L’undicesimo appuntamento stagionale vedrà il Catanzaro di scena al Manuzzi di Cesena. Una trasferta storicamente ostica per le Aquile, resa ancora più complicata da un avvio di campionato dei giallorossi disastroso che lo relega all’ultimo posto in classifica.
I romagnoli occupano la dodicesima posizione e, tra le mura amiche, sono ancora imbattuti. Il bilancio casalingo, tuttavia, racconta di una sola vittoria a fronte di ben cinque pareggi.
Scommettiamo?
Il club bianconero ha deciso di scommettere su “Alino” Diamanti, talentuoso trequartista con un passato anche in Nazionale, ma alla prima esperienza da allenatore in Italia. Il tecnico toscano aveva chiuso la carriera da calciatore in Australia, dove ha mosso anche i primi passi in panchina, guidando una squadra della terza serie locale.
Sulle “ali” dell’entusiasmo
Il mercato del Cesena, chiuso con un saldo attivo, ha portato in Emilia diversi elementi che sembrano essersi integrati al meglio nel progetto tecnico. Hanno trovato spazio anche due ex giallorossi, Pagano e D’Andrea: il primo reduce da una stagione travagliata a Bari, il secondo condizionato da problemi fisici che, durante la sua esperienza ad Avellino, gli hanno impedito di esprimere appieno il proprio talento.
La rosa è stata rinforzata in difesa con gli innesti di Ilic e Gelli, ma soprattutto si è intervenuti sugli esterni offensivi, fondamentali nell’idea di calcio di Diamanti. Oltre al già citato D’Andrea e a Druiventak sulla destra, sono arrivati in prestito anche due giovani come Caprini e Fiori.
La solidità si ottiene con la fluidità
Risulterebbe una perdita di tempo, per chi scrive ma soprattutto per chi legge, cercare di inquadrare il Cesena di Diamanti in moduli e schemi rigidi. Orientativamente, la squadra parte da un 4-3-3 che può trasformarsi in un 4-1-4-1. Ma più dei numeri è la filosofia del tecnico toscano a raccontare le intenzioni della squadra. Una filosofia che si ritrova già nel titolo della tesi discussa a Coverciano per conseguire, la scorsa estate, l’abilitazione UEFA Pro: La sana follia.
Non si tratta soltanto di una suggestione lessicale. La costruzione del gioco parte dal basso, coinvolgendo direttamente il portiere: Siano, cresciuto nella Juventus, chiamato a sostituire tra i pali lo sfortunato Klinsmann dopo il grave infortunio dello scorso aprile.
L’obiettivo è sottrarre punti di riferimento agli avversari attraverso un’occupazione degli spazi volutamente asimmetrica. I reparti si muovono senza seguire geometrie prestabilite, alternando altezze e posizioni di esterni e centrocampisti interni. Ne deriva un sistema dinamico, nel quale diventa fondamentale la capacità dei singoli di leggere le situazioni e adattare i propri movimenti.
Trovare continuità per continuare a sperare
Per il Catanzaro sarà quindi importante spostare il focus dal controllo degli spazi secondo riferimenti geometrici fissi alla gestione dei tempi di pressione e delle letture individuali. Serviranno aggressività sul portatore di palla e capacità dei braccetti difensivi di uscire in marcatura senza lasciare scoperti gli spazi alle proprie spalle.
Sono meccanismi che il Catanzaro visto finora non ha ancora dimostrato di padroneggiare con continuità e sui quali Mignani, che fino allo scorso marzo sedeva proprio sulla panchina bianconera, dovrà lavorare con particolare attenzione.
Due generazioni a confronto
Uno dei protagonisti della partita sarà certamente Cristian Shpendi, bomber bianconero e capocannoniere del campionato, autore di otto degli undici gol realizzati finora dai romagnoli. Sul fronte opposto si attende invece uno squillo di capitan Iemmello, già a segno contro i bianconeri in tre delle ultime quattro sfide.
La gara del Manuzzi rappresenterà un banco di prova importante per entrambe le formazioni. Il Catanzaro ha bisogno di punti, ma soprattutto di trovare un’identità di gioco riconoscibile. Il Cesena, dal canto suo, è chiamato a sfruttare meglio il fattore campo per alimentare le proprie ambizioni di classifica.
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Redazione 24

