L'altra partita

Siamo tutti giardinieri

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Scritto da Redazione

Un racconto fra il serio e il faceto, e con l’ausilio di espressioni tipiche della nostra lingua (u jermitu), delle giornate allo stadio quando giocano le Aquile

Avrei dovuto scrivere questo pezzo il giovedì scorso, dopo la vittoria con la Reggina, ma la notizia del decesso di Paparazzo mi ha fatto perdere lo smalto. Dopo il bel ricordo che la società e il pubblico del Ceravolo hanno riservato a un tifoso unico che ricordo dagli anni della serie A, ritrovo la forza per scrivere.
Anche il mio amico Mistuffo si era chiuso in silenzio, ma dopo ieri era felice per come tutti i presenti avevano partecipato alla commemorazione di un grande amico.
Due partite nel giro di quattro giorni, una vittoria e un pareggio che lascia l’amaro in bocca, sono emblematici per raccontare l’animo dei tifosi.
PaparazzoDopo la sfida con la Reggina e il goal di Infantino, il ritornello che è andato di moda è stato «E chi è, on parrati chiù».

Dopo la Cavese, gli stessi che si erano esaltati prima, ora ti dicono «Ma duva volimu ma iamu». Sarà sempre così è inutile girarci attorno, questo tipo di atteggiamento che io chiamo «Na cadda e na fridda» esiste da quando hanno inventato il calcio.
Che social e internet abbiano però di fatto, dato parola e libertà di scrivere a tutti è una certezza che reputo negativa.
Quelli che a una vittoria del Catanzaro ti aspettano al varco, oramai vanno di moda e onestamente non saprei come catalogarli.

Se vince il Catanzaro, te li trovi pronti a bacchettarti con la frase  «Merdi duva siti» con l’astio incorporato, come se qualcuno fosse triste perché ha vinto il Catanzaro. Non te li ritrovi però se perdi o pareggi, in quel caso «u mbunnu» rimane a chi ha preso acqua e vento al Ceravolo o in trasferta.

Loro rimangono invece, il più delle volte comodamente seduti sul divanetto di casa davanti alla Tv col messaggino salvato pronto per la prossima occasione.
Un’altra specie, che anche l’amico Mistuffo disprezza sono quelli che appena muovi una critica, giusta o sbagliata, ad esempio «Ieri Auteri sbagliau i cambi» se ne escono quelli che ti rispondono «E si, chi voliti ma cacciamu ad Auteri?» 

A tal proposito il consiglio datomi da Mistuffo per rispondere a tali interventi, è quello storico di un noto personaggio catanzarese, Undenzu, il quale diceva così: «Ma si scemo?». E quando la controparte ti rispondeva no, chiudeva il discorso con «Allora si scemu do tuttu».
Comunque a prescindere da tutto il Catanzaro c’è, non era facile ieri fare il pokerissimo ma la continuità dei risultati è importante.
C’è un altro problema però e riguarda il manto erboso. Quello che una volta quando lo curava Mastru Turuzzu Procopio era uno dei migliori terreni di gioco d’Italia, oggi sembra in particolare nel lato sotto il settore “Distinti” un campo buono per raccogliere “virdeddi”.
I tifosi del Catanzaro in questo ultimo ventennio, dopo aver frequentato il corso di Coverciano, si sono specializzati nei vari periodi nella professione di commercialisti nel periodo del fallimento, a esperti di diritto sportivo nel periodo di ripescaggi e graduatorie. Oggi la nuova professione che avanza è quella del giardiniere e anche qui vanno di moda i dissidi e le polemiche.
Chi dice che la colpa è della palazzina che con l’ombra copre una parte consistente di campo, spesso è additato di essere contro il sindaco, il quale recentemente ha dato la colpa all’ex presidente del Catanzaro calcio, di aver voluto quell’obbrobrio.

In pratica per alcuni «A curpa è de Cosentino» infatti, nei cinque progetti presentati e approvati a decidere nella commissione nominata dal Comune, c’erano Gicos, Pecora, Gessica e la mamma, che dissero «O approvamu chistu o nenta Europa».

Altri parlano di drenaggio non idoneo, dei canali di scolo e di un virus che colpisce l’erba. Qualcuno più pratico chiede addirittura l’intervento di Salvini e spera «Ca scinda cu i ruspi e vena a ietta».

Mistuffo a tal proposito mi dissa «Tonì, l’idea ma scinda Salvini non è malvagia, l’unica cosa però, è ccà Noto c’iavera e chiedira u favora a Kanoute, Eklu e Lame, si ponnu dormira ddà nu pocu e notti ma u potimu pigghiara ppè fissa.»
Detto questo pensiamo alla prossima, si giocherà contro il Francavilla e voglio chiudere con quanto affermato domenica a fine partita da un nostro tifoso.
«Guagliò, diciamo ca u calendario non n’aiutau, tre derby e fila on s’avianu mai visti. A Reggina prima, a Cava dopo e mo u Francavilla».

«Vabbò – ha risposto un altro- ni vidimu a dominica alu biviu e l’Angitola e nchianamu nsema.»
Ciao Paparazzo.

Tonino

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