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Catanzaro, ultimi e senza alibi: cosa sta succedendo davvero?

Scritto da Redazione

Dalle lacrime di Monza al fanalino di coda: nessuno chiedeva una corazzata, ma le scelte sportive sono sotto esame.

 

Dalle lacrime di Monza a una realtà inattesa


Nessuno, dopo le lacrime di gioia di Monza, avrebbe immaginato che, a distanza di pochi mesi, il Catanzaro si sarebbe ritrovato ultimo in classifica dopo sette giornate. Quelle lacrime raccontavano un’emozione collettiva, un percorso capace di conquistare migliaia di tifosi giallorossi e raccogliere attestati di stima da tutta Italia.


Non ci si aspettava una corazzata pronta a dominare il campionato, né sarebbe stato realistico pensare di trattenere tutti i talenti emersi negli ultimi anni, da Favasuli a Cissé fino a Liberali. Le dinamiche economiche del mercato fanno parte del calcio e i parametri fissati dalla società vanno rispettati. Ma proprio le partenze (vedi tutte le altre cessioni) avrebbero richiesto scelte capaci di mantenere un adeguato livello competitivo.
Il problema oggi non è soltanto la posizione in classifica, ma il confronto con altre squadre che, pur attraversando momenti complicati, hanno trovato il modo di reagire e conquistare risultati. Il Catanzaro, invece, sembra ancora alla ricerca di un’identità precisa.


La fiducia a Gorgone e la prova di Verona


Dopo la pesante sconfitta contro il Mantova, la società ha confermato la fiducia a Giorgio Gorgone, auspicando attraverso una nota ufficiale «una prova convincente» nella trasferta del Bentegodi.
Il pareggio di Verona, per come si è sviluppata la partita, è un risultato prezioso. Ma resta una domanda: la prestazione ha davvero convinto la proprietà e il direttore sportivo?
Una prova convincente non coincide necessariamente con una vittoria, ma dovrebbe offrire segnali di crescita, equilibrio e personalità. Le sensazioni che arrivano dalla città, tuttavia, raccontano una preoccupazione ancora diffusa.
La valutazione, inoltre, non può riguardare soltanto l’allenatore, ma l’intero staff, compresi vice e preparatore atletico. È legittimo chiedersi se il gruppo di lavoro abbia individuato le soluzioni necessarie per riportare la squadra su un percorso più convincente.


Le retrocessioni del passato non sono tutte uguali


La storia del Catanzaro offre lezioni importanti, ma è necessario distinguere contesti profondamente diversi.
La retrocessione dell’era Merlo fu ampiamente annunciata. La rottura con la tifoseria aveva raggiunto livelli evidenti e la decisione di smantellare la squadra, con le cessioni di elementi importanti come Sabato, Mauro, Borghi, Celestini e tanti altri protagonisti della stagione del settimo posto in A, contribuì a un epilogo che appariva ampiamente prevedibile già alla vigilia del campionato. Non fu soltanto una questione di risultati, ma una frattura profonda che finì per compromettere il rapporto tra società, squadra e ambiente.
Diverso è il discorso per gli altri tre campionati nei quali il Catanzaro si ritrovò ultimo per due volte in B, compresa la salvezza in C2 conquistata ai danni del Pomezia, quando ci si chiamava FC Catanzaro
In quelle circostanze mancava una società in grado di offrire garanzie e prospettive solide. Situazioni che non possono essere paragonate a quella attuale, perché oggi il club può contare su una proprietà forte e strutturata.
Ed è proprio questa differenza a rendere il presente ancora più difficile da comprendere. Se allora le difficoltà erano legate anche all’assenza di una guida societaria adeguata, oggi la classifica sembra riflettere soprattutto le scelte sportive sbagliate e le conseguenze di una gestione tecnica che, finora, non ha dato i risultati sperati.
La solidità della proprietà è un punto di forza, ma da sola non basta a garantire la competitività sul campo.


Una società forte deve saper leggere il momento


Nessuno mette in discussione il lavoro svolto dalla proprietà negli ultimi anni, né si può cancellare quanto costruito per un avvio di stagione negativo. Tuttavia, riconoscere i meriti del passato non significa rinunciare a una valutazione critica del presente.
Dopo settimane di risultati deludenti, il rischio è che anche il punto di Verona diventi soltanto un rinvio, senza chiarire se la strada intrapresa sia quella giusta. La fiducia è legittima, ma deve poggiare su riscontri concreti. Quando la realtà del campo sembra contraddire le aspettative espresse ufficialmente, è naturale chiedersi quali siano le valutazioni della società e del direttore sportivo.
Non servono processi né polemiche. Serve la lucidità di riconoscere gli errori e, se necessario, correggerli senza lasciarsi condizionare dalla paura di prendere decisioni impopolari. Anche l’attesa, quando si prolunga oltre il necessario, può diventare un rischio.


Il patrimonio Catanzaro merita risposte


Dopo sette giornate il campionato è ancora lungo e la classifica concede margini per recuperare. Ma non è il momento di affidarsi soltanto alla speranza: occorre ritrovare un’identità di gioco e una squadra capace di affrontare ogni partita con maggiore convinzione.
La proprietà ha dimostrato negli anni di possedere capacità organizzative ed economiche importanti. Ora è chiamata a mettere questa forza al servizio di un progetto che, sul campo, sta incontrando ostacoli evidenti.
Dalle lacrime di Monza all’ultimo posto, il passo è stato dolorosamente breve. Il legame tra squadra, città e tifoseria resta una risorsa preziosa e a Verona si è avuta la conferma, ma deve essere alimentato da segnali concreti, non soltanto dai ricordi di un passato recente esaltante.
Il Catanzaro di oggi non è una società allo sbando, come accadde in altre stagioni. È una realtà solida che sta pagando scelte sportive finora rivelatesi sbagliate. Ed è proprio per questo che la proprietà ha il dovere di affrontare la situazione con lucidità, prima che una classifica ancora recuperabile diventi un problema ben più serio.

Redazione 24

 

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3 Commenti

  • Che disastro, purtroppo lo avevo previsto sin da prima che iniziasse il campionato, tutte le squadre di serie B si sono rinforzate in modo sorprendente, noi abbiamo perso molto a centrocampo e senza centrocampo non vai da nessuna parte, l’attacco è discreto, la difesa è sufficiente (grazie al portiere), ma il centrocampo è insufficiente.
    Una squadra con questi problemi può essere comunque essere mantenuta a livelli decenti (metà classifica) da un buon allenatore, ma abbiamo un buon allenatore?

  • Vogliamo mantenere un minimo di ottimismo?
    Abbiamo giocato 5 partite su sette fuori casa e in media inglese non siamo ancora gli ultimi.
    Abbiamo una proprietà solida e capace che riuscirà a venire fuori da questa situazione in un modo o nell’altro.
    Diamo tempo e fiducia e ricordiamoci che vent’anni fa, all’epoca dell’ultima retrocessione in serie C, chiudemmo ultimi in classifica dopo aver cambiato ben quattro allenatori.

  • Finalmente un’ articolo serio e scritto in modo intelligente. La verità è che si è cercato un’ alternativa al mister e quei 2/3 nomi hanno declinato… stessa cosa x certi giocatori che hanno rifiutato noi (come ha detto Polito in una conferenza..)x scegliere piazze meno blasonate tipo Di Nardo, ecc..
    La Samp (in 10) e il Vicenza l’unica vittoria l’hanno fatta contro di noi…

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