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Re Pietro: “Bene la permanenza di Polito, la società ha una visione giusta e porta risultati”

Scritto da Redazione

L’intervista, ripresa dall’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, racconta il legame con il direttore sportivo e il percorso del club tra playoff e ambizioni di Serie A

Sulla Gazzetta dello Sport di oggi è stata pubblicata un’intervista in cui uno dei protagonisti del recente percorso del Catanzaro, il capitano Pietro Iemmello, ripercorre emozioni, delusioni e ambizioni legate all’ultima stagione e al cammino playoff, con un forte richiamo al senso di appartenenza costruito con squadra e tifosi.

Monza è passata?
“Ancora no, Dentro di me c’era un grande orgoglio per quello fatto. Per quello che si era creato attorno a noi. In serie A è come se ci fossimo arrivati.”

Le sue lacrime a Monza hanno commosso tutti.
“Spontanee, sincere. Le mie lacrime sono state quelle della città e di tutti i miei compagni, mi vengono ancora i brividi penso a quanta appartenenza avevano i ragazzi e quanto ci credevamo. Mi sono commosso per loro.”

Cosa significa per lei portare il Catanzaro in serie A.
“Avessimo vinto a Monza avrei fatto un altro anno e poi smesso. Ci ho pensato anche adesso, come ripartire dopo quella sconfitta? Volevo lasciare subito, sentivo il vuoto dentro, senza forze.”

E ci ha ripensato?
“Penso alla serie A e finché gioco o lavorerò per il Catanzaro lo farò solo per quello.”

Francesco Totti dedicò la maglietta “6 unica” alla futura moglie Ilary Blasi, lei alla curva.
“E’ amore. Mi rivedo nei ragazzi della curva. Da bambino andavo lì con mio nonno sempre lo stesso posto. Oggi giocare e dare loro quelle emozioni per me è una sensazione unica.”

Avete fatto tre playoff di fila.
“Ogni anno partiamo per salvarci e poi ci arriviamo. Perché riusciamo sempre a fare qualcosa in più. È giusto così: la B è insidiosa, abbiamo visto grandi squadre retrocedere o quasi.”

Adesso per la piazza sembra quasi scontato rifare i playoff.
“Sì, lo era anche quest’anno. Siamo partiti male, ma si vedeva il lavoro e c’era un futuro e siamo arrivati fino in fondo vicini alla A. A volte i tifosi non lo capiscono, vogliono sempre di più. Ma la visione della società è giusta e alla fine porta sempre risultati.

Tre playoff con tre allenatori diversi. Con Aquilani avevi un rapporto speciale, vero?
“Ho arretrato un po’ la posizione, anche per l’età. Mi sono rivisto nei principi che lui mi chiedeva e mi sono trovato benissimo. Ho trovato il ruolo adatto a me e a tanti compagni che hanno reso di più.”

E adesso chi arriva?
“La cosa importante è che sia rimasto il direttore Polito, grazie a lui mi rivedo nel gruppo e mi fa forza per andare avanti.”

Il ds cerca un tecnico con le caratteristiche di Aquilani.

Lo richiede la squadra, che da anni fa questo tipo di calcio e raccoglie sempre risultati”. Lei, da capitano, dovrà approvare la scelta…? “Io mi fido della società. Quando chiedono il mio parere ci confrontiamo, ma mi fido di quello che decidono”.

Da Favasuli a Liberali: tra i giovani lanciati in questa stagione chi potrà andare lontano?

“Cisse e Liberali sono quelli più talentuosi, il calcio italiano deve avere la forza per puntare su di loro, come fanno all’estero. Cisse l’ha preso il Milan e poi si è infortunato: se lo darà in prestito, meglio se lo rimanda qui. Favasuli per il cuore che ha potrebbe giocare nel Real Madrid. E poi Alesi, o Pompetti, e i due del Como come Rispoli e Jack, che sono fortissimi”.

 

A Catanzaro ogni anno cambiano tante cose, ma ci sono due punti fermi: lei in attacco e Floriano Noto alla presidenza.

Lo conosco da quasi 25 anni, giocavo con suo figlio, che è mio amico. Il presidente mi ha preso cinque anni fa e mi ha colpito: aveva una visione che oggi è rimasta uguale e funziona. Ha strutturato e migliorato la società, c’è tanto da fare ma con la sua ambizione ci crediamo: è la cosa che mi piace di più”. 
Cambiano tante cose, anche la Serie B è stata diversa dal solito: l’ha notato anche lei? 
Sì, Venezia, Frosinone, noi e la Juve Stabia facevamo un calcio coraggioso, propositivo. Se Monza e Palermo avessero giocato così, avrebbero vinto a gennaio. E tanti danno fiducia ai giovani. E’ un calcio che premia, spero cambi ancora di più, anche se c’è troppo dislivello economico tra i club. Penso che ci saranno ancora più progetti di calcio coraggioso, senza voler più speculare sui risultati”.
Una manna per voi attaccanti. 
E’ quello che ho sempre cercato. Quando ho trovato allenatori così, da De Zerbi in giù, mi sono sempre divertito. Altrimenti avrei già smesso davvero”. 
Ne ha segnati 86, ora le mancano 14 gol per fare 100 con il Catanzaro. 
“Lo so, è un mio obiettivo. Se non ce la faccio in questo campionato ne farò uno in più…”

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1 Commento

  • Adesso arriva la parte difficile, anche il Bari ha sfiorato la serie A e poi è andato in C.
    La Serie B è molto difficile, guai a sottovalutare l’avversario e guai a puntare solo sui grandi nomi, la serie B è bella anche perché conta ancora l’agonismo e la fame di vittoria, ora la società ha un compito difficile e i tifosi non si devono aspettare la luna, prima cosa, bisogna salvarsi e solo dopo si può pensare a volare, non facciamo l’errore che hanno fatto molti, è un attimo andare in C

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