Intervistiamo

Nicola Binda: «Dopo Auteri c’è bisogno dei calciatori. A Catanzaro possono arrivare i migliori»

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Matteo Pirritano
Scritto da Matteo Pirritano

Auteri, mercato e Lega Pro. L’intervista di UsCatanzaro.net al giornalista della Gazzetta. Un chiacchierata sul Catanzaro che verrà e sul futuro di una serie C in perenne stato di crisi

È l’alba di una nuova stagione per il Catanzaro che ha scelto Auteri per provare a riscattare l’ennesima stagione avara di soddisfazioni. Per capire cosa accadrà nei prossimi mesi e quale potrebbe essere l’impatto dei giallorossi sul mercato e sul prossimo campionato, abbiamo fatto una chiacchierata con Nicola Binda, giornalista della Gazzetta dello Sport nonché responsabile dei campionati di B e Lega Pro. Ecco le sue parole.

 

Catanzaro ha scelto Auteri come allenatore. Cosa ne pensa?

È considerato uno dei più grandi esperti del girone C. Una certezza per questo girone, un vincente. Con lui vai a colpo sicuro. Certo devi fargli pure una squadra, non basta lui.

Si aspetta che il neo tecnico possa essere accontentato in sede di calciomercato?

Auteri sicuramente chiederà dei giocatori ideali a sviluppare il gioco che predilige con le tre punte nel modulo 343 o 433 e mi aspetto che arriveranno. In più Pasquale Logiudice conosce benissimo la categoria e sarà in grado di accontentare il mister allestendo un gruppo di qualità. Potendo partire da una base del genere possono fare le cose per bene.

Dunque le premesse per vedere un Catanzaro protagonista ci sono tutte?

La società è forte. Ha fatto un anno di esperienza considerando anche il problema del deferimento. Adesso bisogna solo provare a vincere.

Possiamo considerarlo l’anno zero?

Assolutamente sì. La nuova proprietà, solida e seria, il primo anno ha capito come funziona il calcio, diciamo cosi, mettendosi alle spalle il problema della vicenda con l’Avellino che poteva costare cara perché poteva anche arrivare una condanna ed invece adesso che tutto è stato scongiurato si può solamente pensare a costruire un Catanzaro che sia protagonista.

Cosa ne pensa dell’introduzione delle seconde squadre?

Può essere una maniera utile ed interessante per far crescere i giocatori nelle singole squadre. All’inizio ero abbastanza scettico perché pensavo a delle seconde squadre impostate come le Primavere e quindi piene di stranieri, sarebbe stata una cosa utile solo ai club e non al calcio italiano. Invece in questo modo i giovani calciatori italiani potranno misurarsi in un torneo più competitivo e non più solo esclusivamente con i pari età. La formazione dell’atleta potrà essere così più significativa.

Detto questo quante effettivamente poi ne vedremo in campo?

Ne passeranno una o due quest’anno e quindi privilegerà solo alcuni club, non tutti.

Anche questo campionato è stato caratterizzato da fallimenti di tante squadre. Ha ancora senso il progetto delle 60 squadre professionistiche in serie C o si potrebbe puntare su un format a due gironi per rendere più credibile e regolare il torneo?

Il format è questo, stabilito dalla Federazione con una valutazione complessiva da parte di tutte le componenti. Il problema è che oggi l’Italia fatica a sorreggere un professionismo con 100 club, cosa che in Europa non hanno tutti. Se il calcio italiano vuole mantenere questo numero di pro deve distribuire meglio i propri introiti, sostenendo le società di serie C che invece prendono di contribuiti una miseria rispetto ai costi da sostenere.

Bisogna dunque rendere gestibili i costi dei club?

Senza dubbio. Altrimenti, malgrado i controlli severi e le norme vigenti, ci saranno sempre casi clamorosi come quello di Modena che la stessa Federazione non è riuscita a stoppare per tempo. Se delle squadre del genere si ritirano o falliscono è perché non potevano essere proprio iscritte.

Bisognerebbe essere molto più severi d’estate al momento dell’iscrizione, con il rischio di far fuori 10 club, oppure chiudere un occhio e sperare che certe grandi piazze riescano a risistemarsi portando in fondo il campionato?

Purtroppo quest’anno è stato bellissimo ma con un sacco di problemi ai quali spero che la nuova Federazione metta attenzione per far sì che l’immagine di una serie C costellata di fallimenti torni ad essere il campionato pieno di tutti i valori che possiede.

Benevento e Foggia prima; Lecce quest’anno, con Catania e Cosenza che continuano a giocarsi il sogno promozione. A testimonianza di come il girone C sia stato un campionato competitivo.

Il fatto che il girone C abbia due squadre su quattro in semifinale è indicativo di quanto sia stato difficile il campionato stesso. All’inizio pensavo potesse esserlo di più il raggruppamento A ed invece devo dire che questo Cosenza ha finito il campionato benissimo e adesso, perché no, può andare anche in serie B. Mi aspetto una finale alla pari col Catania.

Che stagione si aspetta dal Catanzaro 2018/19?

I giallorossi sono fin qui la prima squadra che sta muovendo passi in maniera seria e convincente. È ancora molto presto, non ci sono grandi movimenti, però guardando le altre grandi piazze come Alessandria e Pisa, si parla solo di ridimensionamento e non di fare lo squadrone. In giro mi sembra che ci sia molta molta fiacca ed il Catanzaro, che invece è partito con più ottimismo, secondo me può essere una piazza ambita dai migliori giocatori. Se non sbagliano le scelte può fare una squadra molto competitiva.

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Matteo Pirritano

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