«Esistono luoghi che respiri e senti tuoi. Come quelle persone che, anche se non hai mai incontrato, conosci da sempre». Con questo celebre aforisma di Fabrizio Caramagna introduciamo il protagonista di oggi della nostra rubrica “Mi ritorni in mente”.
Sfogliando l’album dei ricordi, torniamo alla stagione 2011-2012, quella della ripartenza, di cui abbiamo già avuto modo di parlare in altre occasioni e alla quale, lo ammettiamo, chi scrive è particolarmente legata. Un campionato iniziato quasi in sordina e culminato con la promozione in Prima Divisione, che rappresentò un nuovo inizio per il Catanzaro.
Il protagonista della nostra storia approda sui Tre Colli quasi per caso. Eppure, nel corso di questa lunga chiacchierata con lui – più un caffè tra amici che una vera e propria intervista – riaffiora il ricordo del ragazzo educato e disponibile che, con determinazione e personalità, presidiava l’area di rigore giallorossa, diventando uno dei volti più amati di quella stagione.
«Il mio arrivo al Catanzaro è stata una storia che ha dell’incredibile- inizia così il suo racconto Alessio Mariotti-. Il mio nome venne fatto alla società da un allenatore che ho stimato e stimo molto ma con il quale ho avuto un’incomprensione. Quando si è reso conto del suo errore, per rimediare, fece il mio nome alla dirigenza giallorossa. Sono stato chiamato dal mio procuratore che mi ha detto dell’opportunità di giocare a Catanzaro e, conoscendo bene il blasone della società giallorossa, ho accettato subito. Pensa – ci racconta- mi ero fidanzato con la mia attuale moglie da appena un mese e una sera a cena, così, le ho detto che il giorno dopo sarei partito per Catanzaro ».
Alessio Mariotti arriva in Calabria e viene accompagnato da un collaboratore della dirigenza al ritiro di Polistena dove ha incontrato il tecnico, Francesco Cozza, e i suoi compagni: «Il Catanzaro di allora era ancora un cantiere aperto, con tanti giovani chiamati a gettare le basi della rinascita giallorossa. Tra loro c’era anche Maita, per citarne uno. Eppure, nel giro di pochi giorni, divenne chiaro a tutti quale fosse la forza del progetto: le ambizioni della società e la straordinaria voglia di riscatto di una città che desiderava tornare a vivere stagioni importanti».
In quel campionato il difensore toscano divenne una pedina insostituibile, 37 presenze e una rete siglata, contro il Gavorrano, che ha ricordato così: «Fallo laterale, scambio, rientro verso il centro calcio di sinistro e la palla si infila sul primo palo per l’1-0. A chiudere i conti ci ha pensato Accursi, di testa, per il definitivo 2-0. Poi – ha proseguito- la corsa sotto la curva che non posso dimenticare. Per me è stato qualcosa di ancora più bello, ancora più intenso», perché, come ci racconta lui stesso, il legame con Catanzaro non è nato all’improvviso, ma si è costruito giorno dopo giorno, alimentato dal rispetto reciproco, dalla stima e da un affetto cresciuto con il passare del tempo.
Di Catanzaro conserva ancora il ricordo delle giornate trascorse al Benny Hotel, quartiere generale dove vivevano insieme e dove si è cementata la famiglia Catanzaro della stagione 2011-2012, delle passeggiate sul lungomare, delle gite a Le Castella dove portava sua moglie quando veniva a trovarlo, delle colazioni al bar, della nduja che ha mangiato ma soprattutto ricorda il calore e l’affetto della gente che, dice, ti spinge a dare tutto per questa maglia.
Il suo amore per questi colori, dai quali ammette non si sarebbe mai separato, e per questa città che definisce “la mia Catanzaro”, lo porta a congedarsi facendo questo augurio alla squadra: «Un saluto immenso a tutti quei tifosi che sostengono il Catanzaro giorno per giorno, sono convinto che coroneremo il nostro sogno di andare in Serie A il prima possibile. È l’augurio più grande- ha concluso- che faccio a tutti noi».

