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Benevento-Catanzaro: Storie di streghe, aquile e decisioni importanti.

Ci sono partite che sfuggono alla normale logica del calendario, vestendosi di un fascino ancestrale che mescola il rettangolo verde alle leggende del territorio. Benevento-Catanzaro è una di quelle sfide che si caricano di magia, non solo perché sul terreno di gioco si incrociano due storie nobili e due simboli iconici come la Strega e l’Aquila, ma perché l’aria che si respira nel Sannio ha il sapore inconfondibile del sortilegio sportivo, unito da quella comune fede giallorossa che infiamma piazze caldissime.

Da un lato c’è il mito delle Streghe di Benevento, radicato in una terra ricca di storia, folklore e mistero, mentre dall’altro risponde il volo dell’Aquila di Catanzaro, nobile, anche se affannata, fiera e affamata, che arriva a questa sfida con il morale basso, bassissimo e scossa dall’arrivo del nuovo mister, chiamato a dare una scossa immediata all’ambiente.

Affrontare una partita nell’antica Maleventum, divenuta Beneventum dopo la vittoria di Roma contro Pirro (e quindi il consolidamento del controllo romano nel Sannio), è un po’ come addentrarsi in un bosco incantato: serve la bussola giusta, i nervi saldi e la capacità di non farsi ipnotizzare dal palleggio o dal fattore campo.

Ma le Aquile, si sa, volano alte, non temono sortilegi e prediligono le correnti forti pronte alla sfida quando il clima si fa elettrico e l’adrenalina sale alle stelle.

Il neo tecnico Michele Mignani, immaginiamo, stia preparando la “pozione” perfetta, ovvero un mix di solidità tattica e geometrie, arrivando in campo con l’intenzione di sfoderare la giusta personalità e ribattere colpo su colpo, mentre i padroni di casa puntano a sfruttare la spinta per colpire.

Le Aquile sono pronte a spiegare le ali, le Streghe invece affilano gli artigli e le scope…

Autore

Nadia Stefania De Marco

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