta le strade si sono divise.
Ma il calcio insegna anche un’altra cosa: ogni fine coincide sempre con un nuovo inizio.
Una filosofia che non cambia
La conferenza stampa di presentazione della nuova stagione difficilmente passerà alla storia. Sono stati ribaditi concetti già ascoltati negli ultimi anni: consolidare la categoria, migliorarsi, lavorare senza proclami e lasciare che sia il campo a parlare.
Del resto è sempre stata questa la filosofia del Catanzaro.
Pochi slogan, niente promesse irrealizzabili e tanto lavoro.
A giudicare dai risultati ottenuti nelle ultime tre stagioni di Serie B, non è stata certo una scelta sbagliata. Anzi. Il Catanzaro è diventato la sorpresa del campionato, una squadra capace di conquistare rispetto su ogni campo grazie a un’identità precisa e a un calcio coraggioso.
Le certezze da cui ripartire

Le fondamenta, però, ci sono ancora.
C’è il capitano Pietro Iemmello, simbolo di una città intera. C’è Mirko Pigliacelli, troppo spesso sottovalutato perché i riflettori sono quasi sempre puntati su chi segna. Eppure quanti punti ha portato in classifica il portiere romano con le sue parate? Probabilmente tanti quanto quelli conquistati grazie ai gol degli attaccanti.
Ci sono Antonini e, si spera, Petriccione, mentre resta da chiarire il futuro di Pontisso. C’è Pittarello, che con rabbia, sacrificio e spirito di appartenenza rappresenta alla perfezione il DNA del Catanzaro. Ci sono Frosinini e il sorprendente Alesi, c’è Pompetti, chiamato a ritrovare la migliore condizione, e c’è Di Francesco, dal quale tutti si aspettano quel definitivo salto di qualità che il suo talento lascia immaginare.
Sarà importante anche il contributo di D’Alessandro, chiamato non solo a dare esperienza in campo, ma anche a raccogliere una parte dell’eredità lasciata nello spogliatoio da un leader silenzioso come Nicolò Brighenti.
Il valore aggiunto: il popolo giallorosso
E poi ci sarà, ancora una volta, il dodicesimo uomo.
La tifoseria.
Perché se c’è una certezza che il Catanzaro continua ad avere è il proprio popolo. Un entusiasmo che non è mai venuto meno e che rappresenta un patrimonio straordinario. Il “Ceravolo” ha dimostrato più volte di poter trascinare la squadra nei momenti difficili e di trasformarsi in un autentico valore aggiunto.
Tocca alla proprietà Noto e Ciro Polito accendere la scintilla
Il mercato è ancora lungo. Le trattative saranno inevitabilmente complesse. La società ha indicato chiaramente la strada: costruire una rosa equilibrata, composta da giovani di prospettiva, scommesse, giocatori desiderosi di rilanciarsi ed elementi di esperienza.
Adesso, però, dovranno arrivare i fatti.
E torna alla mente una frase pronunciata mesi fa dal capitano Pietro Iemmello: “La mia garanzia è la permanenza del direttore sportivo Ciro Polito.“
Parole che raccontano meglio di qualsiasi slogan il peso e l’importanza del lavoro del direttore sportivo.
Spetterà proprio a Ciro Polito, insieme al presidente Floriano Noto, fresco di nomina a vicepresidente della Lega Serie B, individuare gli uomini giusti per mantenere alta l’asticella e riaccendere quella scintilla di entusiasmo che una piazza passionale come Catanzaro merita.
Una fiducia costruita sul campo
Il Catanzaro di oggi non può più limitarsi a partecipare.
Ha costruito una credibilità che va difesa. Ha conquistato il rispetto dell’intera Serie B e ha dimostrato che, anche senza i budget delle grandi, con idee, organizzazione e coraggio si possono raggiungere traguardi che sembravano irraggiungibili.
I cicli finiscono. È inevitabile.
Quello che non deve finire è la mentalità costruita in questi anni.
Il Catanzaro riparte con volti nuovi, qualche certezza, molte scommesse e una città pronta, ancora una volta, a stringersi attorno ai propri colori.
Che sia davvero l’alba di un nuovo giorno
Perché il recente passato ha insegnato una cosa: questa società il credito se lo è conquistato sul campo. E allora, pur tra dubbi, partenze e inevitabili nostalgie, fiducia e pazienza sono sentimenti che il Catanzaro continua a meritare.
Le storie più belle, spesso, ricominciano proprio quando sembra essersi chiuso un capitolo.
E allora buon lavoro a chi è rimasto, a chi ha appena indossato la maglia giallorossa e a chi lo farà nelle prossime settimane. Buon lavoro a mister Gorgone, al direttore generale Bignotti e benvenuti a Catanzaro: ora tocca a voi scrivere una nuova pagina della storia giallorossa.
Foto copertina US Catanzaro
Redazione 24

