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Vibonese: con Modica per centrare i playoff

Scritto da Emanuele Mongiardo

I rossoblu sono il miglior attacco interno del girone

Con l’ingaggio di Giacomo Modica la Vibonese quest’estate ha scelto una strada ben precisa. In un campionato dove spesso le risorse finanziarie sono poche e il livello tecnico non è altissimo, i rossoblu vogliono valorizzare la rosa attraverso un allenatore dai principi offensivi definiti, per cui il valore del collettivo è ben più grande della semplice somma dei singoli.

La Vibonese adesso naviga in acque tranquilla e, visto il decimo posto in classifica, culla il sogno playoff. Il campionato non era iniziato bene, con una sola vittoria nelle prime cinque gare. Poi, però, una serie di risultati positivi hanno premiato la proposta di gioco dei calabresi. Tra i successi più importanti, il fragoroso 5-0 sul Catania oltre che i pareggi al “Razza” con la Ternana e al “San Nicola” col Bari, in una partita dominata da Bubas e compagni.

Il derby di domenica sarà una partita probante soprattutto per la fase difensiva del Catanzaro. La Vibonese è una delle squadre più organizzate del campionato col pallone tra i piedi. Modica ha fatto parte per anni nello staff di Zeman ma sarebbe sbagliato inquadrarlo banalmente tra i figliocci del boemo. Certo, resta il 4-3-3 di base e i tagli di ali e interni di centrocampo sembrano mutuati dalla sua scuola; tuttavia il calcio dei leoni si snoda su direttrici meno vorticose e su un palleggio che non disdegna la rifinitura in zone interne.

Lo sviluppo parte dai difensori. Solitamente il terzino destro, Ciotti, resta basso vicino ai centrali per aiutarli in impostazione, mentre il terzino sinistro, Mahrous, si alza. Consolidato il possesso basso, gli uomini di Modica possono alternare la costruzione in fascia a quella nel corridoio centrale del campo.

Se la palla si sposta sull’esterno, diventa fondamentale il lavoro delle catene laterali composte da terzino, mezzala e ala. Il giocatore più arretrato porta palla, un altro si dispone in ampiezza e un altro invece occupa il cosiddetto mezzo spazio, il corridoio intermedio tra fascia e zona centrale: per intenderci lo spazio che, se il Catanzaro usasse il 3-5-2, dividerebbe la mezzala dal regista.

I giocatori coinvolti nelle catene devono scambiare la posizione per portare fuori zona gli avversari e creare linee di passaggio che facciano progredire il possesso, per cui non è raro vedere la mezzala che si allarga, l’ala che entra dentro al campo e il terzino che si alza alle spalle dei due compagni. Se c’è bisogno, il centravanti può migrare verso l’esterno per oliare la catena e rendere più fluido il possesso laterale.

 Sviluppo sulla catena laterale: il terzino Ciotti è in possesso. Berardi, l’ala, occupa l’ampiezza, mentre Prezioso, la mezzala, è nel mezzo spazio

 

I giocatori della catena si sono scambiati il pallone e la posizione: ora Berardi, che porta palla, occupa una posizione più centrale rispetto a Prezioso. Bernardotto, il centravanti, viene incontro e attira il difensore. La mezzala del lato opposto, Tumbarello, taglia alle spalle della punta (la linea arancione) e chiama il filtrante (indicato con la linea tratteggiata) a Berardi

 

Quando la palla staziona nel mezzo invece le ali stringono nella zona tra corridoio centrale e fascia. La punta viene incontro per giocare di sponda spalle alla porta sulle ali o sulle mezzali: il centravanti si abbassa per attrarre fuori posizione un difensore e liberare spazio alle sue spalle. A quel punto la Vibonese gioca a muro per attivare l’inserimento dell’esterno offensivo o dell’interno di centrocampo nello spazio creato dal movimento della punta per bucare in profondità la linea difensiva.

Sviluppo in zona centrale: Petermann, il regista, gioca in verticale su Bernardotto, la punta, che viene incontro e, come si vede nell’immagine successiva, attira fuori zona il difensore. Da notare la posizione stretta delle ali

 

Bernardotto fa la sponda sulla mezzala destra, Prezioso, che a sua volta gioca un filtrante per il taglio di Berardi (la linea arancione) nello spazio liberato dalla salita del difensore sulla punta.

 

Insomma, Modica ha dato un imprinting chiaro alla squadra secondo linee di gioco efficaci e piacevoli da osservare. Un calcio di questo tipo però richiede anche grande applicazione in fase di non possesso, in particolare nel pressing alto e nelle fasi successive alla perdita del pallone: la Vibonese per sopravvivere ha bisogno di tentare subito la riconquista, anche solo per rallentare un possibile contropiede degli avversari. Perso il possesso però non sempre i rossoblu praticano la riaggressione per riprendersi la palla, perciò rischiano di lasciare tempo e spazio alle altre squadre per partire in transizione.

A Grassadonia il compito di inaridire il sistema della Vibonese e punirlo nei suoi punti scoperti.

Autore

Emanuele Mongiardo

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