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Verona-Catanzaro, un punto che non cancella i problemi

Scritto da Redazione

Il pareggio del Bentegodi racconta una squadra ancora in difficoltà sul piano del gioco, ma capace di reagire.

Per raccontare Verona–Catanzaro bisogna partire dalla settimana che ha preceduto la sfida del Bentegodi. Due squadre reduci da una sconfitta, entrambe alla ricerca di riscatto e con i rispettivi allenatori finiti al centro delle discussioni. Due situazioni delicate, ma con una differenza sostanziale: il Verona, pur alle prese con alcune assenze, dispone di un tasso tecnico superiore, potendo contare su calciatori che fino a pochi mesi fa frequentavano categorie più prestigiose.

Il Catanzaro, invece, deve fare di necessità virtù. La squadra che in passato aveva costruito le proprie fortune attraverso il possesso palla, il palleggio e la capacità di imporre il gioco agli avversari sembra oggi una lontana parente di quella formazione. In questa fase occorre trovare soluzioni alternative, perché muovere la classifica è fondamentale, ma altrettanto importante è recuperare quella fiducia nei propri mezzi necessaria per affrontare con maggiore consapevolezza le prossime partite.

Un primo tempo complicato, nonostante il vantaggio

Gorgone sceglie un Catanzaro più accorto, con una mediana maggiormente protetta. L’idea di partenza è comprensibile, ma l’applicazione pratica evidenzia ancora alcune difficoltà. Mosti e Giovane, in particolare, faticano a garantire equilibrio nelle due fasi, tra una condizione da ritrovare e una collocazione tattica che non sembra ancora valorizzarne le caratteristiche.

Il Verona prende progressivamente il controllo della partita, trovando spazi e continuità nella propria manovra. Eppure, nel momento in cui i giallorossi sembrano maggiormente in difficoltà, arriva il vantaggio ospite. All’11’ il Catanzaro costruisce una bella azione: Di Francesco avvia la manovra, Imperiale rifinisce e Candela, con una conclusione di destro, fulmina il portiere avversario.

Un gol di pregevole fattura, che avrebbe potuto rappresentare l’occasione per cambiare l’inerzia della gara. Invece, il Verona continua a spingere, mantenendo il predominio territoriale e costringendo le Aquile a una lunga fase di sofferenza. Il pareggio di Mosquera al 37′ è la conseguenza di una pressione che, per quanto visto, gli scaligeri avevano ampiamente meritato.

I numeri del primo tempo sono impietosi per il Catanzaro. La squadra fatica a uscire dal pressing avversario e riesce a trovare una certa pulizia nella gestione del pallone soprattutto quando questo passa dai piedi di Petriccione, Iemmello e Di Francesco, capaci di cercare il prezioso appoggio di Pecorino.

Non a caso, una delle azioni più belle della partita nasce proprio da una combinazione di questo tipo: Iemmello apre il gioco a campo aperto per Candela e Pecorino anticipa il proprio avversario, sfiorando il raddoppio. Una giocata che dimostra come, anche in una serata complicata, le qualità per costruire qualcosa di interessante non manchino.

Il problema non è soltanto chi gioca in mezzo

La questione centrale riguarda proprio il rendimento della mediana. Più che interrogarsi esclusivamente sugli uomini da schierare, bisogna capire se gli interpreti a disposizione siano in grado di garantire continuità, qualità e duttilità nelle due fasi di gioco.

Contro un Verona capace di mettere in campo attaccanti del calibro di Mosquera, Livramento e Sarr, lasciare troppo tempo ai centrocampisti avversari per ragionare significa inevitabilmente esporre la difesa a una pressione costante. Se manca il filtro davanti alla retroguardia e non si riesce a interrompere le linee di passaggio, diventa difficile contenere avversari dotati di simili caratteristiche.

Anche i dodici calci d’angolo conquistati dal Verona raccontano una partita nella quale il Catanzaro ha concesso troppo. Quando la pressione avversaria è così insistente, il rischio di perdere una marcatura e subire gol aumenta inevitabilmente. È quanto accaduto in occasione della rete che ha portato in vantaggio gli scaligeri.

La ripresa consegna qualche segnale positivo

Se il primo tempo ha evidenziato i limiti della squadra, la ripresa ha offerto almeno qualche elemento incoraggiante. L’ingresso di Tchaouna al posto di Mosti ha garantito maggiore dinamismo e presenza nella fase di non possesso, consentendo al Catanzaro di contrastare con più efficacia le linee di passaggio avversarie.

Il contributo del giovane centrocampista, che fino a pochi mesi fa giocava in Serie D, non ha risolto tutti i problemi, ma ha mostrato quanto sia importante avere in mezzo al campo calciatori capaci di abbinare corsa, aggressività e letture tattiche.

L’ingresso di Alesi al 62′, pensato per dare maggiore incisività alla manovra offensiva, non ha prodotto nell’immediato gli effetti sperati. Cinque minuti più tardi, infatti, il Verona è tornato in vantaggio con Mosquera. Eppure, nel finale, il Catanzaro ha trovato il modo di restare in partita.

La presenza di Pafundi ha aggiunto qualità alla manovra e una sua giocata, accompagnata da un’altra iniziativa di Pecorino, ha permesso ai giallorossi di conquistare un calcio di rigore. Dal dischetto, l’attaccante siciliano ha ristabilito la parità, regalando alle Aquile un punto prezioso.

Non si può parlare di una svolta sul piano del gioco né di una squadra capace di creare una quantità significativa di occasioni. È però altrettanto vero che il Verona, anche dopo alcune sostituzioni contestate dalla propria tifoseria, ha perso parte della continuità mostrata nella prima frazione.

Nel finale, con i padroni di casa rimasti in inferiorità numerica per l’infortunio di un loro giocatore, il Catanzaro avrebbe forse potuto osare qualcosa in più. Le difficoltà delle ultime settimane, insieme alle beffe accumulate nelle precedenti trasferte, hanno probabilmente suggerito di non rischiare ulteriormente.

Un punto prezioso, ma i problemi restano

Il pareggio del Bentegodi interrompe la sequenza negativa lontano da casa e restituisce un minimo di fiducia, ma sarebbe un errore considerarlo la soluzione ai problemi del Catanzaro. Le difficoltà nella costruzione del gioco, la scarsa continuità del centrocampo e la fatica nel sostenere la fase difensiva restano questioni aperte.

Al tempo stesso, rispetto alla prova contro il Mantova, si è vista una squadra maggiormente disposta a stringere i denti e a lottare per il risultato. L’impegno non è mancato e questo rappresenta un elemento da cui ripartire.

Le valutazioni sulla posizione di Gorgone continueranno inevitabilmente. La squadra, come ha dimostrato anche attraverso le parole e l’atteggiamento di Iemmello, sembra voler uscire da questa situazione lottando fino all’ultimo. Non è semplice, invece, interpretare alcuni segnali provenienti dal campo e capire quanto possano incidere sulle decisioni della società.

Direttore sportivo e proprietà avranno il compito di valutare la situazione nella sua complessità. Le riflessioni avviate durante la settimana non possono considerarsi superate da un pareggio, così come ogni eventuale decisione dovrà essere rispettata, nella consapevolezza che soltanto chi vive quotidianamente determinate dinamiche dispone di tutti gli elementi per giudicare.

Il Catanzaro torna da Verona con un punto d’oro, ma soprattutto con una certezza: per cambiare davvero marcia servirà molto più del risultato. Occorrerà ritrovare equilibrio, organizzazione e soluzioni tecniche capaci di restituire alla squadra un’identità riconoscibile.

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