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Catanzaro, il dilemma del Menti: perché le Aquile si spengono a metà partita?

Scritto da Redazione

Un primo tempo convincente, poi il calo del centrocampo e una fase difensiva ancora da registrare: a Vicenza i GialloRossi mostrano qualità, ma anche i limiti di una squadra in costruzione

Il 3-2 del Menti contro il neopromosso Vicenza lascia al Catanzaro più di un interrogativo. Non tanto per il risultato, che alla prima giornata può essere certamente recuperato, quanto per la dinamica della partita: una squadra capace di giocare un primo tempo di qualità, prendere in mano il pallino del gioco e costruire situazioni interessanti, ma progressivamente incapace di sostenere lo stesso ritmo nella ripresa.
È proprio qui che si concentra il primo grande dilemma del nuovo Catanzaro targato Giorgio Gorgone: perché la squadra sembra spegnersi dopo aver mostrato, per lunghi tratti, di avere nelle proprie corde un calcio propositivo e aggressivo?

Pressione alta e verticalizzazione: il nuovo Catanzaro consuma di più

Rispetto alla scorsa stagione, Gorgone ha introdotto due principi particolarmente evidenti: pressione più alta e verticalizzazione immediata.

Sono due scelte che possono rendere il Catanzaro più aggressivo, imprevedibile e verticale, ma che hanno inevitabilmente un costo energetico. Soprattutto per i centrocampisti centrali, chiamati a coprire più campo, accorciare rapidamente in avanti e contemporaneamente accompagnare le transizioni offensive.

Il problema emerso a Vicenza è che, almeno in questa fase, il dispendio energetico non sembra ancora proporzionato all’efficacia della pressione.

Lo stesso Gorgone, nel dopo gara, ha spiegato che contro il Vicenza il Catanzaro è stato meno aggressivo rispetto alla partita di Coppa Italia contro il Südtirol. Un’ammissione significativa: la squadra ha provato ad aspettare maggiormente l’avversario, ma proprio questa scelta ha finito per consegnare progressivamente campo e inerzia ai padroni di casa.

Il paradosso è che anche quando la pressione viene portata, non sempre produce il risultato sperato. Se si corre molto per andare a prendere l’avversario ma non si riesce a recuperare palla, il rischio è quello di consumare energie preziose senza ottenere un reale vantaggio.

Il primo tempo aveva illuso

Per circa venti minuti il Catanzaro ha mostrato il volto che probabilmente Gorgone vorrebbe vedere più spesso.

Centrocampo aggressivo, buona circolazione, verticalizzazioni rapide e capacità di tenere il Vicenza lontano dalla propria area. La sensazione era quella di una squadra in controllo, capace di imporre il proprio ritmo.

Ma proprio in quella fase emerge un elemento che sarà necessario analizzare attentamente: quanto costa al Catanzaro giocare in questo modo?

Perché il calo non è stato soltanto tecnico. Nella parte centrale della ripresa il centrocampo ha progressivamente perso intensità, i reparti si sono allungati e la pressione è diventata meno efficace.

E quando il centrocampo non riesce più a proteggere la squadra, inevitabilmente la difesa viene esposta.

Il centrocampo cala, la difesa va in difficoltà

È probabilmente questo il punto centrale della partita del Menti.

Il Vicenza ha chiuso con 23 conclusioni, trovando tre gol e costringendo Pigliacelli a interventi importanti. Il Catanzaro, inoltre, ha incassato tutte e tre le reti da situazioni di palla inattiva: due corner e una rimessa laterale.

Numeri che non possono essere ignorati.

Gorgone ha parlato di errori da correggere e di una squadra che deve ancora aumentare la condizione dei singoli. È una spiegazione plausibile, soprattutto considerando il profondo rinnovamento dell’organico. Ma proprio per questo sarà necessario capire rapidamente se si tratta semplicemente dei normali problemi di una squadra ancora in rodaggio oppure se esiste una fragilità strutturale.

Perché quando il centrocampo perde metri e intensità, la difesa del Catanzaro sembra non avere ancora gli automatismi necessari per reggere l’urto.

E al Menti, soprattutto nella ripresa, il rischio è stato concreto: il Vicenza avrebbe potuto segnare anche più dei tre gol realizzati.

Le palle inattive sono un campanello d’allarme

Tre reti subite, tutte su palla inattiva, rappresentano un dato particolarmente pesante.

Non è certamente il caso di trasformare la prima giornata in una sentenza. Le nuove gerarchie difensive devono ancora consolidarsi e alcune disattenzioni possono essere fisiologiche ad agosto.

Ma la partenza di giocatori esperti come Brighenti e Cassandro obbliga inevitabilmente a chiedersi se il Catanzaro abbia perso qualcosa in termini di leadership e capacità di lettura delle situazioni difensive.

Non basta parlare di distrazioni.

La concentrazione difensiva deve diventare una caratteristica strutturale, soprattutto per una squadra che vuole giocare alta e che, proprio per la propria filosofia, inevitabilmente concederà qualche spazio alle transizioni avversarie.

Koffi, una nota positiva

Tra gli aspetti da salvare c’è sicuramente la prestazione di Koffi.

Gorgone ha sottolineato la sua capacità di tenere palla e la forza mostrata, considerando anche il poco impiego avuto nella precedente stagione. È un elemento importante perché il nuovo Catanzaro avrà bisogno di giocatori capaci di trasformare rapidamente il recupero del pallone in una situazione offensiva.

Il problema, però, è che la qualità dei singoli deve essere accompagnata da una struttura collettiva capace di sostenere il gioco per novanta minuti.

E qui entrano in gioco anche le alternative.

I cambi non hanno cambiato la partita

Uno degli interrogativi emersi al Menti riguarda infatti la profondità della rosa.

Quando il centrocampo ha cominciato a perdere energie, il Catanzaro non è riuscito a invertire l’inerzia della gara attraverso i cambi. Non necessariamente per responsabilità dell’allenatore: semplicemente, le alternative oggi sembrano ancora poche oppure non sono ancora pronte per incidere allo stesso livello dei titolari.

È una situazione che il mercato potrebbe modificare.

Gli innesti annunciati o attesi, insieme alle soluzioni offensive che dovranno completare la rosa, potrebbero consentire a Gorgone di distribuire meglio le energie durante le partite.

Senza Iemmello manca ancora un riferimento

C’è poi un’altra sensazione che accompagna la partita di Vicenza: quando Iemmello non è in campo, il Catanzaro sembra perdere una parte della propria identità.

Non è soltanto una questione realizzativa. Il capitano rappresenta un riferimento tecnico, tattico ed emotivo per i compagni.

Una squadra che ha cambiato molto ha bisogno di costruire nuovi punti di riferimento. E questo vale anche per la leadership.

La presenza di giocatori esperti resta quindi fondamentale, soprattutto nei momenti in cui la partita prende una direzione diversa da quella immaginata.

Due gol in trasferta non bastano se si concede troppo

La lezione del Menti è semplice quanto severa: se il Catanzaro vuole essere protagonista, dovrà trovare un equilibrio tra aggressività e gestione delle energie.

Pressare alto e verticalizzare rapidamente sono principi interessanti e coerenti con l’idea di calcio di Gorgone. Ma vanno sostenuti da una condizione atletica adeguata, da automatismi consolidati e soprattutto da una rosa sufficientemente profonda.

Perché se il centrocampo si logora, la squadra si allunga. E se la squadra si allunga, la difesa viene esposta.

Il risultato è quello visto a Vicenza: due gol segnati fuori casa e una partita che, nonostante questo, si chiude con una sconfitta.

Nessun allarme, ma il lavoro è già cominciato

La prima giornata non può e non deve diventare una sentenza sul nuovo Catanzaro.

Gorgone lo ha detto chiaramente: c’è da lavorare.

E probabilmente è proprio questa la parola chiave che accompagna il 3-2 del Menti.

Il Catanzaro ha mostrato di avere qualità e, soprattutto nel primo tempo, di poter giocare un calcio interessante. Ma ha anche evidenziato limiti altrettanto evidenti: la gestione delle energie, la tenuta del centrocampo, la fase difensiva sulle palle inattive e una panchina che oggi non sembra ancora offrire tutte le soluzioni necessarie.

Il mercato potrà modificare gli equilibri. Il lavoro di Gorgone dovrà fare il resto.

Perché il vero obiettivo delle prossime settimane non sarà soltanto giocare bene per venti o trenta minuti.

Sarà riuscire a trasformare quei venti minuti nel modello di una partita intera.


– foto uscatanzaro1929

Redazione 24

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2 Commenti

  • L’articolo della Redazione dice sicuramente delle cose tecnicamente valide e mette in evidenza il rischio della tattica impostata da Gorgone e ne attribuisce le colpe del calo fisico e relativa debacle difensiva. Se non fosse che i gol sono stati incassati da palle inattive e non da gioco e ripartenze avversarie. Quindi da errori tecnici della difesa schierata e dei singoli che si sono persi i giocatori avversari per marcature MOLTO blande per niente aggressive. I nostri difensori, in molte occasioni facevano fare tutto ciò che volevano agli avversari in piena area e facevano fare i cross in piena libertà. Per cui la tattica di Gorgone può anche essere dispendiosa ma i difensori devono aggredire di più gli avversari e piazzarsi meglio in area.

  • Non dite che abbiamo giocato un tempo, abbiamo giocato solo 20 minuti, cioè la metà di un tempo. Abbiamo creato pochissime occasioni da gol, il Vicenza ci ha asfaltato, poteva finire tranquillamente 5-2.
    C’è da preoccuparsi e come. In 2 partite due squadre che, sulla carta, lottano per la salvezza ci hanno messo alle corde.
    Il mercato non potrà cambiare niente, ormai sono rimasti gli scarti tra gli over.

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