Intervistiamo

Money Gate, intervista a Francesco Ceniti

Francesco Panza
Scritto da Francesco Panza
Una chiacchierata con il direttore di UsCatanzaro.net per fare chiarezza e mettere qualche punto fermo alla vigilia del processo sportivo che deciderà il futuro del club giallorosso 

Fiato sospeso e dita incrociate. Sta tutta qui la sintesi di un anonimo giovedì di metà dicembre, vigilia del processo sportivo che deciderà le sorti di Catanzaro e Avellino.

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I fatti li conosciamo bene. Secondo l’accusa le due società avrebbero raggiunto un accordo per far terminare in parità l’incontro di campionato del 5 maggio 2013, gara che coincise con la promozione in B degli irpini.

La pistola fumante sarebbe un’intercettazione telefonica e ambientale dell’ex presidente giallorosso, Giuseppe Cosentino, nella quale il massimo dirigente si sfoga prima con la moglie e poi con alcuni conoscenti, dichiarando che quella gara sarebbe dovuta finire in parità.

Poco importa se alla fine l’Avellino ha portato a casa la vittoria. Per la Procura Federale il tentativo di combine è palese, e il deferimento ricevuto da entrambe le società parla chiaro: responsabilità diretta e oggettiva. 

Declinare quali siano le implicazioni di un’accusa di questa portata non è affatto semplice. La giustizia sportiva è uno di quei misteri gloriosi che non finiscono mai di stupire.

La realtà, cruda e senza filtri, è che il Catanzaro rischia di brutto, al pari dell’Avellino. 

francesco cenitiPer capirci qualcosa e mettere fine al terrorismo mediatico delle ultime settimane, abbiamo scelto di giocare in casa e scambiare quattro chiacchiere col nostro direttore, Francesco Ceniti, uno che di processi sportivi ne ha seguiti a decine. 

Di seguito troverete il nostro scambio di battute. Nessuna pretesa di verità, solo una chiacchierata fra giornalisti che per qualche minuto hanno messo da parte i panni dei tifosi in ansia per le sorti della propria squadra. 

Francesco Panza: Ci siamo cacciati proprio in un bel guaio eh?

Francesco Ceniti: Beh, di sicuro era meglio non trovarsi coinvolti in questa vicenda. Un processo sportivo non è mai banale e l’esito non è affatto scontato. 

 

FP: Ecco, andiamo dritti al sodo. Cosa rischia il Catanzaro?

FC: Ci sono due scenari alternativi. Nel primo, la Procura chiede l’esclusione dal campionato. Nel secondo, la retrocessione all’ultimo posto. 

 

FP: Quali differenze ci sarebbero rispetto ai due scenari che hai descritto?

FC: L’esclusione provocherebbe un autentico terremoto. Il Catanzaro non giocherebbe più e si dovrebbe riscrivere la classifica del campionato annullando tutti i risultati maturati finora. Dunque chi ha vinto o pareggiato contro di noi, non avrebbe più quei punti. La retrocessione all’ultimo posto, invece, potrebbe dar luogo ad un paradosso. I giallorossi continuerebbero a giocare accumulando punti in classifica, con la consapevolezza che a fine campionato saranno retrocessi all’ultimo posto della graduatoria con la conseguente retrocessione nella categoria inferiore. Il paradosso sta nel fatto che, se per una serie imprevedibile di eventi, il Catanzaro dovesse acquisire il diritto di partecipare alla serie B tramite vittoria del campionato o dei play-off, conserverebbe la Lega Pro. Immagina l’imbarazzo di un’ipotetica finale play-off in cui la squadra avversaria sarebbe certa di salire in B anche perdendo.

 

FP: Esiste la possibilità di una pena alternativa, ad esempio una penalizzazione in punti da scontare in questo campionato?

FC: No. Da un deferimento per responsabilità diretta e oggettiva se ne esce con una sentenza di condanna o di assoluzione. Non esistono altri scenari. I punti di penalizzazione potrebbero arrivare per il deferimento di Russotto, ma sarebbero comunque da scontare nella prossima stagione sportiva. 

 

FP: Il quadro che hai prospettato non sembra dei più incoraggianti. In base alla tua esperienza che idea ti sei fatto? Cosa potrebbe accadere verosimilmente?

FC: Intanto bisogna confidare nel lavoro dell’attuale proprietà che sta facendo di tutto per far valere le proprie ragioni. Dobbiamo anche ricordare che quello di domani è il primo grado di giudizio, al quale seguirà l’appello la cui sentenza dovrebbe arrivare a cavallo dell’Epifania. In caso di assoluzione al termine dei due gradi, il processo si chiuderebbe lì. Con una condanna in secondo grado, invece, ci sarebbe un terzo grado di giudizio presso il Coni. In realtà, molto dipenderà dalla sentenza di primo grado che sarà esecutiva. La Procura quasi certamente chiederà l’esclusione dal campionato. Nel peggiore dei casi, i giudici potrebbero decidere per una richiesta di retrocessione per non compromettere l’andamento del campionato visto che le gare, come ho spiegato prima, si continuerebbero a giocare.

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FP: E la posizione dell’Avellino? Che ruolo giocano gli irpini in questo processo?

FC: Le sorti delle due società sono legate a filo doppio. Non può esserci condanna per una e assoluzione per l’altra. Piuttosto, è lecito attendersi una valutazione degli interessi in gioco. Bisognerà capire se la posizione apparentemente peggiore del Catanzaro attragga l’Avellino verso una condanna, o viceversa, la presunta estraneità dei biancoverdi attragga le Aquile verso un’assoluzione. Con molta probabilità sarà questo il nodo che deciderà il futuro dei due club. 

 

FP: Sullo sfondo l’intercettazione di Cosentino, la prova regina in mano all’accusa.

FC: Cosentino era intercettato da molti anni e sembra davvero strano che né prima né dopo quella telefonata incriminata, ci siano prove concrete di un accordo con la squadra campana. Ciò che ha in mano la Procura è l’intercettazione di Cosentino con la moglie e anche quella ambientale nel suo ufficio fatta circa dieci giorni dopo la partita con due persone che gli chiedono come mai il Catanzaro avesse perso con l’Avellino. Nient’altro. Ancora più strano è che non sia stato sentito l’allenatore del Catanzaro all’epoca dei fatti (D’Adderio, ndr), né tantomeno il tecnico o i giocatori dell’Avellino. Se quella partita è stata davvero truccata, qualcuno di loro doveva esserne a conoscenza…

 

FP: Prima di chiudere, come andrà a finire secondo te?

FC: Ne usciremo. Credo che già in primo grado arriverà l’assoluzione. È più semplice dimostrare l’estraneità dell’Avellino che la colpevolezza di entrambi. La giustizia sportiva, pur rimanendo meno garantista di quella ordinaria, è molto diversa rispetto a qualche anno fa. E quindi anche l’accusa dovrà portare qualcosa in più come prove. Le parole in libertà di Cosentino non bastano per una condanna. Tra l’altro nella prossima settimana intervisterò il presidente Noto nell’ambito di una rubrica della Gazzetta sulle provinciali decadute. Chissà che con lui non si possa parlare di un futuro diverso, con le nubi ormai alle spalle. 

Francesco Panza

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6 Commenti

  • Signor ceniti. <br />
    <br />
    CHE IL CRISTO CHE STA NEL ALTO DEI CELI LA POSSA ASCOLTARE.,<br />
    <br />
    <br />
    ANDIAMO CAZZO SMONTATE QUESTO CASTELLO DI CARTONE FATTO DI SOLE CALUNNIE.<br />
    <br />
    LA SOCIETÀ NOTO NON SI TOCCA.

  • Mi permetto, per la sola responsabilità oggettiva, mi riferisco ad un’eventuale combine, si può essere solo penalizzati se i protagonisti sono solo dei collaboratori della società e non il suo presidente.<br />
    Nel nostro caso sarebbe diretta.<br />
    Che il buon Dio ce la mandi buona.<br />
    <br />

  • Non vedo l’ora che finisca, però le accuse mi sembrano deboli ed illogiche, anche perché l’Avellino con un pareggio non sarebbe andato in B

  • Ho esaurito il mio vocabolario di "jestìmi" per questa maledetta faccenda….Il Modena fallito e scomparso già in corso di attuale torneo, il Catanzaro a rischio. Vogliono sbriciolare la mia Fede, che comunque non morirà.

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