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Emergenza Catanzaro, analisi di una crisi

Scritto da Redazione

Tre partite hanno cambiato il clima: ora viene il difficile

I numeri li abbiamo raccontati e sono impietosi. Tre partite, tre sconfitte, zero punti: inutile tornarci sopra. Adesso bisogna capire come il Catanzaro sia arrivato così rapidamente a vivere una situazione che ha già assunto i contorni dell’emergenza.

Perché la crisi non è soltanto nella classifica. È nella difficoltà di una squadra profondamente rinnovata a trovare identità ed equilibri, nelle scelte di Gorgone ancora alla ricerca di una fisionomia precisa e negli interrogativi lasciati da un mercato che ha consegnato al tecnico una rosa numerosa, ma ancora tutta da assemblare.

Le tre trasferte consecutive hanno certamente pesato. Giocare sempre lontano dal Ceravolo è stato un azzardo che oggi presenta il conto, soprattutto per un gruppo nuovo che avrebbe avuto bisogno del proprio pubblico per costruire certezze. È un’attenuante importante, non può diventare un alibi.

Adesso tocca a Gorgone trovare rapidamente una squadra riconoscibile e alla società accompagnare questo passaggio con lucidità. Tre giornate bastano per individuare problemi ed errori, non per emettere sentenze definitive.

Anche perché intorno al Catanzaro il clima si è fatto pesante in pochissimo tempo. La preoccupazione della tifoseria è comprensibile: dopo anni nei quali era stata abituata a ben altre sensazioni, ritrovarsi improvvisamente in fondo alla classifica alimenta inevitabilmente paura e rabbia.

E sabato tutto questo entrerà al Ceravolo.

Contro la Carrarese il Catanzaro ritroverà finalmente casa e circa 5.500 spettatori arrabbiati, delusi e preoccupati, con pochissima voglia di concedere altre attenuanti. Finora il malcontento si è consumato soprattutto sui social e nelle discussioni del dopo partita. Sabato sarà sugli spalti, a pochi metri dalla squadra.

Sarà un passaggio delicatissimo. Il Catanzaro dovrà avere personalità per trasformare quella rabbia in energia e, soprattutto, offrire immediatamente al pubblico la sensazione di una squadra viva, compatta e consapevole della situazione.

In un clima del genere non aiuta certa informazione che cavalca le proteste più scomposte, trasformando la legittima critica in un processo senza appello a società, direttore, allenatore e calciatori. La crisi esiste e va raccontata senza sconti. Ma analizzarla significa comprenderne cause e responsabilità, non amplificarne il rumore o alimentare una resa dei conti alla quarta giornata.

Sabato, dunque, non sarà una finale. Sarebbe assurdo definirla tale a settembre. Ma sarà certamente il primo vero esame della tenuta tecnica, caratteriale e ambientale del nuovo Catanzaro.

Il Ceravolo sarà il termometro: cinquemila e più persone, molta rabbia e pochissima pazienza.

L’emergenza è reale. Adesso tocca soprattutto al Catanzaro impedire che diventi una crisi ancora più difficile da governare.

Foto Us Catanzaro 1929

Harp

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Redazione

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3 Commenti

  • Contro la carrarese sarà la partita più difficile per vari motivi. Ma questo è il momento dove ognuno dovrà fare la propria parte tutti uniti.
    Non c’è nessuna crisi perché cos’è buone se ne sono viste e da lì bisogna ripartire.

  • Ma sei sicuro di ciò che scrivi..?
    Se non è preoccupante questa situazione, cosa dobbiamo aspettare?
    7 gol presi in 3 partite, 0 punti con squadre alla nostra portata, un’ allenatore che è retrocesso l’anno scorso con il Pescara preso all’ ultimo di quelli rimasti perché Turati è andato via quando ha capito com’era l’antifona, sbaglia i cambi, e la gestione dei giocatori.. si presenta in sala stampa dicendo sempre le stesse cose…mi sembra in piena confusione, anche se le colpe non sono tutte sue, ma di chi l’ha scelto e chi gli ha messo a disposizione questa rosa profondamente rinnovata e con tante scommesse
    Se permetti noi siamo un po’ preoccupati

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