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La nuova società e le molte domande rimaste senza risposta

L’editoriale di Francesco Ceniti

Da qualche giorno il Catanzaro e la Catanzaro sportiva hanno ritrovato serenità: dopo una telenevola degna della seconda serata su Retequattro, si è finalmente arrivati al lieto fine sotto forma di una nuova società (che poi tanto nuova non è). In un momento d’euforia generale è facile dimenticare molte cose, persino qualche buco nero. Non c’è da stupirsi: fino a un mese fa l’ipotesi del fallimento non era certo una chimera, mentre adesso si ritorna a parlare del futuro con una certa baldanza, addirittura sperando che già questa stagione possa riservare qualche lieta sorpresa.

Per tutte queste ragioni anche noi ci adeguiamo all’andazzo generale, pertanto non chiederemo al neo presidente Claudio Parente e al suo sodale Massimo Poggi perché abbiano deciso d’acquisire il Catanzaro dopo due mesi d’indifferenza, perché fino all’altro ieri dichiaravano di voler uscire dal calcio per poi fare un improvviso dietrofront, perché non abbiano querelato Tallarida e Signifredi che pubblicamente hanno affermato d’essersi interessati al Catanzaro proprio su sollecitazione di Parente, perché i famosi 400 milioni da dare a Mancuso sono stati prima accettati e poi rifiutati, perché non si è trovata una tregua tra le parti (visto le intenzioni d’entrambi) per consentire a Logiudice di rafforzare la squadra negli ultimi giorni di mercato, perché gli stipendi non sono stati pagati dalla vecchia gestione (e perché Poggi dichiarò il contrario in un’intervista televisiva mandando su tutte le furie i giocatori). Tutto queste cose non le chiederemo (ma neppure le dimenticheremo), poiché appartengono al passato.
La nuova società, infatti, ha da sbrigare molte cose per il presente (oltre agli stipendi arretrati anche il difficile compito di riportare la gente allo stadio), ma, soprattutto, deve dimostrare di saper programmare il futuro. Cosa non riuscita alla perfezione alla vecchia gestione (e quindi speriamo che facciano tesoro degli errori commessi). Si parla con insistenza di un presidente tecnico (o un direttore generale): ci sembra un buon inizio. Valuteremo, ovviamente, con maggiore incisività una volta conosciuto il suo nome. Un altro aspetto importante è l’assetto societario: non spetta a noi dare consigli, ma avere all’interno della società un socio di minoranza forte, disposto a investire del denaro, senza per questo voler condizionare le scelte tecniche, non è una cosa malvagia. Anzi, tutt’altro. Quindi se davvero Gioele Cavallaro ha voglia di entrare a far parte della grande famiglia giallorossa, si dovrebbe fare di tutto per coinvolgerlo (e sarebbe l’ennesimo schiaffo per i nostri imprenditori).
In ogni caso è bene che Parente e Poggi sappiano una cosa: la luna di miele tra tifosi e nuova dirigenza è come sempre destinata a durare poco. La storia insegna che i risultati positivi (leggi promozione) sono l’unica ricetta possibile per far durare il matrimonio. Quindi se anche questa stagione dovesse chiudersi in malo modo (e certo si è fatto di tutto per raggiungere questo scopo), la campagna acquisti di luglio sarà un banco di prova impegnativo. Ma forse stiamo correndo un po’ troppo. In fondo ci sono ancora 12 gare (sette al Ceravolo) per tentare qualcosa d’importante. Si comincia domenica prossima con il Gladiator. La speranza è una sola: la squadra dimostri con i fatti che la tanto invocata serenità economica sia portatrice di risultati positivi. D’ora in avanti bisognerà osare molto di più (capito, Dellisanti?) poiché con i pareggi si resta in C2. A proposito di giocatori: diciamo la nostra su Mario Alfieri. E’ (fino a una rescissione del contratto molto improbabile) un giocatore da recuperare in pieno. Sia perché quando è in giornata (come con l’Acireale) è senza dubbio il nostro centrocampista più forte, sia perché tra squalifiche e infortuni non possiamo permetterci il lusso d’accantonarlo proprio nel finale di stagione. Non si tratta di giudicarlo come uomo, ma come calciatore. Non ci pare che nessuno si sia mai sognato di fare la morale a Diego Maradona finché in campo era il numero uno. Tra l’altro non è colpa d’Alfieri se la società non è stata neppure in grado di scambiarlo con Cassano (l’accordo era fatto, ma i dirigenti del Giulianova non sapevano con chi ratificare lo scambio).
Come ultima cosa ricordiamo a tutti l’impegno per la sottoscrizione. Noi non ci siamo certo tirati indietro: stiamo ottemperando una serie di pratiche burocratiche per partire senza intoppi. State certi che tra pochi giorni attiveremo il conto corrente per la raccolta dei fondi destinati, in prima battuta, a un premio promozione o, in seconda analisi, a una sponsorizzazione davvero speciale: quella dei tifosi.

p. s. La redazione di UsCatanzaro.net augura, ovviamente, un buon lavoro alla nuova società

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