Il Rompicalcio

I Cosentino’s a Catanzaro

Redazione
Scritto da Redazione
Ascesa e caduta di una famiglia nel calcio. L’epopea dell’unica vera proprietà dai tempi dei Mancuso
 
giuseppe cosentino

Ci eravamo illusi che potesse funzionare. Com’era già successo in passato con i migliori presidenti, venuti da fuori e diventati catanzaresi d’adozione. Amati, poi contestati, a volte addirittura odiati, infine rimpianti.

Stavolta il ciclo è stato molto più breve. L’avventura della famiglia Cosentino si è chiusa dopo sei anni in maniera rapida e brutale. Probabilmente sarebbe finita così lo stesso, ma l’accelerazione è stata repentina perché il tintinnare delle manette rischiava di travolgere e inghiottire anche il Catanzaro.

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È il 4 agosto 2011. In quell’infuocato pomeriggio romano, incontro per la prima volta Giuseppe Cosentino da Anoia, piccolo borgo alle porte di Cinquefrondi.  

È appena arrivato, con un anno di ritardo, al capezzale del Catanzaro, convinto dall’ex sindaco Michele Traversa in un’operazione di chiaro stampo politico ma dai contorni non ben definiti.

cosentino traversa ferroLa soluzione forte, sull’asse Catanzaro-Reggio Calabria, alla nullità e al baratro in cui la società giallorossa è sprofondata, grazie all’abilità demolitoria e fallimentare del senatore Pittelli, seguita dalla sciagurata gestione Aiello e conclusa dalla sconclusionata banda chiamata Tribuna Gianna.

Gran cerimoniere l’ex Governatore della Regione Scopelliti, che verrà a riscuotere il suo credito profanando il sacro prato del “Ceravolo” nel giorno delle elezioni comunali e della promozione tra fischi assordanti. La prima follia dell’era Cosentino.

In quel pomeriggio romano, incontro il primo vero proprietario della squadra dai tempi di Giovanni Mancuso.

Cosentino quel giorno deposita negli uffici della FIGC i documenti per l’iscrizione della squadra e la famosa fideiussione da un milione di euro, necessaria a garantire i debiti del vecchio FC. Grazie alla solidità e alla risolutezza dimostrata dal patron e a un pool di avvocati e lobbisti catanzaresi innamorati della propria squadra, i poteri forti del calcio italiano chiudono un occhio e mezzo sul regolamento. E la storia del Catanzaro può riprendere la marcia.

In quel pomeriggio romano Giuseppe Cosentino arriva col suo trolley, reduce da un viaggio nell’estremo Oriente, con gli stivali a punta da cowboy texano e la cravatta viola d’ordinanza.

cosentinoAd attenderlo il sottoscritto, che da buon cronista si apposta sotto la sede della FIGC, e il segretario storico dei giallorossi Nazario Sauro. Mi appare subito molto risoluto, il classico imprenditore venuto fuori dal nulla, col suo bagaglio di egocentrismo e certezze dettate dall’esperienza nella sua azienda, la Gicos.

Il calcio? Assolutamente ignorante per sua stessa ammissione, a parte qualche milione regalato a Foti nell’avventura della Reggina in serie A.

In un’ora di discussione mi svela il Cosentino-pensiero sul mondo del pallone. Uno: voglio gestire il Catanzaro come un’azienda. Due: direttori sportivi e procuratori dei calciatori sono tutti imbroglioni e non puoi legarti a uno solo di loro. Tre: voglio intorno a me solo persone fidate che tratterò come figli, ma se una di loro sbaglia la prendo a calci in culo e la caccio come faccio coi miei dipendenti.

Dopo gli anni vergognosi delle finte società catanzaresi e dei due fallimenti, mi sembrò che potesse funzionare. Nonostante tutto. Evidentemente mi sbagliavo.

In quei tre dogmi di Cosentino erano già racchiusi i successi e le umiliazioni degli anni della sua presidenza. L’ormai ex presidente ha gestito il Catanzaro come un’azienda. La sua, però. Una sorta di famiglia allargata, con scelte dettate più dall’istinto del padre-padrone che da logiche aziendali.

ciccio cozzaDagli steward dello stadio ai ruoli dirigenziali, troppo spesso demandati a familiari incapaci di confrontarsi con una realtà troppo grande. Così si consuma l’ascesa e il crollo di Cozza, il suo primo e ultimo allenatore-manager. L’ex fantasista della Reggina lo porta al trionfo subito. Una promozione in C1 che il Catanzaro non era mai riuscito a centrare.

Cosentino da salvatore si trasforma subito in papa. L’immenso popolo giallorosso è ai suoi piedi, Ma quel successo è l’inizio della fine.

Mister Gicos pensa che sia possibile, anche in terza serie, gestire una società di calcio professionistico come un’azienda di famiglia. Cominciano ad arrivare sconfitte e critiche. Logiche, ma non per Cosentino che, nel frattempo, si è attaccato visceralmente al suo giocattolo. Ogni sconfitta è una tragedia, ogni vittoria un successo esaltante.

Così inizia l’altalena di emozioni e di decisioni tardive. L’esonero di Cozza per mano di Ortoli e la salvezza sembrano riaprire le porte a un briciolo di speranza. L’anno successivo Cosentino spende e si affida a Ortoli e Brevi. Una stagione entusiasmante finita ai play-off, naturalmente contro il Benevento che tre anni dopo si ritrova in serie A.

Ma Cosentino non ci sta e rilancia. La scelta di Moriero, una campagna acquisti importante con il e l’arrivo di giocatori d’esperienza e costosi.

Il girone d’andata però è deludente. Kamara gioca poco e male, Moriero salta e con lui il sogno di Cosentino. Inizia una serie di scelte sempre più sbagliate, a partire dalla rivoluzione di Natale che sancisce di fatto la fine di Gicos a Catanzaro.

Il presidente si rinchiude nella sua torre d’avorio. I poteri forti della città, che lo avevano sopportato all’inizio, gli sono apertamente ostili. Si inseguono epurazioni di figure forti legate alla squadra (Giampà e Kamara dopo De Filippo), mentre Cosentino pretende e non ottiene nulla dalle istituzioni sul fronte stadio e sulle spese di gestione.

Ora anche i tifosi cominciano a contestarlo. I suoi giri di campo, tra il ridicolo e il folcloristico, sembrano lontanissimi. I prezzi dei biglietti sono sempre più alti, lo stadio sempre più vuoto, il Catanzaro sempre meno competitivo.

dito medio gessica cosentinoIl mutismo di Cosentino si trasforma in una delega alle sue figlie, prima Ambra e poi Gessica, palesemente inadeguate per gestire una squadra di calcio e i rapporti con la città che sfoceranno nel memorabile gestaccio della figlia più piccola contro alcuni contestatori allo stadio.

Il papà non parla più e, in privato, si lascia andare a colorite e pesanti affermazioni sui catanzaresi (“una parte”, ha sempre precisato), sugli imprenditori che lo hanno lasciato solo nonostante le promesse, sui politici. Proprio quelli che lo avevano portato a Catanzaro. Ne ha per tutti, compresi noi di Puntonet, colpevoli di criticare le sue scelte sempre più sbagliate.

La memoria dei tifosi è sempre a breve termine. La promozione è già un lontano ricordo, mentre quella frase catastrofica sui pochi minuti di serie A rimbomba ad ogni sconfitta, ad ogni passo falso nelle scelte e nella comunicazione.

Così diventa sempre più Reggio contro Catanzaro, un muro contro muro fatto di dispetti e maldicenze reciproci, con la squadra ad affondare indecorosamente verso il baratro.

L’ambiente è ormai spaccato e si ritrova unito solo in poche occasioni. Gli schizzi di fango del calcioscommesse sfiorano Cosentino che ne esce vincitore. Due campionati indecenti, salvati per il rotto della cuffia a Ischia e Vibo, sono il canto del cigno dopo l’indimenticabile tracollo casalingo contro il Cosenza all’esordio stagionale.

Neanche il tempo di festeggiare una salvezza e le manette arrivano a interrompere bruscamente un rapporto ormai lacerato.

Cosentino lascia il Catanzaro lì, sull’orlo del baratro, da dove lo aveva miracolosamente tirato fuori sei anni prima. Con una differenza sostanziale. La società non è in Tribunale a un passo dal fallimento, ma è abbastanza sana da convincere Floriano Noto a uscire finalmente allo scoperto. Lo ammettono lo stesso sindaco Abramo e i commercialisti che hanno visionato i bilanci nelle convulse ore che hanno portato il Catanzaro verso la nuova proprietà.

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Eccolo il merito principale, uno dei pochi, della gestione Cosentino: aver traghettato il Catanzaro dal secondo fallimento nelle mani del più grande imprenditore della città.

Con sei stagioni di calcio professionistico, anche se per gran parte scadenti. Cosentino consegna a Noto e a tutti noi una preziosa e pesante eredità: far rinascere la squadra di una città che ora potrà contare solo su se stessa e non avrà più alibi da costruirsi né invasori da fronteggiare.

Il reggino, diventato in poco tempo “riggitano” non c’è più. Sta combattendo una battaglia più difficile della gestione di una società di calcio: quella per la sua libertà personale.

La giustizia farà il suo corso. Quando una sentenza farà luce sulla vicenda, forse saremo troppo impegnati a criticare la nuova società o a prenotare un volo per l’Europa. Ma sicuramente ci ricorderemo di Giuseppe Cosentino da Anoia, il primo vero proprietario della squadra dai tempi di Giovanni Mancuso.

Ivan Pugliese

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25 Commenti

  • E chi l’avrebbe acquistato il Catanzaro indebitato? I tifosi giallorossi di tutto il mondo emigrati e non ti saranno grati per l’eternità. Forza presidente Cosentino siamo tutti dalla tua parte.

  • Una cosa è certa. In questi anni della gestione Cosentino, nel bene e nel male, non ci siamo certo "ANnOIAti"….In bocca al lupo Mister Gicos.

  • Mi sembra un po’ limitativo ricordare la figura di Cosentino principalmente come "traghettatore". Per sei anni è stato il presidente-padrone, punto di riferimento, nel bene e nel male, del calcio giallorosso. Purtroppo, come talvolta accade anche nelle migliori famiglie , spesso è emerso l’aspetto peggiore nel rapporto con la piazza, da parte di entrambe le parti, e a farne le spese è stata la serenità della squadra. Ora che il divorzio c’è stato cerchiamo di mantenere almeno il ricordo di quel tanto (o tanto poco) di buono e di bello che c’è stato in questi anni.

  • Al PRESIDENTE COSENTINO E A TUTTA LA FAMIGLIA UN GRANDISSIMO IN BOCCA AL LUPO PER LE VICENDE PERSONALI CHE SICURAMENTE LO VEDRANNO VINCITORE. ..<br />
    RESTA IL RAMMARICO PER QUEL CHE POTEVA ESSERE E NON È STATO. FORZA GIALLOROSSI SEMPRE. ……….<br />
    PER GESSICA UN ABBRACCIO PARTICOLARE. …<br />
    SPERO CON TUTTO IL CUORE DI RIVEDERTI ALLO STADIO INSIEME A NOI. …<br />
    FORZA GIALLOROSSI SEMPRE .

  • Lo ricorderemo come colui che aveva il pane ma non i denti. Grazie per questi 6 anni, avremmo sperato un diverso epilogo.<br />
    Di certo resterà come colui che ha rimesso sul petto il logo U.S. e superato il campionato di C2. In bocca al lupo per tutto

  • IL VERO MIRACOLO lo fa questa citta, questa piazza e questi tifosi. A parte la DELUDENTE gestione degli ultimi anni che ha ALLONTATO 12 mila tifosi anche in C la vera risorsa del Catanzaro sono i suoi meravigliosi tifosi. On cuntamu cazzi

    • Va curcate. Non sei capace nemmeno di un’analisi imparziale ed obbiettiva. Nel 2011 gli imprenditori di questa piazza e di questa città di fronte allo stato di indebitamento del Catanzaro si tirarono indietro. Dichiararono: "i tifosi non possono pretendere che vengano pagati i debiti di altri". Ci pensò Cosentino a salvarci dell’oblio. Questo evento rientra nella storia del Catanzaro. È innegabile… come sono innegabili 7 anni di serie A. Quello fu il primo miracolo. Il secondo miracolo è l’aver consegnato nelle mani del gruppo Noto una società priva di debiti. Il terzo miracolo è aver ottenuto la fideiussione in meno di 5 giorni. Per quanto riguarda noi tifosi del Catanzaro è risaputo che siamo i migliori e i più belli del mondo ma è altresi’ risaputo che ci sono una quarantina di elementi che con questi colori non hanno nulla a che vedere. Che scemotto che sei.

  • Errori non ne commettono solo quelle persone che non fanno mai niente. Certo, l’entusiasmo iniziale dell’era Cosentino, si è via via affievolito e, vuoi per la presunzione e la testardaggine, vuoi per l’essersi circondato da persone incapaci e in mala fede, ha fatto si che, isolandosi dal …… resto del mondo GIALLOROSSO, finisse l’avventura di Presidente di una grande squadra nel peggiore dei modi. Diamogli, comunque, atto che tra i tantissimi errori commessi, ha almeno avuto la capacità di tenere i conti in ordine, dando così la possibilità ai nuovi dirigenti, di affrontare questa nuova fase del nostro CATANZARO senza l’assillo di un bilancio fallimentare, come sta succedendo a tantissime compagini della ex Lega Pro. L’augurio che possiamo fare all’ex Presidente è quello di vincere la partita più difficile per sè e per la propria famiglia e, che, possa dimostrare nelle sedi opportune, di essere sì un pessimo Presidente, ma anche una persona perbene. GRAZIE PER QUANTO FATTO.

  • Io un’idea per l’attacco del nuovo Catanzaro ce l’ho… si chiama Daniele Cacia (che perarltro è indigeno). Potrebbe chiudere bene la carriera a casa con una promozione

    • è titolare in serie b, non è poi così vecchio (33) ed ha un contratto fino a giugno 2018. difficile che possa venire, salvo che non gli si offra un pluriennale (almeno tre anni) oneroso.

  • Gli errori ci sono stati e tanti, però la fortuna e i poteri forti non lo hanno aiutato, inoltre gli sarò sempre riconoscente per la promozione, i play off e soprattutto per aver lasciato una società sana. In bocca al lupo e un saluto speciale a Gessica.

  • De Lucia in B, personalmente non mi è sembrato questo gran fenomeno, poche volte è stato determinante in positivo e qualche volta lo è stato in negativo.<br />
    Però adesso bisogna acquistare qualcuno e non solo in porta

  • Gran cerimoniere l’ex Governatore della Regione Scopelliti, che verrà a riscuotere il suo credito profanando il sacro prato del “Ceravolo” nel giorno delle elezioni comunali e della promozione tra fischi assordanti. La prima follia dell’era Cosentino.<br />
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    …finalmente…lo considero un ravvedimento (tardivo ) della più grande vergogna di cui si è macchiata questa società.<br />
    Il fatto che questa testata si sia appecorinata difronte alla testa di legno della politica è stato un altro scandaloso e ignobile momento……ma la guerra è finita…andiamo in pace.

    • e l’ex governatore della Regione Calabria nel suo intervento nello stadio comunale di Catanzaro ha raccolto il premio che ben gli si addiceva, oppure qualcuno potrebbe forse dire il contrario circa l’accoglimento da parte della tifoseria e della cittadinanza di Catanzaro al suo apparire nella gradinata dei distinti e come poi, rovinosamente ha dovuto rifugiarsi e nascondersi, non per la vergogna perchè con quella faccia si mostrerebbe a chiunque così come ha fatto quel giorno, ma per la paura di essere acchiappato e suonato fino a ridurre la sua pelle buona per la fabbricazione di un tamburo da usare nel corso delle assemblee del Consiglio regionale della Calabria.

  • Il Catanzaro avrà un nuovo direttore sportivo. La notizia è certa dopo che con l’attuale ds Antonello Preiti si sarebbe giunti ad un accordo in giornata per la risoluzione consensuale del rapporto con la nuova società giallorossa targata Noto. Oggi riunione negli uffici dell’Az Spa, con Francesco Maglione, che sarà il nuovo direttore generale. E’ caccia al ds ma i profili restano di alto livello.<br />
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    Un’indiscrezione oggi dava in pole position Federico Cherubini, braccio destro di Paratici alla Juve, ma ad infittire la trama che porterà a svelare chi sarà scelto dal Catanzaro è Tuttomercatoweb.com che racconta in esclusiva che attualmente i profili sarebbero due: il club starebbe vagliando i profili di Alessio Secco (nome anticipato nei giorni scorsi dalla nostra redazione) e Piero Doronzo, ex Fidelis Andria. Nelle prossime ore il nome sarà svelato.<br />
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