Dalla Redazione

Il Catanzaro dei poveracci

Lo sfogo di Giuseppe Bisantis, tifoso giallorosso, giornalista RAI e voce di Tutto il Calcio Minuto per Minuto

Catanzarese doc, tifoso giallorosso, affezionato lettore di UsCatanzaro.net, giornalista RAI, una delle voci più amate della più importante trasmissione radiofonica italiana. Quella che tutti noi abbiamo ascoltato almeno una volta. Quella che citiamo sempre quando ci abbandoniamo alla nostalgia di un calcio che non c’è più, di un Catanzaro che non c’è più. Da Tutto il Calcio Minuto per Minuto alle colonne di Puntonet, Giuseppe Bisantis ha voluto affidarci le sue riflessioni sulla crisi che sta vivendo la squadra giallorossa. O quel che ne rimane. Partendo dai ricordi d’infanzia del suo Catanzaro sognato per radio, per arrivare a un’analisi lucida e spietata sui motivi e sulle responsabilità di questa crisi, e sul ruolo giocato da alcuni dei protagonisti che «ci hanno portato negli scantinati del calcio italiano».

Red 

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Anche quest’anno, ma sempre prima come data e come orari, suona in cuffia la sigla storica di Tutto il Calcio Minuto per Minuto. E’ iniziato il mio tredicesimo campionato dentro la più famosa trasmissione della radio italiana. Tredici anni da radiocronista ma prima ancora da fedelissimo ascoltatore. Anni Settanta, anni Ottanta, gli anni di “Linea al Militare…” o più tardi al “Comunale”. Gli anni di Ameri e del tifoso che urla in cabina, gli anni di Ciotti e del suo “Tiro a Rete!” che in sei dentro ad una Citroen sul tratto autostradale con più gallerie d’Italia non riuscivamo a capire se fosse “Tiro e Rete!” (Catanzaro-Verona 2-1 1976/77). Ma non voglio qui fare il solito nostalgico. A quegli anni sono legati i ricordi più belli della mia vita, è vero, ma penso anche che la nostalgia dei tempi che furono sia una delle cause che ci hanno portato negli scantinati del calcio italiano. Un calcio che è cambiato, non certo in meglio, ma che non lascia spazio al “come eravamo”. Si deve pensare al “come siamo” ed al “come saremo” semmai esisterà un saremo.
Ma torniamo alla sigla, alla cuffia. Le note quest’anno hanno un altro suono, mesto, sommesso perché il mio calcio non è calcio senza i giallorossi, senza il patema della domenica, senza i riti che andavano avanti da anni. “Amore, mi raccomando, non mandarmi il parziale durante la partita perché altrimenti mi distraggo. Solo il finale, quando ormai sarò giù negli spogliatoi per le interviste così magari glielo dico anche a Ranieri. E, ricordati, guardalo dal sito che domenica scorsa ha portato bene…” Mia moglie, santa donna, coinvolta in queste mie fisime o follie, mi asseconda. O meglio, mi assecondava perché adesso il risultato non lo voglio più sapere. Perché questo NON è il Catanzaro. Perché alle umiliazioni dovevamo essere abituati ma questo è un incubo, il peggiore degli incubi. I lettori più attenti si saranno accorti che la Snai ha ricominciato a quotare le partite del gruppo C di Seconda Divisione. Tutte meno una. Indovinate quale? E già, perché è troppo facile puntare su Fondi-Catanzaro. Si sa già che vincerà il Fondi! Si può tirare un sospiro di sollievo per un punto rimediato su rigore al novantesimo, dopo due espulsioni a favore e con un allenatore avversario, tale Liquidato, che arriva imbufalito in sala stampa perché l’arbitro ha aiutato il Catanzaro? Contro il Fondi, capito? Beh, sì, se si pensa al tennis sorrentino o al Neapolis, il Latina, il Melfi… Al mitico stadio di Itri è arivato il primo gol dell’anno. Su rigore. Il primo punto sarà risucchiato dalla giustizia amministrativa per le scadenza non ottemperate. E chissà quante altre ce ne saranno…

Io ODIO le persone che ci hanno ridotto in questo stato. Tutti hanno le proprie responsabilità, in primis la città con le sue istituzioni, i suoi imprenditori, i suoi notabili, quelli che prima si fanno belli e poi spariscono, i suoi abitanti. Certo, non tutti in egual misura. Non saprei se inserire tra i buoni o i cattivi l’imprenditore illuminato Floriano Noto. Lo avevo condannato quando questa estate si tirò indietro aggiungendo però che l’operazione gli sarebbe interessata con una società nuova ed in una categoria inferiore. Insomma, dopo un nuovo fallimento. Certo, erano i giorni dei Tallini, dei Cosentino, di Gicos, delle multinazionali, dei moschettieri. Perché andare in serie D? E perché Noto è miliardario e io no? Perché quella era la soluzione giusta. Società a zero debiti, via, e magari puniti, i responsabili del fallimento. Saremmo subito tornati in alto. Come il Pisa, fallito l’anno scorso e ora già in Prima Divisione. Per meriti sportivi. E ché, non veniamo dopo il Pisa?
Ma Noto ha anche un enorme scheletro nell’armadio. Nell’estate del Lodo Petrucci fu fermato sulla strada che portava dal notaio da una telefonata del signor Giancarlo Pittelli (ma che fine ha fatto?). Il gruppo Noto stava concludendo l’acquisto della nuova società ma Pittelli gli chiese di fare un passo indietro perché la squadra “serviva” a lui. E Noto fece inversione a U. Il resto lo conosciamo tutti. Oggi potevamo essere tranquillamente almeno in serie B, tranquillamente…
Invece ora ci troviamo con il trio ABS. Non li voglio nemmeno citare, non ce ne è bisogno. I primi due sono dei “poveracci”. Nel senso che non hanno e non avranno mai i mezzi per gestire una società gloriosa come il Catanzaro. All’inizio ne ho apprezzato la generosità. Piccole quote, un aiuto, la passione dell’emigrante con la valigia di cartone o del capo ultras che ha messo da parte il gruzzoletto. Ma dovevano fermarsi lì. Come i Ruga, i Catalano, i Santaguida… pesci piccoli. Invece il giocattolo gli è piaciuto, sono arrivati sulla poltrona più alta e anche qui i risultati li conosciamo.
Ma vorrei concentrarmi sul terzo del quale NON mi onoro di appartenere allo stesso Ordine professionale. Lui pure è, vedi sopra, un “poveraccio” ma, rispetto agli altri, con qualche etto in più di sale in zucca. Sfruttato male, però. Ci aveva provato già negli anni Novanta a distruggere tutto ma non contento è tornato alla carica. A parole si dimette, regala le azioni, si disinteressa, non siede nel Cda. In realtà c’e’ sempre. Dà ordini a Maurizio Ferrara (pover’uomo), tratta di aspetti tecnici, chiude le porte a quei sette otto tifosi che vorrebbero assistere all’allenamento dei “(Non) Saranno famosi”
Non caccia un centesimo, aspetta le elemosine degli enti locali (a proposito, complimenti a tutti per l’esito positivo delle manovre estive. Squadra iscritta ma, ops, chi compra il pallone?). Lui non ha timore di fallire. In Italia non si va mica in galera per queste sciocchezze. Anzi, ci si può candidare alla Regione e venire eletti con una barca di voti… catanzaresi! E qui i complimenti vanno a tutta la città…
Ecco perché queste persone possono passeggiare in centro, andare a mangiare il morzello, a teatro, al cinema, sul lungomare di Soverato, senza scorno…
Il mio unico desiderio, e mi rivolgo ai responsabili dello scempio, è che almeno prima di andare a dormire pensiate a quello che avete fatto, ai sogni che avete distrutto. E che almeno facciate un po’ di fatica ad addormentarvi. Ma solo un po’…

Giuseppe Bisantis*

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*Nato a Catanzaro, giornalista professionista. Assunto in Rai, a Venezia, nel 1998. Dal 2002 lavora presso la redazione sportiva del Giornale Radio. Inviato dal 2005. Presente ai Mondiali di Germania 2006 e Sudafrica 2010, agli Europei di Austria-Svizzera 2008, anno in cui ha commentato anche la sua prima Olimpiade. Oggi è la voce della Nazionale Under 21.

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