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A un passo dal cielo

Scritto da Ernesto Sarno

Il Catanzaro vince 0-2 a Monza, sfiora l’impresa, accarezza la Serie A e consegna al suo popolo una verità più grande del risultato: si può ricominciare

A un passo dal cielo l’anima si schiude come un grembo per accogliere la scintilla della vita.

Ma

C’è sempre un “ma” nella storia del Catanzaro. Un “ma” che arriva quando il sogno sembra ormai carne, quando la speranza non è più soltanto un pensiero ma comincia ad avere odore, voce, battito. Un “ma” che si mette di traverso tra il desiderio e il compimento, tra la corsa e l’abbraccio, tra il cielo e la terra.

Monza-Catanzaro 0-2 è stata questo: una partita condotta fino al limite dell’impossibile, un atto di bellezza sportiva, una sfida giocata non soltanto con i piedi ma con la memoria, con l’orgoglio, con il peso buono di una città intera sulle spalle.

Il Catanzaro doveva scalare una montagna. Doveva rimontare il 2-0 dell’andata, doveva vincere con tre gol di scarto, doveva fare ciò che il calcio concede raramente e soltanto a chi ha il coraggio di presentarsi davanti al destino senza abbassare lo sguardo.

E invece, per lunghi tratti, è sembrato davvero possibile.

Non una squadra impaurita.

Non una squadra rassegnata.

Non una squadra venuta a recitare la parte nobile della sconfitta.

Il Catanzaro è entrato in campo come entrano le squadre che non vogliono chiedere permesso alla storia. Ha giocato, ha costruito, ha aggredito la partita con lucidità e passione. Ha portato Monza dentro una zona di paura, dentro quella vertigine in cui anche chi ha tutto da difendere comincia a sentire il fiato corto.

Il gol di Fellipe Jack ha aperto una fessura nel cielo. Il raddoppio di Frosinini ha trasformato quella fessura in una porta socchiusa.

E per qualche minuto, per un tempo sospeso e irreale, tutti abbiamo visto ciò che poteva essere.

Abbiamo visto la Serie A non come una categoria, ma come una resurrezione.

Abbiamo visto una provincia che non chiede indulgenza, ma rispetto.

Abbiamo visto una squadra giovane, viva, coraggiosa, capace di arrivare fino al bordo del precipizio e guardare giù senza tremare.

Poi il calcio, come spesso accade, ha scelto la sua legge più crudele: non sempre chi merita la leggenda riesce ad abitarla fino in fondo.

Il Monza è salito in Serie A. Il Catanzaro è rimasto sotto, ma non è caduto.

Questa è la differenza

Perché ci sono sconfitte che svuotano e sconfitte che fondano. Ci sono partite che finiscono al triplice fischio e partite che cominciano proprio lì, quando tutto sembra perduto e invece qualcosa, dentro, si rimette in movimento.

Cosa ci vuole per ricominciare? Ci vuole una notte così.

Una notte in cui perdi ciò che avevi quasi toccato, ma scopri di non essere più quello di prima. Una notte in cui il dolore non cancella la bellezza, ma la rende più profonda. Una notte in cui il popolo giallorosso torna a casa con il petto pesante e gli occhi pieni, sapendo che la ferita brucia, ma che dentro quella ferita c’è già il seme di un nuovo inizio.

Il Catanzaro non ha conquistato la Serie A. Ma ha conquistato qualcosa che viene prima della Serie A: la certezza di poterci stare, di poterla desiderare senza complessi, di poterla sfidare senza sentirsi ospite abusivo del proprio sogno.

Questa squadra ha dimostrato che la distanza tra una città di provincia e il calcio che conta non è fatta soltanto di milioni, di bilanci, di proprietà, di ranking e di organici. È fatta anche di coraggio, identità, appartenenza, fame, educazione alla sofferenza.

E il Catanzaro queste cose le ha avute tutte.

Ha avuto il gioco.

Ha avuto la dignità.

Ha avuto la bellezza.

Ha avuto il popolo.

Ha avuto quella scintilla che non basta sempre per vincere, ma basta per ricominciare.

Forse è proprio qui il punto.

Ricominciare non significa dimenticare Monza. Ricominciare significa portarsela dentro. Significa trasformare quel 2-0 in una promessa, quel terzo gol mancato in una strada, quella porta rimasta chiusa in una ragione in più per tornare a bussare.

Perché il Catanzaro è arrivato a un passo dal cielo.

E quando arrivi a un passo dal cielo, anche se non riesci a entrarci, non puoi più fingere di appartenere soltanto alla terra.

Da questa partita bisogna ripartire. Non dalla delusione, ma dalla consapevolezza. Non dal rimpianto, ma dalla misura esatta della propria forza. Non dal “ma”, ma da tutto ciò che è venuto prima di quel “ma”.

Il Catanzaro ha perso la promozione. Ma ha ritrovato una certezza: il futuro non è un’illusione, è un appuntamento.

E allora sì, cosa ci vuole per ricominciare?

Ci vuole una squadra così.

Ci vuole una notte così.

Ci vuole un popolo capace di soffrire senza smettere di credere.

Ci vuole il Catanzaro.

Ernesto Savio Sarno

foto uscatanzaro1929

Autore

Ernesto Sarno

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