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Catanzaro, chi ha la responsabilità di questa crisi?

Scritto da Redazione

La sconfitta di Genova è l’ennesimo campanello d’allarme: errori individuali, difficoltà nei finali e una continuità che ancora manca

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C’è una cosa che nel calcio può diventare persino più pericolosa di una sconfitta: raccontarsela.
Convincersi che, in fondo, si è giocato bene. Aggrapparsi al possesso, a qualche buona giocata, a un primo tempo discreto. Cercare nell’episodio la spiegazione di tutto.
Dopo il 2-1 subito a Genova contro la Sampdoria, però, è arrivato il momento di guardare la situazione con maggiore lucidità.


Non è soltanto una questione di episodi


L’errore di Antonini e Candela pesa sul risultato. Pecorino ha avuto l’occasione per riportare avanti il Catanzaro e non l’ha sfruttata.
Sono episodi che fanno parte del calcio. Ma fermarsi agli episodi sarebbe troppo semplice.
Perché quando gli errori individuali arrivano con una certa frequenza e dentro partite nelle quali la squadra fatica a gestire i momenti decisivi, bisogna cercare qualcosa di più profondo.
A Genova il Catanzaro è passato in vantaggio. Ha visto la Sampdoria pareggiare. Ha avuto la possibilità di giocare in superiorità numerica. Ha avuto l’occasione per tornare avanti.
E alla fine ha perso.


Quattro trasferte, quattro sconfitte


Il dato delle quattro sconfitte esterne consecutive è quello che più di ogni altro deve far riflettere.
Non perché stabilisca da solo il valore della squadra, ma perché racconta una difficoltà che si sta ripetendo. E quando una situazione si ripete, bisogna interrogarsi sulle cause.
C’è poi la questione dei finali.
Südtirol, Vicenza, Sampdoria: partite differenti, ma una costante che torna. Quando la gara arriva nella sua fase decisiva, il Catanzaro sembra perdere lucidità e capacità di gestione.
È un problema fisico? È un problema mentale? È una questione di concentrazione, organizzazione o personalità?
Probabilmente la risposta non è riconducibile a un solo aspetto.
Ma una cosa è certa: le soluzioni non possono essere trovate da chi guarda la partita dalla tribuna o dalla televisione. Spettano a chi ha la responsabilità della squadra.
Le responsabilità ci sono, ma il processo può aspettare
Le responsabilità esistono. Negarlo sarebbe sbagliato.
Ci sono scelte tecniche da valutare, prestazioni individuali da analizzare, aspetti della preparazione da verificare e una gestione delle partite che deve essere attentamente esaminata.
Ma oggi non serve compilare una lista di colpevoli. Sappiamo tutti che non sarebbe difficile trovarne.
Il problema è un altro: capire come uscire da questa situazione.
Perché siamo già dentro una fase difficile e il campionato non si ferma per consentire di fare processi.
Servono risposte e non bisogna raccontarsi una partita diversa Anche questo è importante.

Giocare bene e poi perdere?

Non è esattamente così. Il Catanzaro ha mostrato più volte di non avere il necessario equilibrio: il possesso palla, da solo, non significa giocare bene. Quando gli avversari alzano la pressione e recuperano il pallone, la squadra va spesso in difficoltà e raramente riesce a riconquistarlo nella metà campo avversaria. Un aspetto intravisto soprattutto nella gara di Coppa Italia contro il Südtirol, quando le condizioni degli avversari e il diverso stato di forma hanno probabilmente favorito il Catanzaro, ma solo per circa un’ora. L’equilibrio, insomma, è apparso soltanto a sprazzi e finché gli avversari — e non parliamo certo di squadre irresistibili come Sampdoria, Südtirol e Vicenza — non hanno aumentato ritmo e intensità.

Gorgone ha parlato della necessità di trovare soluzioni e del fatto che le buone prestazioni, da sole, non bastano più. È probabilmente il punto da cui partire.
Perché ammettere che qualcosa non funziona non significa distruggere il lavoro fatto.
Significa provare a correggerlo.

Più occhi per aiutare Gorgone?


Gorgone è davvero supportato a dovere in panchina? Oltre al suo staff c’è anche il direttore sportivo, che naturalmente non avrà voce sulle questioni tecniche. Ma viene spontaneo ricordare quanto, in passato, fosse continuo il confronto in panchina tra Aquilani, Agnelli e Falcone, anche attraverso gli strumenti tecnologici oggi utilizzati dagli staff moderni. Più occhi vedono meglio di due, questo è noto. E allora la domanda è: ci sono abbastanza occhi e competenze ad affiancare Gorgone durante la partita? Anche perché un calciatore, quando entra, dovrebbe avere già indicazioni precise su cosa fare, costruite e approfondite durante il riscaldamento con i collaboratori del tecnico. Era così anche nei momenti iniziali più difficili, e forse ci eravamo semplicemente abituati troppo bene.


Adesso serve reagire, non abbattersi


Il momento è complicato.
E proprio per questo bisogna evitare due rischi opposti: far finta che non stia succedendo nulla oppure pensare che sia già tutto compromesso. Nessuna delle due strade aiuta.
Il Catanzaro deve trovare il modo di reagire, recuperare continuità e soprattutto ritrovare quella capacità di stare dentro le partite fino all’ultimo pallone.
Le soluzioni, però, spettano a chi di dovere.
Società, area tecnica, allenatore, staff e giocatori dovranno assumersi le rispettive responsabilità e capire cosa correggere.
Noi possiamo fare un’altra cosa.
Possiamo porre domande, possiamo non condividere alcune scelte, possiamo chiedere risposte.
Ma non possiamo decidere la formazione, preparare gli allenamenti, scegliere i cambi o correggere gli errori durante una partita.
Le soluzioni spettano a chi ha la responsabilità di trovarle. Perché trovare oggi le responsabilità è fin troppo facile.

E forse è proprio questo il momento nel quale bisogna evitare che la ricerca del colpevole diventi più importante della ricerca della soluzione. Il Catanzaro è in difficoltà. Il campionato è ancora lungo. Gli errori possono essere corretti. Le situazioni possono cambiare.
A condizione che ci sia la volontà di farlo.
E allora, adesso, servono lucidità, lavoro e risposte.
E soprattutto serve non perdere il senso di appartenenza proprio nel momento più complicato.
Noi possiamo fare poco per cambiare ciò che accade sul campo. Ma possiamo fare una cosa che dipende soltanto da noi: esserci.
Noi ci siamo.

Redazione 24

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