Un segnale da non ignorare
È inutile nascondersi: sei punti sfumati negli ultimi istanti, nelle ultime tre partite, rappresentano un segnale chiaro. Qualcosa non ha funzionato e sarebbe sbagliato far finta di nulla. Allo stesso tempo, però, è altrettanto evidente che queste situazioni fanno parte di un percorso iniziato a luglio, di un cammino costruito giorno dopo giorno e che rientra in un naturale processo di crescita. Un percorso che vede il Catanzaro imporsi, nonostante tutto, ad alti livelli in un campionato difficile e competitivo come la Serie B.
Tra crescita e responsabilità
Spetta al tecnico e al suo staff individuare le soluzioni, perché l’amarezza per le vittorie sfumate deve trasformarsi in uno stimolo, soprattutto per i calciatori. Sono proprio loro, infatti, i primi delusi, esattamente come i tifosi, consapevoli di aver dato tutto senza raccogliere quanto meritato.
Non serve una scienza per capire che certe situazioni — come concedere palle inattive in pieno recupero — nascono da una mancanza di lucidità nella gestione dei minuti finali. Una difficoltà accentuata anche dalle numerose assenze che hanno condizionato le ultime gare, tra squalifiche, infortuni e uomini di esperienza venuti meno nei momenti decisivi.
Una prestazione che lascia l’amaro in bocca
Il Catanzaro visto ieri, incerottato e con diversi elementi non al meglio della condizione fisica, ha comunque disputato una grande partita. Ed è proprio questo che fa aumentare il rammarico.
Dopo un avvio equilibrato, i giallorossi hanno alzato il ritmo costruendo trame avvolgenti e trovando due gol: in apertura con Pittarello e sul finire del primo tempo con Rispoli. Contro un Modena costruito per le zone alte della classifica, rafforzato da importanti innesti a gennaio e dotato di grande fisicità, il Catanzaro ha saputo giocare alla pari, pur concedendo qualcosa, come la ripartenza di De Luca.
Il gol del pareggio di Adorni è emblematico: nasce da una serie di duelli fisici persi, dove la maggiore prestanza degli avversari ha fatto la differenza. Un segnale che si è poi riproposto nel finale, quando ancora una volta i giallorossi hanno pagato centimetri e struttura contro un avversario molto più fisico.
Secondo tempo tra nebbia e occasioni
La ripresa è stata condizionata anche dal fitto nebbione calato sul “Ceravolo”, che ha limitato la visibilità e il ritmo del gioco. Nonostante ciò, il Catanzaro ha avuto le sue occasioni, sfiorando il 3-1 con Di Francesco.
Il Modena ha risposto soprattutto con tentativi dalla distanza, come quello di Ambrosino, senza però creare grandi pericoli fino ai minuti finali. Poi, nel recupero, l’episodio decisivo: la zampata di Mendes su azione d’angolo, favorita da un rimpallo fortuito, che ha sancito un pareggio amarissimo.
Vedere squadre come Modena (e in precedenza il Monza) festeggiare un punto conquistato al “Ceravolo” negli ultimi istanti è, paradossalmente, la misura della forza del Catanzaro: una squadra capace di giocarsela alla pari e spesso dominare contro organici profondi e attrezzati.
Arbitraggio e gestione dei cartellini
Sulla direzione arbitrale resta più di qualche perplessità, soprattutto nella gestione disciplinare. Nel primo tempo i giallorossi sono stati penalizzati da due ammonizioni apparse eccessive, a Cassandro e Pontisso.
Dall’altra parte, interventi duri dei giocatori del Modena su Pittarello, Alesi, Favasui e Liberali sono stati sanzionati con semplici richiami. Il primo cartellino per gli ospiti è arrivato solo a inizio ripresa, tra gli applausi ironici del pubblico.
Una gestione che ha inevitabilmente condizionato la partita, costringendo il Catanzaro a giocare con uomini chiave gravati da ammonizione (con Pontisso che salterà la prossima gara per squalifica). Senza dimenticare le proteste reiterate della panchina ospite, spesso fuori dall’area tecnica senza provvedimenti.
Classifica e prospettive
Il punto conquistato consente comunque al Catanzaro di mantenere tre lunghezze di vantaggio sul Modena, che diventano quattro considerando lo scontro diretto favorevole.
A quattro giornate dal termine della regular season, il calendario propone un equilibrio tra gare in casa e in trasferta. Si partirà già dalla prossima sfida con la Juve Stabia, che chiuderà un ciclo particolarmente intenso per i giallorossi, impegnati da settimane senza sosta.
Le assenze continueranno a incidere nel breve periodo, ma ci sarà poi modo di recuperare energie e uomini. La certezza, però, resta una: come predica il tecnico, questo Catanzaro — ovunque giochi e contro chiunque — ha dimostrato di potersela giocare con tutti.
La speranza
Ora serve trasformare la delusione in energia positiva. Restare uniti, squadra e ambiente, è fondamentale per affrontare il finale di stagione.
Con l’auspicio che ciò che è stato dilapidato nelle ultime partite possa essere restituito in futuro. Perché il calcio sa togliere, ma sa anche dare. E viene da pensare che, dopo quanto accaduto, il detto “non c’è due senza tre” abbia finalmente esaurito il suo corso.
Redazione 24


Ma cosa tirate in ballo l’esperienza, i ragazzini ecc ecc. Vi ricordo che il rigore del Monza al 93 è stato procurato grazie ad una sciocchezza da dilettante dall’esperto Antonini. L’espulsione con rigore dell’ esperto Brighenti ad Avellino grazie ad una sua trattenuta dopo che solo 10 secondi prima la battuta del calcio d’angolo, l’arbitro lo aveva avvisato di non farlo altrimenti lo avrebbe buttato fuori. E ce ne sarebbero tanti altri di episodi fatti dagli esperti che non sto qui ad elencare solo perché ci è andata bene e non hanno causato nulla nell’immediato. Questi due bastano e avanzano.
Ti vorrei ricordare che falli in area come quelli di brighenti se ne vedono tanti ma tanti e gli arbitri li vedono tutti.
Si d’accordo. Ma se l’arbitro 10 sec. prima ti dice “non continuare perché ti fischio il fallo e ti ammonisco” tu che sai di essere già ammonito, che fai? Da persona scaltra e di esperienza, eviti. Anche perché non ce n’era bisogno.