Una rosa profonda, una gestione tutt’altro che semplice
Portieri: Pigliacelli, Marietta, Borrelli.
Difensori: Ruggero, Imperiale, Antonini, Postiglione, Verrengia, Frosinini.
Centrocampisti: Petriccione, Alesi, D’Alessandro, Tchaouna, Mosti, Pafundi, Candela, Dorval, Pogacar, Giovane, Reita, Garnica, Cassa.
Attaccanti: Iemmello, Pecorino, Di Francesco, Buso, Koffi, Arditi, Tchaouna, Loubao.
Questa è, numeri alla mano, la rosa del Catanzaro. Una rosa che, considerando tutti i calciatori disponibili e in condizioni fisiche ottimali, presenta un problema che è al tempo stesso un lusso: la quantità. La distinta da consegnare all’arbitro è composta da 24 elementi e questo significa che, di volta in volta, il tecnico Gorgone sarà chiamato a fare i salti mortali per individuare non soltanto gli undici titolari e i calciatori che andranno in panchina, ma anche coloro che dovranno accomodarsi in tribuna. Gestire un gruppo numeroso, in qualsiasi contesto lavorativo, non è mai semplice. Nel calcio, però, la difficoltà aumenta esponenzialmente, perché il desiderio di giocare, la concorrenza interna e il timore di sentirsi esclusi possono generare malumori. E quando questi malumori non vengono gestiti nel modo giusto, il rischio è che possano ripercuotersi sull’intero gruppo.

Qui dovrà emergere la bravura di Gorgone e del suo staff. Il tecnico dovrà essere capace di alzare le spalle davanti alle inevitabili difficoltà, spiegare le proprie scelte e, soprattutto, far sentire ogni componente della rosa importante e parte integrante del progetto. Non sarà facile, perché qualcuno inevitabilmente giocherà meno di quanto spera e qualcun altro dovrà accettare anche qualche tribuna. Ma se si vuole il bene del Catanzaro, la gestione dello spogliatoio dovrà essere uno degli obiettivi prioritari.
La difesa, tra certezze e interrogativi
Osservando la rosa reparto per reparto, emerge innanzitutto una difesa composta da sei elementi di ruolo, alla quale può aggiungersi Candela, che abbiamo inserito nel centrocampo ma che all’occorrenza può essere utilizzato anche nel pacchetto arretrato, soprattutto come braccetto di destra. Ed è proprio la linea difensiva a rappresentare uno dei reparti sui quali sarà necessario attendere il responso del campo. Bisognerà comprendere il reale valore di alcuni giocatori e, soprattutto, la loro capacità di adattarsi alla categoria e alle responsabilità che comporta.

Ci sono elementi che conoscono bene il campionato e altri che, invece, hanno avuto soltanto un assaggio della categoria superiore. È il caso di Verrengia, che nella passata stagione ha raccolto poche presenze da titolare, così come di Frosinini. E poi c’è Postiglione, giovane ed esordiente a questi livelli, che fino alla scorsa stagione militava nel Pineto in Serie C. Sono tutte valutazioni che soltanto il campo potrà confermare. Il potenziale c’è, ma servirà capire rapidamente quali saranno gli equilibri e quali giocatori riusciranno a garantire continuità e affidabilità.
A centrocampo c’è abbondanza
Se in difesa qualche interrogativo resta, a centrocampo il problema sembra essere soprattutto l’abbondanza. Gli uomini a disposizione di Gorgone sono tanti e le possibilità tattiche non mancano.

Nella prima fascia delle potenziali certezze possiamo collocare Petriccione, Mosti, Alesi e Pafundi, senza dimenticare Candela, Giovane e Dorval, elementi che possono offrire caratteristiche differenti e una certa duttilità. Alle loro spalle, però, ci sono giocatori che rappresentano vere e proprie scommesse e giovani che dovranno dimostrare sul terreno di gioco di essere pronti per il salto di qualità. È inevitabile, quindi, che anche in questo reparto la gerarchia iniziale possa essere modificata nel corso della stagione. La concorrenza, se vissuta nel modo giusto, può diventare una risorsa. Tutto dipenderà dalla capacità dello staff tecnico di trasformarla in uno stimolo e non in una fonte di tensione.
L’attacco: tante alternative, ma anche diverse scommesse
Ancora più affollato appare il reparto offensivo. Al centro dell’attacco c’è Pecorino, che sulla carta rappresenta una delle principali certezze, ma attorno a lui ci sono diversi giocatori chiamati a dimostrare il proprio valore. Loubao, Arditi e il giovane Tchaouna rappresentano delle scommesse.

Quest’ultimo, in particolare, dovrà ancora completare un lungo percorso di recupero prima di poter essere considerato pienamente arruolabile. Da Di Francesco e Buso, invece, proprio perché conoscono già la categoria, è lecito aspettarsi qualcosa in più. Sono giocatori dai quali ci si attende un contributo importante e l’auspicio è che possano tornare ad essere pienamente protagonisti, dimostrando sul campo il valore che hanno già fatto vedere in passato. Qualche segnale positivo, in queste prime partite, è arrivato anche da Koffi. Ci sono stati sprazzi interessanti, ma anche nel suo caso sarà il rendimento nel corso della stagione a dirci se quella che oggi è una scommessa potrà trasformarsi in una certezza.
Iemmello, il capitano chiamato ancora una volta a guidare il gruppo
E poi c’è lui: Pietro Iemmello. Il capitano, il simbolo, l’uomo al quale inevitabilmente si guarda nei momenti più delicati. In tre partite (Coppa Italia compresa) ha già trovato la via del gol per due volte, confermando quella capacità di essere presente quando conta che il Catanzaro gli chiede ormai da anni.

L’augurio è che Iemmello possa essere sempre pronto, non soltanto sotto il profilo realizzativo, ma anche e soprattutto come guida di una squadra che avrà bisogno della sua esperienza, della sua personalità e del suo senso di appartenenza. Perché ci saranno momenti difficili, partite sporche, avversari complicati e situazioni nelle quali serviranno sacrificio, impegno e abnegazione. E proprio in quei momenti il capitano dovrà continuare a far capire a tutti che anche le sfide apparentemente più impervie possono essere vinte.
Dimenticare il passato, difendere il presente
C’è però un ultimo aspetto che non può essere trascurato. Per l’ennesima volta bisognerà avere la capacità di mettere da parte, almeno per un momento, quanto di buono è stato fatto negli ultimi anni in Serie B.

Sono state stagioni straordinarie, capaci di regalare enormi soddisfazioni ai tifosi giallorossi, ma quel passato non può diventare un metro di giudizio permanente con il quale valutare ogni partita e ogni scelta del presente. Allo stesso tempo, però, sarebbe sbagliato dimenticare anche gli anni bui, quelli nei quali la Serie B sembrava un traguardo lontanissimo e il Catanzaro era costretto a vivere realtà sportive decisamente diverse. Proprio per questo oggi è il momento di sotterrare l’ascia di guerra. In particolare, sarebbe importante che anche i tifosi più scontenti riuscissero a mettere da parte, almeno per il bene della squadra, le polemiche e le contrapposizioni. Non significa rinunciare al diritto di criticare, ma comprendere che adesso bisogna remare tutti nella stessa direzione. La Serie B è un campionato bellissimo, difficile, affascinante e pieno di insidie. Il Catanzaro dovrà essere più forte delle avversità, comprese quelle legate a un calendario inevitabilmente condizionato dai lavori allo stadio. Ma soprattutto dovrà essere più forte di tutto ciò che può minare la compattezza dell’ambiente. Perché questa categoria non è un punto di passaggio qualsiasi: è un patrimonio da difendere. La Serie B è il palcoscenico sul quale il Catanzaro deve continuare a misurarsi e rappresenta qualcosa che, tutti insieme, bisogna assolutamente preservare. La squadra, lo staff, la società e la tifoseria dovranno dunque diventare un unico blocco. Solo così sarà possibile affrontare le difficoltà e provare a mantenere stretto un patrimonio conquistato con fatica e che oggi più che mai merita di essere difeso.
Redazione 24


È un gommone, non è una barca..
e come tutti i clandestini che ci salgono a bordo speriamo di arrivarci sani e salvi..