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Catanzaro, ricominciamo da quattro. E speriamo nel lieto fine

Scritto da Francesco Ceniti

Scusate il ritardo.

Michele Mignani dovrebbe presentarsi così, scegliendo l’ironia di Massimo Troisi nella domenica in cui si ritrova nuovo allenatore del Catanzaro. E i tifosi giallorossi potrebbero rispondere, seguendo lo stesso filone cinematografico: Non ci resta che piangere. Specie dopo il sabato nero contro l’Ascoli.

Ma ritardi e lacrime non sono colpa di Mignani e degli ultras.

Entrambi sono stati causati da una miopia ai limiti della cecità da parte del direttore sportivo e della società, che lo ha seguito. Se c’è una cosa peggiore della disfatta subita al Ceravolo, è aver pensato di uscire dalla crisi senza ammettere gli sbagli.

Per dirla in modo più poetico, «Errare è umano, perseverare è diabolico».

Facile dirlo ora, potrebbe obiettare qualcuno. La verità, però, è un’altra: l’allarme era già risuonato altissimo dopo il vergognoso secondo tempo di Genova. Quella sconfitta doveva portare la dirigenza a una scelta drastica e a un immediato cambio di rotta.

C’erano 20 giorni di sosta da sfruttare: il nuovo allenatore avrebbe avuto margini più ampi per impostare la risalita dopo quattro sconfitte in cinque partite, rimediate da un allenatore, Gorgone, non all’altezza del compito e individuato da Polito come ripiego rispetto al piano originario.

Un grave errore di presunzione: nell’anno più complicato da quando siamo tornati in B, serviva maggiore concretezza, a partire proprio dal condottiero.

E invece la sindrome di re Mida (o, se preferite, del modello Catanzaro) ha portato in dote una serie di scommesse, al momento quasi tutte perdute al casinò del calciomercato.

Ci ritroviamo ultimi, bastonati, sbeffeggiati e sconsolati.

Non solo. Abbiamo una rosa di 30 giocatori (nemmeno il Real Madrid arriva a tanto), con il paradosso di limiti strutturali evidenti: difesa inadeguata, centrocampo leggero e attacco spuntato. In compenso, c’è un numero esagerato di mezze punte ed esterni, tanti da bastare per i prossimi dieci campionati.

Il calcio è pieno di acquisti sbagliati, ma la differenza tra vivere e morire sta proprio nella capacità di reagire alle difficoltà, anche sconfessando le decisioni prese poche settimane prima.

E invece la società ha tirato dritto dopo Genova, dopo la batosta contro il Mantova e dopo il pareggio di Verona, fasullo come i soldi del Monopoli.

L’Ascoli ha infierito sui resti del Catanzaro e quasi va ringraziato per aver posto fine all’agonia.

Adesso bisogna guardare avanti e fare di tutto per salvare la B.

Siamo a ottobre e si può tentare la risalita. Certo, da mercoledì i giocatori dovranno cambiare pelle, indossare l’elmetto, resistere e soffrire. In questa fase sarà necessario abbandonare la logica del calcio propositivo e, se serve, rispolverare anche un sano catenaccio e contropiede per cercare di fare più punti possibili fino a gennaio.

Quando la società e il direttore sportivo dovranno intervenire in modo deciso, come accadde nella stagione in cui arrivarono Iemmello e compagni.

Noi pensiamo che il presidente Noto sia la persona giusta al posto giusto e che questa sia l’unica società in grado di garantire al Catanzaro un futuro.

Ed è nei momenti più complicati che si vede la differenza tra chi è all’altezza del compito e chi non lo è.

Gli ultras e la tifoseria del Catanzaro lo sono da sempre. Ora tocca agli altri protagonisti: Mignani, il capitano Iemmello e la squadra, a partire da Benevento; Polito e la società, in vista del 2027.

Insieme possiamo farcela.

Perché anche una salvezza sofferta può essere bella come una promozione e ridare slancio a un progetto preso a schiaffi da un avvio di campionato degno di Halloween.

Ricominciamo da quattro, come i punti in classifica, e speriamo che la conclusione del film in giallorosso abbia un lieto fine.

Francesco Ceniti

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Francesco Ceniti

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