Mi arriva una telefonata. Dall’altra parte c’è Massimo. La voce è rotta dall’emozione.
“Ti devo inviare una foto…”
Pochi istanti dopo il telefono si illumina. Sotto una teca di vetro c’è una pietra. Sullo sfondo una sciarpa giallorossa. È un’immagine semplice, ma capace di raccontare una storia lunga una vita.
Quella non è una pietra qualunque. È un frammento della storica Curva Massimo Capraro, recuperato dalla demolizione e custodito come una reliquia laica. Un pezzo di quei gradoni sui quali Massimo, come migliaia di altri tifosi, ha consumato la propria passione: cori, attese infinite, gioie incontenibili e delusioni che, puntualmente, lasciavano spazio a una nuova speranza.
Per molti è soltanto un pezzo di cemento. Per chi ha vissuto quella curva è un pezzo di cuore.
Le ruspe hanno abbattuto la vecchia Capraro per far posto al futuro, ma ci sono luoghi che continuano a esistere dentro chi li ha amati. Quella pietra, protetta dal vetro e accompagnata da una sciarpa giallorossa, è il simbolo di un legame che il tempo non può spezzare. Perché certe emozioni non si demolicono. Si custodiscono. Proprio come quella pietra, che continua a raccontare, in silenzio, la storia infinita dell’amore tra il Catanzaro e il suo Popolo.
Harp

