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Il nuovo corso delle Aquile

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Scritto da Davide Greco

Il Catanzaro inizia un nuovo corso fra le difficoltà economiche della terza serie e i dubbi di Noto sul futuro

Nel corso della conferenza stampa di presentazione del direttore generale e del direttore sportivo, il presidente ha messo un punto su molte questioni che hanno alimentato il chiacchiericcio degli ultimi tempi.

A caccia di fondi sul modello Lecce

Floriano Noto ha ammesso senza riserve di essersi appellato al sindaco per individuare nuove figure imprenditoriali. Inizialmente la visita al sindaco ha scosso l’ambiente, poi con il tempo si è capito meglio il motivo di una simile scelta.

L’aver dichiarato di voler cedere quote della società, addirittura anche il 100%, non deve essere inteso come una resa, bensì come un’apertura.

La società non è in bassa fortuna, ma i soldi fan comodo a tutti. L’idea è quella di allargare le maglie della società a gruppi imprenditoriali che abbiano voglia di immettere liquidità e quindi alzare l’asticella degli obiettivi. Il caso Lecce fa scuola con i suoi quattro o cinque gruppi imprenditoriali.

L’inizio dell’era Noto era coinciso con un nutrito gruppo di imprenditori che avevano aiutato la società a decollare. Ma pian piano gli aiuti economici si sono esauriti.

Dunque è cambiata la strategia. Dalle piccole sovvenzioni di chi oggi c’è e domani forse no, si punta all’aiuto di uno due gruppi molto solidi che possano far contare la propria presenza in maniera più duratura.

A quando l’ultimo appello?

E se l’appello cadesse nel vuoto? La risposta è stata lapidaria quanto preoccupante: modificheremo i nostri obiettivi. Chiaramente non è una minaccia, ma quanto tempo passerà prima che lo diventi non è difficile intuirlo.

La serie C è un vuoto a perdere. Più tempo si rimane in terza serie e più soldi andranno persi. Dopo tre anni e i cospicui investimenti, c’è poco da star sereni.

Se da un lato comprendiamo lo sfogo del presidente e la sua apertura economica, dall’altro non possiamo tacere che l’aver perso quelle piccole sovvenzioni è dipeso principalmente da una gestione societaria che non è piaciuta.

Il nuovo assetto potrà dare fiducia, però adesso la fiducia bisogna conquistarsela con una rigorosa visione del modo di fare calcio.

Se ciò non dovesse accadere e se la società non ricevesse gli aiuti economici ripetutamente chiesti, inevitabilmente si aprirebbe lo spettro di un cambio al timone. Fra un paio d’anni, forse tre. Dobbiamo mettere in conto anche questa possibilità.

Purtroppo questi discorsi li conosciamo bene.

I problemi del passato

Quanto affermato si incastra perfettamente con i problemi della passata gestione. Uno su tutti è stato l’aver speso più del valore di mercato. Insomma, Noto ha fatto l’esempio del telefonino: se costa 10 devo pagarlo 10 e non 30.

C’è il sospetto dunque che una o più operazioni (ndr di mercato) siano costate alla società più del lecito. Il che ovviamente depone male sull’operato dell’ex direttore sportivo, che è stato anche chiamato in causa insieme al mister in merito alla mancanza di compatibilità.

Costi eccessivi e incompatibilità dello staff tecnico. Un bel guaio per una società esordiente che ha pagato lo scotto del noviziato perdendo credibilità e sovvenzionamenti.

Problemi seri in cui tutti possono incappare, ma che sono anche stati ingenerosamente gonfiati da quella legione di imbecilli che denigra la società attraverso i social. Un triste aspetto della nostra realtà cittadina che sfoga le proprie frustrazioni, spesso in modo becero.

Per non parlare delle ruberie nello spogliatoio o di quei furbi albergatori che pretendevano tariffe raddoppiate.

Situazioni spiacevoli che condanniamo fermamente perché rovinano l’immagine dell’intera piazza gettando un’ombra di miserrima umanità che vorremo dire “non ci appartiene”, ma che invece continuiamo a trascinarci dietro.

Il nuovo corso

Dunque Noto ha sostanzialmente ammesso le proprie colpe, principalmente quella di aver pensato di gestire una società di calcio non avendo il pieno controllo della situazione.

La figura del direttore generale serve a sgravare il presidente di una serie di compiti e decisioni che è bene siano presi da persona preposta a tale scopo. Una scelta importante che ricade su una persona di fiducia visti i buoni rapporti con Camilli, il quale ha caldamente consigliato il nome di Foresti.

Entrambi i nuovi dirigenti sono sconosciuti all’ambiente. L’aver scelto persone “dall’appennino tosco emiliano in su” non è solo una battuta, ma una precisa scelta di campo per strappare le faccende calcistiche alla ragnatela di ingerenze locali che hanno solo prodotto danni.

Dalla presa di coscienza di questa situazione deriva l’obiettivo primario dell’ottimizzazione dei costi che si aggiunge alla necessità di individuare un allenatore giovane.

Il budget non è quello di Berlusconi e Rosso, ma altre piazze hanno dimostrato di saper far bene anche con meno di quanto speso dal presidente Noto nel corso degli ultimi tre anni.

Non si parla più di progetto

Ed è proprio una questione di fede, anzi di fiducia, quella che Noto ripone nell’ambiente cui continua a ricordare che la passione per questi colori lo ha spinto anche a beccarsi una squalifica di un anno per quanto accaduto nella gara play-off disputata contro la Feralpi.

Passione, risorse economiche, conti in ordine, discontinuità con il passato. Non facciamo fatica a riconoscere quel desiderio di togliersi più di un sassolino dalla scarpa.

Negli occhi del presidente c’è una luce nuova, quella di chi ha smesso di fare promesse perché vuole che sia il campo a parlare. E difatti il nuovo corso del Catanzaro inizia senza il classico progetto biennale o triennale. Qualcuno dirà “finalmente”. Qualcun altro sosterrà che si continua a navigare a vista.

Chissà che magari il Catanzaro abbia scelto di non  porsi alcun traguardo come irraggiungibile, ma che preferisca dire di averlo conquistato anziché prometterlo prima di scendere in campo.

Foresti e Cerri hanno dichiarato di non aver mai avuto a disposizione una rosa migliore di quella attuale. Qualche operazione di mercato sarà inevitabile, ma sostanzialmente la rosa è di primissimo livello.

La figura dell’allenatore resta dunque il tassello finale. Dovrà essere giovane, che non significa con poca esperienza ma al contrario con tanta fame di calcio e nuove idee. Il nuovo corso del Catanzaro sposerà l’aggettivo combattivo.

Realmente combattivi o semplici combattenti?

Anche se non lo si è nominato, un nuovo progetto è appena nato, ma rispetto al passato sembra aver dismesso i panni dell’improvvisazione. Sarà un Catanzaro davvero combattivo oppure si tratterà di un semplice combattente?

Difficile rispondere a questa domanda, soprattutto alla luce del messaggio rilasciato ieri che andava in tutte le direzioni tranne che in quella del trasmettere entusiasmo. La disponibilità a cedere il 100% delle quote stride fortemente con la dichiarazione di voler esser combattivi.

Cercare nuovi soci non è un delitto, ma il continuare a ripeterlo pubblicamente disorienta il tifoso. I gruppi imprenditoriali cui Noto può far riferimento sono già nella rubrica del telefonino e sono stati già contattati. L’appello pubblico dunque a cosa serve, forse a mettere le mani avanti su un futuro disimpegno?

Nessuno nega che la terza serie sia un campionato difficile e costoso, nessuno nega che l’emergenza sanitaria sia reale e si rifletta su un’economia già depressa di suo.

Non è un caso se addirittura Ghirelli si sta muovendo con il Governo per chiarire alcuni aspetti della cassa integrazione in deroga e alleviare le difficoltà economiche di molti club.

È sotto gli occhi di tutti che alcune società sono a rischio esclusione e alcune squadre hanno rinunciato ai play-off. Alla famiglia Noto si rende merito di esserci, ma non possiamo fare a meno di ricordare che prendersi in carico una società di calcio significa qualcosa di più grande. O quantomeno provarci.

Quanto costa Amalgama?

La squadra di calcio rappresenta l’intera città e non lo si può paragonare ad un passatempo qualsiasi o peggio ancora gestirlo come una normale azienda.

Quelle migliaia di tifosi assiepati sugli spalti sono l’alfa e l’omega di una passione e di un amore che nessun portafogli potrà mai ripagare. Non si tratta di bilanci, che comunque contano e per nostra fortuna sono ben gestiti dalla società. Si tratta di passione, di entusiasmo.

Se c’era qualcuno che avremmo voluto veder combattivo era proprio il presidente. Se c’era un appello da fare era da rivolgere ai tifosi chiedendo loro di tornare sugli spalti (ndr appena si potrà) e credere nel nuovo corso.

I sacrifici li facciamo tutti: la società, i dirigenti, i giocatori e anche i tifosi. Errori ne commettiamo tutti, ma se c’è la passione ad unirci allora non c’è crisi che tenga. Si va avanti più determinati che mai!

Ciò che è mancato è stato proprio l’entusiasmo dettato dalla passione, è mancata la forza dirompente di chi è veramente combattivo. La scena andata in onda è quella di un buon combattente, offeso e vituperato da quattro stolti, che cambia le proprie armi ma scende in campo poco convinto.

Il lungo silenzio prima della conferenza stampa è stato come la montagna che partorisce il topolino.

Caro presidente, Amalgama non è in vendita e tra le altre cose non siamo nemmeno sicuri che lo comprerebbe. La piazza però continuerà a chiederglielo ogni domenica.

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Davide Greco

3 Commenti

  • Grazie Davide, per le tue analisi molto approfondite e per il tempo che ci dedichi.
    Personalmente preferisco i fatti alle parole: meglio di “mille” abbonati in più pronti a rivendicare il loro “sacrificio” (sono in pochi quello che lo fanno e ne sono cosciente) dopo i primi passaggi sbagliati, preferisco 50 persone in più, alla settimana, che ritrovano l’entusiasmo e si sentano rappresentati da chi scende in campo, li sceglie e li ingaggia.

  • Non è una questione di milioni, nessuno pretende spese folli e una società può benissimo rivedere i propri budget. Però, continuare a ripetere di essere pronti a lasciare in qualsiasi momento o fare continuamente la questua dal sindaco, sono segnali inequivocabili della poca voglia di proseguire e controvoglia purtroppo non si va da nessuna parte. La domanda è: il presidente gestisce l’U.S. come fa con le sue altre aziende? Oppure la considera un peso di cui liberarsi, una sorta di pegno da pagare per chissà quali altri fini? Se è vera la prima, si comporti da imprenditore e cerchi di ottenere il massimo profitto (per se stesso non per fare un piacere a noi); in caso contrario lasci tutto al sindaco e si faccia da parte, resteremo senza il nostro Amore ma ce ne faremo una ragione, meglio che essere presi sempre in giro. Questa pretesa di eterna riconoscenza perché tiene in vita il nostro giocattolino è diventata francamente insopportabile.

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