Quando il rettangolo verde si tinge di famiglia: al Vigorito l’esordio di Michele Mignani è una favola d’amore e pallone
Alcune sere il calcio decide di spogliarsi per un attimo della sua corazza fatta di tattiche, pressioni e punti salvezza, per ricordarci che dietro a ogni maglia, a ogni scarpa e a ogni panchina ci sono prima di tutto delle persone. Delle storie. Dei legami profondi che resistono al rumore assordante di uno stadio intero.
Il cronometro segna il triplice fischio sul prato del Ciro Vigorito. Per il Catanzaro è la notte del battesimo di fuoco del nuovo tecnico, Michele Mignani, catapultato in panchina con pochissimo tempo per imprimere la sua impronta. Ma per la Serie B, e soprattutto per chi c’era a guardare, la partita di ieri sera resterà scolpita negli occhi per ben altro. Per quell’incrocio del destino che ha messo faccia a faccia un padre e un figlio: da una parte il mister dei calabresi, dall’altra Guglielmo, giovane e generoso attaccante del Benevento, lottatore in campo e orgoglio di casa.
Novanta minuti vissuti sul filo sottile dell’agonismo: Guglielmo a sgomitare là davanti, a cercare di pungere la difesa della squadra di papà; Michele a urlare indicazioni dalla linea laterale, con gli occhi vigili del tecnico ma il cuore inevitabilmente diviso a metà. Per un giorno, il campo ha tracciato una linea di confine: avversari per amore della maglia, ognuno fedele al proprio destino professionale.
Poi, l’arbitro ha chiuso le ostilità. E la tensione si è sciolta all’istante, lasciando spazio alla poesia pura. Al triplice fischio, il rettangolo verde si è fermato. Gli sguardi si sono incrociati tra la folla di giocatori che rientravano negli spogliatoi, ed è partito lui: un lungo, lunghissimo abbraccio.
Padre e figlio stretti forte, incuranti dei flash dei fotografi e dei cori che ancora scendevano dagli spalti. Un contatto che profuma di sacrifici condivisi, di domeniche passate a sognare la Serie B, di chilometri percorsi, di notti in bianco e di quella gavetta che sa di sudore e passione sincera.
Il tabellone conferma che la partita è finita con un pareggio, un punto che muove la classifica e dà morale. Ma il vero risultato della serata va ben oltre il punteggio o l’analisi tattica. È rimasta l’immagine di un abbraccio infinito sotto le luci dello stadio. Il calcio sa essere spietato, crudele e imprevedibile, ma a volte sa anche regalare cartoline di una bellezza disarmante. Ieri sera, al Vigorito, ha vinto la famiglia. E il cuore di chi ama questo sport non ha potuto fare a meno di battere un po’ più forte.
Immagine dal web
Nadia Stefania De Marco

