Il 3-2 del Menti brucia, soprattutto per come è maturato. È soltanto la prima giornata, ma dalla sconfitta arriva un messaggio chiaro: oltre a gambe e mercato, questa squadra deve ritrovare rapidamente ferocia e mentalità.
Agosto, nel calcio, è il mese delle sentenze anticipate. Basta una partita per accendere entusiasmi o trasformare le chat dei tifosi in processi sommari. Dopo il 3-2 subito dal Catanzaro a Vicenza, il copione è puntualmente tornato in scena: preoccupazioni, richieste di rinforzi, giudizi definitivi e anche parecchio catastrofismo.
In parte è il prezzo di essere stati abituati bene. Questa proprietà e questo Catanzaro, negli ultimi anni, hanno alzato aspettative e ambizioni. Per questo perdere fa male. E perdere come ieri, forse, fa ancora più male: due volte in vantaggio, due volte raggiunti e infine ribaltati nel finale. Una partita che sembrava poter essere portata a casa è scivolata via quando ormai il traguardo era vicino.
Ci saranno tempo e modo per analizzare gli aspetti tecnici e tattici, capire cosa abbia funzionato e cosa no, valutare una rosa ancora in costruzione e un mercato che deve completarla. Siamo al 21 agosto e pretendere oggi meccanismi perfetti da una squadra profondamente rinnovata sarebbe poco realistico. Sono andati via calciatori importanti, uomini che conoscevano questa maglia e certi momenti della partita. Ricostruire non significa soltanto sostituire qualità tecniche: significa ricreare equilibri, gerarchie e carattere.
Ma proprio per questo dalla notte di Vicenza arriva un segnale sul quale bisogna lavorare immediatamente. Al Catanzaro, soprattutto nella parte finale della gara, è sembrata mancare la fame.
Le gambe a un certo punto si sono fermate. Può succedere ad agosto, con una preparazione ancora da completare e una condizione atletica inevitabilmente lontana da quella migliore. Ma quando le gambe diventano pesanti deve intervenire la testa. È lì che bisogna trovare un metro in più, arrivare sulla seconda palla, vincere una contesa, sporcare una giocata, aiutare il compagno e difendere un risultato con tutto quello che resta.
Perché la mentalità non è qualcosa che viene dopo tecnica, tattica e condizione fisica. È ciò che tiene insieme tutto il resto. E in Serie B, dove spesso le partite vengono decise da un episodio, da una palla vagante o da pochi centimetri, può diventare persino l’elemento predominante.
Nessun processo dopo novanta minuti. Sarebbe assurdo. Gli inizi di campionato sono quasi sempre pieni di incognite e lo sono ancora di più per una squadra profondamente rinnovata. Quella di Vicenza potrà tranquillamente rimanere un incidente di percorso. Anzi, potrebbe persino diventare una lezione utile, purché venga letta nel modo giusto.
Perché il calendario non aspetta nessuno. Adesso arriva il Pisa, appena retrocesso dalla Serie A, e servirà immediatamente un Catanzaro diverso nell’intensità e nell’atteggiamento.
Il mercato potrà aggiungere ciò che manca e il lavoro quotidiano migliorerà gambe, automatismi e conoscenza reciproca. Ma c’è qualcosa che non può aspettare la fine di agosto: la fame.
Quella bisogna averla subito. Dal primo all’ultimo minuto. Su ogni pallone, su ogni contrasto, su ogni seconda palla. Anche quando manca il fiato. Soprattutto quando manca il fiato.
Perché si può perdere una partita. Si può sbagliare un passaggio, una marcatura, una lettura. Ma questa maglia chiede di restare dentro la battaglia fino all’ultimo secondo. Vicenza deve servire soprattutto a ricordarlo.
Vicenza deve servire soprattutto a ricordarlo. Harp
Harp
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In effetti la Redazione ha scritto ciò che serve anche a noi tifosi, ben abituati, ad aprire gli occhi e purtroppo farci rendere conto che manca anche la mentalità giusta. Noi eravamo abituati a vedere i giallorossi combattere, aiutarsi a vicenda, se uno perdeva il pallone subito c’era chi lo riconquistava. Ieri sembrava che Ruggero, Mosti, Candela bravi sicuramente ma ripeto sembrava che ognuno si faceva i cazzi suoi, il proprio compitino e stop. Manca il gruppo, il sacrificio.