Premessa doverosa. Quello che segue non è un retroscena né il racconto di fatti accertati. È un esercizio giornalistico costruito sui pochi elementi pubblici oggi disponibili, sulle norme federali note e su una serie di ipotesi formulate esclusivamente per provare a dare una spiegazione logica all’apparente immobilismo che, all’8 luglio, continua a caratterizzare la scelta dell’allenatore del Catanzaro.
I fatti sono noti. Il Catanzaro aveva individuato in Marco Turati il successore di Alberto Aquilani. Il tecnico aveva già iniziato a lavorare con il direttore sportivo Ciro Polito, partecipando alle valutazioni di mercato e visitando anche la sede del ritiro estivo di Livigno. Poi, improvvisamente, la frenata.
Nel frattempo è emerso con forza l’interesse dello Spezia, dove il direttore sportivo Guido Angelozzi lo vorrebbe alla guida del nuovo progetto tecnico.
Il nodo del patentino sembrerebbe non esserci più
Nelle scorse settimane uno degli aspetti più dibattuti riguardava il patentino federale.
Turati, infatti, possiede l’abilitazione per allenare fino alla Serie C. Tuttavia, con l’ammissione ufficiale al Supercorso di Coverciano – https://www.uscatanzaro.net/turati-al-catanzaro-risolto-il-nodo-patentino-la-figc-lo-ammette-al-corso-uefa-pro/ – già comunicata dalla FIGC, la situazione cambia sensibilmente.
In questi casi la Federazione può concedere la necessaria deroga per consentire al tecnico di allenare anche in Serie B durante il percorso formativo. Un’eventualità già verificatasi in passato.
Se così fosse, il tema dell’abilitazione non rappresenterebbe più il vero ostacolo.
E allora dove nasce lo stallo?
Se il problema del patentino fosse stato sostanzialmente risolto, bisognerebbe cercare altrove la spiegazione.
Ed è qui che entra in campo una possibile ricostruzione, tutta da verificare.
Se il contratto tra Turati e il Catanzaro fosse stato effettivamente firmato e depositato dopo l’ammissione al Supercorso, il tecnico sarebbe, a tutti gli effetti, l’allenatore del Catanzaro.
A quel punto una semplice comunicazione con cui manifestasse la volontà di non proseguire potrebbe non essere sufficiente a liberarlo.
Le dimissioni basterebbero?
È questa la domanda centrale.
In linea teorica, le dimissioni unilaterali potrebbero non sciogliere automaticamente il rapporto contrattuale.
Il tecnico rimarrebbe comunque formalmente legato al Catanzaro fino a quando il contratto non venisse risolto consensualmente o con altri strumenti previsti dall’ordinamento sportivo.
Inoltre — ed è soltanto un’ipotesi — un recesso unilaterale potrebbe anche esporre il tecnico a eventuali valutazioni disciplinari o a possibili richieste risarcitorie, qualora il club ritenesse di aver subito un danno organizzativo ed economico.
Si tratta naturalmente di scenari teorici, che dipenderebbero dal contenuto del contratto e dalla normativa applicabile.
Il possibile cortocircuito
Ed è proprio qui che potrebbe essersi creato il punto di stallo.
Da una parte il Catanzaro avrebbe investito tempo e programmazione su Turati: mercato, pianificazione del ritiro, organizzazione tecnica.
Dall’altra il tecnico sembrerebbe orientato verso un’altra destinazione.
Il presidente Floriano Noto, come già dimostrato in altre circostanze, potrebbe ritenere legittimo ottenere un ristoro per il danno subito prima di concedere la liberazione del tecnico.
In altre parole, il Catanzaro potrebbe non avere alcun interesse a risolvere gratuitamente un contratto appena perfezionato.
E l’esonero?
Anche questa strada, almeno teoricamente, presenterebbe alcune criticità.
Se fosse il Catanzaro a esonerare Turati, il tecnico rimarrebbe comunque sotto contratto e quindi, salvo successiva risoluzione consensuale, continuerebbe ad essere tesserato del club.
L’esonero, inoltre, comporterebbe inevitabilmente anche oneri economici a carico della società.
Anche in questo caso, quindi, non sembrerebbe una soluzione automatica.
Intanto Gorgone aspetta
Nel frattempo, secondo numerose indiscrezioni di stampa, il Catanzaro avrebbe già individuato in Giorgio Gorgone il profilo sul quale ripartire.
Eppure, anche su questo fronte, continua a mancare qualsiasi ufficializzazione.
Un silenzio che potrebbe essere coerente con l’ipotesi di un contratto con Turati ancora formalmente in essere: difficilmente una società potrebbe presentare il nuovo allenatore prima di aver definito completamente la posizione del precedente.
Solo il tempo dirà quale sia la verità
Naturalmente potrebbe esserci una spiegazione completamente diversa da quella qui ricostruita.
Potrebbero esistere aspetti giuridici, contrattuali o semplicemente negoziali che nessuno conosce e che verranno chiariti soltanto quando le società coinvolte decideranno di parlare.
Fino ad allora, quello del “caso Turati” resterà un mosaico incompleto.
Nel calcio, come spesso accade, il silenzio racconta molto quanto le parole.
E forse, questa volta, anche qualcosa di più.
TM


Un’ altro pagliaccio .