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Amarcord giallorosso: non solo le grandi imprese: il giorno in cui Catanzaro umiliò la Lazio.

Scritto da Redazione

Il 5-0 del 2 settembre 1987 al Ceravolo, tra leggenda, orgoglio e memoria di una città

Il pomeriggio che trasformò il Ceravolo in leggenda – Catanzaro–Lazio 5-0, 2 settembre 1987

Prosegue la nostra rubrica dedicata a quelle partite che, pur non essendo finali o spareggi, hanno avuto un peso decisivo nella storia del Catanzaro.
Questa rubrica nasce proprio mentre lo stadio Nicola Ceravolo si rinnova e guarda al futuro. I lavori cambieranno il suo volto, ma non potranno cancellare ciò che quelle tribune hanno visto, ascoltato e custodito per decenni. Raccontare queste partite significa conservare la memoria di uno stadio che è stato il teatro delle emozioni di intere generazioni di tifosi giallorossi.
Ci sono pomeriggi destinati a scomparire con il tramonto. Altri, invece, restano impressi nella memoria di un’intera città.


Il 2 settembre 1987 appartiene a questa seconda categoria.

Il calendario segnava appena l’inizio della stagione. La Coppa Italia era ancora considerata un semplice antipasto del campionato, utile per mettere minuti nelle gambe e provare schemi. Ma nessuno, quel mercoledì pomeriggio, poteva immaginare che allo stadio Nicola Ceravolo sarebbe stata scritta una delle pagine più clamorose della storia del Catanzaro.
Di fronte c’era la Lazio.

Un Catanzaro nuovo, ma già maturo


Il Catanzaro di quella stagione arrivava da una promozione conquistata in modo netto, dopo aver dominato il campionato di Serie C. Il presidente Albano affidò la squadra a Vincenzo Guerini, costruendo un gruppo senza nomi altisonanti ma con idee chiare: salvezza prima di tutto, identità e lavoro.
Eppure, quella squadra avrebbe dimostrato presto di essere molto più di una neopromossa.
In quel campionato di Serie B, infatti, il Catanzaro disputò una stagione di altissimo livello, restando a lungo in zona promozione e chiudendo poi al quinto posto, sfiorando la Serie A. Ancora oggi, tra i tifosi, resta il rimpianto di una promozione mancata che, secondo la memoria popolare giallorossa, fu condizionata anche da episodi arbitrali contestati. La partita di Bologna, con il gol di Marronaro segnato mentre il massaggiatore era ancora in campo e la rete di Monelli arrivata dopo un recupero interminabile e insolito per quei tempi, restano senza dubbio tra gli episodi più eclatanti.
Ma prima del campionato, c’era la Coppa Italia.

Il girone impossibile


Il sorteggio non fu tenero: Juventus, Pisa, Lazio, Lecce e Casertana. Un girone durissimo, che il Catanzaro avrebbe chiuso con soli quattro punti e senza qualificazione.
Eppure, dentro quella campagna c’è una partita che sovrasta tutte le altre.
Catanzaro–Lazio.
Una gara che, da sola, vale una stagione di ricordi.

La Lazio ferita, ma sempre Lazio


I biancocelesti arrivavano da un’estate drammatica, segnata dallo scandalo del Totonero-bis e dalla pesante penalizzazione in campionato. Eugenio Fascetti stava ricostruendo una squadra prima ancora che un gruppo, in un clima di grande pressione.
Ma il nome “Lazio”, nonostante tutto, restava pesante.
Al Ceravolo, quella sera, si presentarono circa 5.000 spettatori, pronti a vivere una partita che nessuno immaginava potesse trasformarsi in un evento storico.

Bastarono quattro minuti
Il calcio d’inizio è appena un gesto formale.
3’ – 1-0 Catanzaro: Soda.
4’ – 2-0 Catanzaro: Palanca.

Due colpi in quaranta secondi. Due pugnalate che trasformano immediatamente la partita in un monologo giallorosso.
Soda colpisce per primo su assist di Palanca, poi è lo stesso Palanca a firmare il raddoppio con una giocata delle sue: controllo, classe, sinistro vellutato e pallonetto alle spalle di Martina.
Il Ceravolo esplode. La Lazio è già stordita.

Una lezione di calcio


Da quel momento la partita prende una direzione unica.
Il Catanzaro corre di più, pressa meglio, anticipa ogni giocata. Palanca dirige, inventa, illumina. Soda attacca ogni spazio con ferocia agonistica. Il centrocampo giallorosso domina.
La Lazio non reagisce.
E quando sembra che il primo tempo debba chiudersi sul 2-0, arriva il colpo che spezza definitivamente la gara.
44’ – ancora Soda: 3-0.
All’intervallo la partita è già finita.

 

Il capolavoro


La ripresa non cambia il copione, lo amplifica.


Al 57’ Palanca firma il 4-0, seguendo un’azione sulla fascia dello stantuffo Marco Rossi e ribadendo in rete di sinistro la sua firma indelebile sul match.
Soda esce tra gli applausi scroscianti del pubblico. La Lazio è ormai inerme.
Nel finale arriva anche il sigillo di Chiarella (82’), sugli sviluppi di un calcio d’angolo calciato proprio da Palanca.
Cinque a zero.
Un risultato che avrebbe potuto essere ancora più pesante, se l’incrocio dei pali colpito da Palanca, con Martina immobile, su punizione all’87’ non avesse negato il possibile 6-0.

Il tabellino


Coppa Italia 1987/88 – Girone 8
CATANZARO–LAZIO 5-0
CATANZARO: Zunico, Corino, M. Rossi, E. Nicolini, Cascione, Masi, Borrello (72’ Cristiani), Iacobelli (62’ A. Costantino), Soda (68’ Chiarella), G. Bongiorni, Palanca.
Allenatore: Guerini
LAZIO: Martina, Brunetti, Beruatto, Esposito (25’ Caso), Gregucci (62’ Piscedda), Marino, Savino (62’ Nigro), Camolese, Galderisi, Pin, Monelli.
Allenatore: Fascetti
Marcatori: 3’ Soda, 4’ Palanca, 44’ Soda, 57’ Palanca, 82’ Chiarella
Arbitro: Luci (Firenze)
Ammoniti: Masi
Spettatori: circa 5.000

Un risultato che fece rumore in tutta Italia


Il giorno dopo, i giornali non ebbero dubbi: era una notizia nazionale.
Da una parte la disfatta della Lazio, dall’altra l’esaltazione di un Catanzaro perfetto. La stampa romana fu durissima, mentre in Calabria quel 5-0 veniva vissuto come una dichiarazione d’identità.
Eugenio Fascetti, nel dopo gara, fu netto:
Non può essere questa la Lazio. Sarebbero guai seri. Molti hanno mostrato supponenza, altri si sono adeguati. Forse avrei dovuto cambiarli tutti.”
Parole che raccontano tutta la frustrazione di una giornata irreale.

Il senso di quella giornata


Per il Catanzaro non fu una qualificazione, non fu un trofeo. Fu qualcosa di diverso.
Fu la dimostrazione che quella squadra, pur giovane e appena salita di categoria, poteva mettere in difficoltà chiunque. Fu una serata in cui tecnica, intensità e orgoglio si fusero in un’unica immagine: il Ceravolo in festa.

Redazione 24



 

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