Dopo la batosta con l’Ascoli, era già pronto il certificato di morte calcistica.
Sei gol sul groppone, ultimo posto in classifica e un allenatore accompagnato alla porta. Insomma, più che una squadra di calcio, un paziente da ricovero urgente.
Poi è arrivato il medico (leggi mister Mignani), è arrivata la gara di Benevento e, soprattutto, è arrivato Nicolò Buso al 93’. Ed il paziente ha mosso un dito. Forse anche due. Non sappiamo ancora se si sia svegliato dal coma, ma quantomeno ha dimostrato di respirare.
Sia chiaro, nessuno pensi di scambiare un pareggio per una resurrezione. Un punto resta un punto, la classifica continua a far paura e i problemi non sono certamente evaporati insieme all’esonero di Gorgone. Però, al Vigorito, qualcosa si è vista. Non tanto sul piano del gioco, ma quantomeno su quello dell’atteggiamento tattico (baricentro più basso e squadra compatta) e mentale, ovvero una squadra che va sotto, soffre, rischia, ma stavolta non si disunisce! E poi, la sensazione (personale) che in panchina ci sia una PRESENZA forte e carismatica come il nuovo tecnico con tutto il suo staff.
Michele Mignani non poteva certo presentarsi con la bacchetta magica. Un giorno e mezzo di lavoro non basta nemmeno per imparare tutti i nomi del gruppo dei 31 elementi a sua disposizione, figuriamoci per restituire un’identità a una squadra che, sabato con l’Ascoli, pareva aver smarrito persino la strada degli spogliatoi. Eppure, qualche segnale incoraggiante è arrivato, tra cui quella voglia di restare aggrappati alla partita sino alla fine.
Adesso, però, attenzione all’altra malattia, tipicamente calcistica: l’entusiasmo da pareggio. Perché dalle nostre parti basta poco per passare dal funerale alla festa di compleanno. Sabato sera era tutto da buttare, martedì abbiamo già intravisto la luce in fondo al tunnel. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. E la classifica è lì a ricordarcelo, senza troppi complimenti.
Mister Mignani avrà bisogno di tempo, ma il Catanzaro di tempo ne ha già consumato parecchio. La prossima sfida con il Padova rappresenterà un’occasione importante per capire se quello di Benevento sia stato soltanto un sussulto d’orgoglio oppure il primo passo di una risalita.
Intanto, prendiamoci questo piccolo segnale di vita. Senza esagerare con le diagnosi e, soprattutto, senza anticipare le dimissioni dall’ospedale.
Perché il paziente è vivo, questo sì. Ma per dichiararlo fuori pericolo servirà tanto lavoro, un pizzico di buona sorte e la CAPACITA’ del nuovo tecnico di entrare nella testa dei giocatori.
In bocca al lupo mister!

