C’era una volta la “zona Cesarini”, quella in cui si costruivano imprese e si ribaltavano partite. Oggi, per il Catanzaro, quella zona è diventata terra ostile. Monza, Avellino, Modena: tre gare diverse, stesso finale. Gol subito negli ultimi respiri, quando il cronometro pesa più delle gambe e la testa dovrebbe fare la differenza.
Non è più sfortuna. Non può esserlo. È qualcosa di più sottile, più profondo. È gestione.
Il Catanzaro di Alberto Aquilani ha costruito nel tempo una squadra riconoscibile, con identità, qualità di gioco e personalità. Una squadra che, come più volte ribadito dal suo allenatore, scende in campo consapevole di poter battere chiunque. Ed è vero. Lo dimostrano prestazioni, classifica e continuità.
Ma il calcio, soprattutto quello che conta, si gioca anche nei dettagli. E gli ultimi minuti sono il dettaglio più crudele.
Contro il Monza è arrivata la beffa nel finale. Ad Avellino un’altra doccia fredda a tempo scaduto. Con il Modena, ancora una volta, il copione si è ripetuto. Situazioni diverse, ma con un filo rosso evidente: calo di attenzione, gestione imperfetta dei momenti, difficoltà nel “portare a casa” il risultato.
Non è solo una questione fisica. È mentale. È sapere quando accelerare e quando congelare la partita. È sporcare il gioco, allontanare il pericolo, leggere le seconde palle con lucidità. È, in una parola, maturità.
Le grandi squadre, quelle che poi vanno fino in fondo, questi minuti li dominano. Li piegano. Li fanno diventare alleati. Il Catanzaro, oggi, li sta ancora subendo.
Eppure, paradossalmente, è proprio qui la notizia positiva. Perché significa che il salto di qualità non è lontano. Non riguarda il gioco, non riguarda la struttura della squadra. Riguarda uno step mentale, quell’ultimo gradino che separa una buona squadra da una squadra pronta a competere davvero per qualcosa di grande.
Le prossime partite serviranno soprattutto a questo. Più che ai punti, serviranno a costruire quella solidità nei finali che nei playoff diventa decisiva. Perché lì, più che altrove, le partite si decidono nei dettagli. E spesso, proprio in quella maledetta “zona Cesarini”.
Il Catanzaro c’è. È forte. È credibile. Ma adesso deve imparare a chiudere. Perché i sogni, per diventare realtà, passano anche da un recupero difeso bene.
Nella foto tratta dal web Renato Cesarini
Harp

