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Catanzaro, basta raccontarsi la partita: a Genova l’ennesimo campanello d’allarme

Scritto da Redazione

Il 2-1 contro la Sampdoria lascia in eredità la quarta sconfitta consecutiva in trasferta. Non basta il possesso, non basta qualche buona giocata: adesso servono risposte, lucidità e la volontà di uscire da una situazione che non può più essere ignorata.

Il 2-1 contro la Sampdoria non è soltanto il risultato di un errore nel finale. La gestione della superiorità numerica e alcune sostituzioni lasciano interrogativi sulla capacità di sfruttare una situazione che avrebbe dovuto favorire i giallorossi.
Una partita può essere persa per un episodio, ma prima di arrivare all’episodio bisogna guardare tutto quello che è successo nei novanta minuti.
E a Genova, oltre all’errore che ha regalato alla Sampdoria il gol del 2-1, ci sono diversi aspetti tecnici sui quali il Catanzaro dovrà interrogarsi.
Il primo riguarda una questione molto semplice: come si sfrutta una superiorità numerica?
Perché quando una squadra gioca per oltre venti minuti contro dieci uomini, non è obbligatorio vincere. Ma è necessario fare tutto il possibile per trasformare quel vantaggio in una condizione realmente favorevole.
Il Catanzaro, invece, non è riuscito a farlo.


Il possesso non diventa pericolosità


Nel primo tempo i giallorossi hanno avuto una discreta gestione del pallone e in alcuni momenti sono riusciti a tenere la Sampdoria nella propria metà campo.
Ma il possesso non è diventato una produzione offensiva adeguata.
Il vantaggio è arrivato nel recupero grazie all’autogol di Gartenmann, mentre dall’altra parte la Sampdoria era comunque riuscita a creare qualche situazione interessante, compreso il palo colpito da Abildgaard e un intervento importante di Pigliacelli.
Il problema, dunque, non è stabilire chi abbia avuto maggiormente il pallone. Il problema è capire cosa sia stato costruito con quel pallone.
Perché una squadra può avere il controllo territoriale senza avere il controllo della partita. E il Catanzaro, soprattutto nella ripresa, ha dato proprio questa sensazione.


La Sampdoria alza il ritmo e il Catanzaro arretra


All’inizio del secondo tempo la Sampdoria aumenta l’intensità e i giallorossi arretrano.
Il pareggio di Insigne arriva dopo una fase nella quale la squadra di casa aveva già iniziato a prendere campo e fiducia.
Era una reazione prevedibile.
La Sampdoria era sotto, giocava davanti al proprio pubblico e aveva bisogno di aumentare il ritmo. Il Catanzaro avrebbe dovuto essere pronto a gestire quella pressione e, soprattutto, a trovare il modo di ripartire.
Invece la squadra perde progressivamente campo.


Poi arriva l’espulsione di Abildgaard


Ed è qui che la partita avrebbe dovuto cambiare. L’uomo in più resta soltanto sulla carta.
Giocare contro dieci uomini significa avere più spazi, più possibilità di manovra e, almeno sulla carta, più soluzioni.
Ma bisogna saperli occupare.
Il Catanzaro fa girare il pallone, ma negli ultimi trenta metri la manovra diventa spesso lenta e prevedibile. Manca quella rapidità necessaria per spostare la difesa avversaria e creare occasioni pulite.
La superiorità numerica resta così un dato del tabellino, senza trasformarsi in una vera superiorità sul campo.
Pecorino ha l’occasione per il possibile 2-1 e non riesce a concretizzarla. È un episodio che pesa, ma che arriva dentro una fase nella quale il Catanzaro avrebbe dovuto produrre molto di più.
E qui entrano in gioco anche le scelte dalla panchina.


Cambiare sì, ma nel modo giusto


Intervenire era necessario. Il problema non è il principio dei cambi, ma la loro funzionalità rispetto a quello che la partita stava chiedendo.
Togliere Mosti, autore di nove reti nella passata stagione e giocatore che può rappresentare una soluzione quando serve aumentare la pericolosità offensiva, lascia qualche perplessità.
Ancora più discutibile appare la rinuncia a Pafundi, uno dei pochi elementi capaci di inventare una giocata anche dal nulla, saltare l’uomo e creare superiorità individuale.
Non significa che i due dovessero necessariamente rimanere in campo fino alla fine.
Significa chiedersi se, proprio nel momento in cui il Catanzaro aveva un uomo in più, fosse opportuno rinunciare contemporaneamente a due giocatori con caratteristiche offensive così specifiche.
E soprattutto bisogna guardare all’assetto che ne è derivato.


Una fascia sovraffollata, l’altra quasi vuota


Dopo i cambi, sulla destra si viene a creare una situazione difficilmente comprensibile.
Candela, utilizzato da braccetto di destra, accompagna la manovra insieme a Frosinini e Di Francesco.
Tre giocatori che finiscono per gravitare sulla stessa zona del campo.
Dall’altra parte, invece, rimane il solo Alesi.
Il rischio è evidente: invece di allargare la Sampdoria e costringerla a difendere su tutto il fronte offensivo, il Catanzaro finisce per concentrare troppe risorse su una sola corsia, lasciando meno soluzioni dall’altra parte.
Contro una squadra in dieci, l’ampiezza avrebbe dovuto diventare uno degli strumenti principali per creare spazi.
Cambiare rapidamente gioco, attaccare il lato debole, portare uomini negli ultimi metri: erano queste alcune delle possibilità che la superiorità numerica avrebbe dovuto offrire.
Invece la manovra non riesce a diventare realmente più pericolosa.


La partita si decide anche nella gestione


Alla fine arriva il retropassaggio sbagliato di Antonini, Candela non legge la situazione e Begić trova il gol del 2-1.
L’errore individuale è evidente.
Ma una partita non si perde soltanto nel momento in cui arriva il gol.
Si perde anche nei minuti precedenti, quando non si riesce a sfruttare un vantaggio numerico, quando le occasioni sono poche e quando una squadra in superiorità non riesce a imporre il proprio gioco.
È questo il punto tecnico sul quale il Catanzaro dovrà riflettere.
Non si tratta di stabilire se una singola sostituzione avrebbe cambiato il risultato. Nessuno può saperlo.
Si tratta di capire se le scelte effettuate abbiano aumentato oppure ridotto le possibilità della squadra di vincere la partita.
A Genova, guardando quello che è successo dopo l’espulsione, qualche dubbio è inevitabile.
E proprio perché la stagione è ancora lunga, questi dubbi devono trasformarsi rapidamente in riflessioni e, soprattutto, in soluzioni.

Foto US Catanzaro 1929

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