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Emozioni e sensazioni, quando una partita di calcio regala sogni: la prima volta nella curva del Catanzaro

Scritto da Redazione

Tra cori assordanti, polpette, arancini e un’accoglienza inaspettata, Edoardo scopre un mondo che non conosceva. A fine partita una domanda sorprende tutti.

Nato e cresciuto a Verona, calabrese per metà e con radici che lo legano alla terra giallorossa. Edoardo, 12 anni, ha vissuto al Bentegodi la sua prima partita del Catanzaro e soprattutto la sua prima esperienza in curva, tra cori, bandiere e tifo instancabile.

A portarlo allo stadio è stata la zia, che segue le trasferte delle Aquile insieme al Club Massimo Palanca di Bologna. Un’occasione per avvicinare Edoardo a quella fede calcistica che, per tanti calabresi lontani dalla propria terra, continua a rappresentare un legame concreto con le proprie origini.

A impressionarlo è stata innanzitutto la curva, con i suoi cori continui, la partecipazione dei tifosi e un sostegno alla squadra che non si interrompe mai.

«Non immaginavo un tifo così potente!», il suo commento davanti a un’intensità e a un modo di vivere la partita che non si aspettava.

Ma il tifo giallorosso si vive anche fuori dallo stadio. Edoardo lo ha scoperto nel parcheggio del Bentegodi, diventato un punto di ritrovo tra polpette, arancini e chiacchiere prima della partita.

E soprattutto osservando la familiarità tra tifosi che, pur non conoscendosi, si ritrovano a parlare, mangiare e cantare insieme come se si frequentassero da sempre.

Un piccolo spaccato di ciò che significa seguire il Catanzaro in trasferta: chilometri, aggregazione, cori e un’appartenenza che continua a unire generazioni diverse, anche a centinaia di chilometri dalla Calabria.

Il bilancio della prima volta in curva di Edoardo sta tutto nella domanda a fine partita:

«Zia, quando è la prossima trasferta?»

Le radici, anche lontano da Catanzaro, si fanno sentire.

Emmegi 

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