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Il percorso di Vincenzo Vivarini

Emanuele Mongiardo
Scritto da Emanuele Mongiardo

L’ultima volta in C nel 2019-2020 subentrò in corsa al Bari arrivando fino alla finale playoff

L’ultima volta di Vincenzo Vivarini in Serie C, ricorda per certi versi l’attuale condizione del Catanzaro. All’inizio della stagione 2019/20 il Bari, promosso dalla Serie D dopo il fallimento, allestisce una rosa di alto livello, con l’obiettivo della promozione diretta. Il campionato, però, parte male, così a fine settembre De Laurentiis decide di affidarsi a Vivarini. La Reggina in quella regular season – conclusa a marzo per via del Covid – è ingiocabile, ma il Bari con il tecnico umbro conquista il secondo posto, gioca un calcio all’altezza del proprio blasone e infila una serie di ventisette risultati utili consecutivi tra campionato e playoff, record nella storia del club. Purtroppo per i tifosi del Catanzaro, però, anche l’epilogo di quella stagione suona familiare, stavolta in maniera sinistra: Vivarini raggiunge la finale dei playoff e la perde, contro la Reggiana.

Certo, il Catanzaro oggi non ha la rosa di quel Bari e a settembre forse è più facile capovolgere l’inerzia della stagione. Di contro, però, il campionato di Serie C non è più preda di un tiranno del calibro di Reggina o Ternana, nessuna squadra sembra davvero continua e potrebbe bastare qualche tornante per ritrovarsi di nuovo tra i protagonisti. I precedenti di Vivarini, pertanto, lasciano ben sperare.

Da Pescara alla carriera da allenatore

Del nuovo tecnico del Catanzaro, al di là della passione per la caccia che lo spinge a passare le vacanze anche in Bosnia, è nota la propensione offensiva. I suoi principi di gioco, con il pallone, sono tra i più marcati della categoria. Di solito allenatori così hanno bisogno di lunghi ritiri per impiantare le proprie idee. Vivarini, però, ha dimostrato di essere un allenatore a presa rapida, forse grazie a uno spirito di osservazione fondamentale per capire come sfruttare al meglio la rosa. La stagione della consacrazione, quella della promozione in B col Teramo 2014/15 poi cancellata dal calcioscommesse, la comincia con la difesa a quattro, declinata con l’albero di Natale o col rombo a centrocampo. La svolta, però, arriva in inverno col passaggio alla difesa a tre. Al contrario, a Bari il suo corso inizia con il 3-5-2, per poi migrare verso un 4-3-1-2 più adeguato ad una rosa ricca di centrocampisti tecnici. Insomma, sono le peculiarità dei singoli e le contingenze a definire la struttura: «Il modulo lo fanno le caratteristiche dei giocatori, non è un problema – aveva detto due anni fa in Puglia – ci sono altri principi su cui non transigo. L’atteggiamento, la cattiveria ed il fatto di non dare campo e spazio agli avversari».

Vivarini , insomma, usa le prime partite per sperimentare e trovare, in maniera induttiva, l’abito tattico migliore. Un approccio analitico che forse deriva dal suo passato da collaboratore tecnico: a Pescara, dal 2004 al 2007, fa parte dello staff di due allenatori come Sarri e Ballardini. «L’anno di Sarri, nel 2005, stilava le relazioni sugli avversari. Era uno stretto collaboratore di Maurizio», ricorda Andrea Iaconi, dirigente degli abruzzesi.

Alla fine della stagione 2006/07 il Pescara retrocede, così Vivarini decide di mettersi in proprio e di iniziare l’esperienza da allenatore. Vince il suo primo campionato nel 2009/10 a Chieti, in Serie D, e si stabilizza tra i professionisti all’Aprilia. Il capolavoro della sua carriera, però, arriva a tra il 2013 e il 2015 a Teramo, dove raggiunge la doppia promozione dalla vecchia seconda divisione di Lega Pro alla Serie B, poi annullata dal tribunale per via di un’indagine sulla partita con il Savona. Sul campo, però, il Teramo aveva travolto la Serie C 2014/15, vinta in rimonta sull’Ascoli. I trascinatori sono le punte Gianluca Lapadula e Alfredo Donnarumma, oggi volti noti per i trascorsi in Serie A. Prima di Vivarini, però, sembravano entrambi destinati ad un’anonima carriera in terza serie. Lapadula arrivava dal campionato sloveno, dove aveva segnato appena dieci reti; il suo record era di ventiquattro gol in una stagione, segnati però in C2 tre anni prima. Donnarumma, invece, aveva segnato appena tre gol in Serie B a Cittadella e aveva raggiunto al massimo le tredici reti stagionali tra i professionisti. Quell’anno, grazie al lavoro di Vivarini sui pattern d’attacco – sulla collaborazione tra le punte in particolare – Lapadula segna ventuno gol, Donnarumma ventidue: quarantatré reti sulle sessantadue totali del Teramo. Le cifre di entrambi tra Serie B e Serie A dopo quella stagione, dimostrano come il tecnico umbro abbia saputo migliorare in maniera definitiva il loro repertorio. Lo riconoscono loro stessi a distanza di anni, con parole che rivelano, oltre le qualità da allenatore, le doti di gestione emotiva di Vivarini: « È l’allenatore che più ha inciso sulla mia carriera – afferma Donnarumma – lui ha capito fino in fondo il mio modo di essere e di giocare». Lapadula gli fa eco: «È preparatissimo e sa instaurare un gran rapporto con i suoi giocatori. È il più forte che abbia visto in questi anni. Merita di allenare in categorie superiori».

La Serie B per Vivarini arriva a due anni dalla delusione per la sentenza sulla partita col Savona. Per la stagione 2017/18, l’Empoli, retrocesso dalla Serie A, gli affida una squadra ricca di talento, con giocatori del calibro di Di Lorenzo, Bennacer, Krunić e Ciccio Caputo. Tra i dirigenti dell’Empoli c’è Andrea Butti, all’Inter nella stagione del triplete, che convinto delle sue qualità lo onora di una telefonata speciale: «Mourinho mi ha chiamato a inizio campionato – racconta Vivarini – il direttore Butti ha un gran rapporto con lui e mi ha fatto questa sorpresa. Mi ha detto che mi tiene d’occhio e che devo continuare così, perché non posso sbagliare». Purtroppo però, il campionato non va come previsto. A metà dicembre, con la squadra al quinto posto ma in piena lotta per la promozione diretta, arriva inaspettato l’esonero.

È la prima grande delusione della carriera dell’allenatore umbro, visto che in effetti l’Empoli col nuovo allenatore Andreazzoli sembra volare e vince in scioltezza il campionato. Vivarini, però, gode ancora di grande credito per le stagioni precedenti, così Sarri, memore della collaborazione a Pescara, gli propone di entrare nel suo staff al Chelsea. Vivarini rifiuta – «Ho preferito mantenere le mie abitudini e il mio status», dirà qualche settimana dopo ad Ascoli – ma la chiamata di Sarri dimostra come sia difficile dimenticarsi della sua competenza. Il tecnico toscano, in effetti, si è sempre dichiarato estimatore di Vivarini: «Dalla prima volta in cui ci siamo incontrati, ho subito capito di avere di fronte un ragazzo molto intelligente. Una persona chiara, pulita e capace», ha detto di lui nel 2015, dopo la promozione sul campo con il Teramo.

Cosa aspettarsi da Vivarini

A giudicare dalla sua storia, come ha scritto Paolo Carnuccio, è lecito aspettarsi che anche a Catanzaro Vivarini costruisca la sua squadra a partire dalla coppia d’attacco. Le punte, conferma Alessandro Monticciolo, suo vice ad Ascoli, sono la causa e la conseguenza della manovra: «Entra nella testa degli attaccanti e gli chiede di giocare vicini, scambiando palla rapidamente». Se con il 4-3-1-2 la manovra è più palleggiata, ma sempre con l’obiettivo di raggiungere le punte e permettergli di dialogare tra di loro oppure con le mezzali e il trequartista, con il 3-5-2 lo sviluppo diventa più diretto: le mezzali si alzano per liberare la verticalizzazione sugli attaccanti ed eventualmente dialogare sul corto con loro.

Vista l’abitudine del Catanzaro alla difesa a tre e la solidità del pacchetto Martinelli-Fazio-Scognamillo, Vivarini potrebbe ripartire dal 3-5-2, anche per mantenere sulla fascia Vandeputte – il belga, debordante da esterno, per ora ha evidenti limiti nei corridoi centrali del campo. Pesa, al momento, l’assenza di un regista in grado di prendersi palla dalla difesa per innescare le punte, a meno di recuperare a pieno Cinelli in quella posizione. I veri dubbi, però, riguardano i protagonisti principali, gli attaccanti. Se prima di Vivarini Donnarumma e Lapadula non erano grandi nomi, è vero anche che si trattava già di due punte mobili e abituate a scambiare il pallone coi compagni di reparto. Cianci, Curiale e Vazquez non sembrano proprio quel tipo di attaccante, i primi due per limiti tecnici, l’argentino per la fastidiosa abitudine ad abbassare la testa e passare poco il pallone. Lapadula-Donnarumma, Caputo-Donnarumma, Antenucci-Simeri, i binomi della carriera di Vivarini, sono tutte coppie di giocatori tecnici e dinamici, prima che di attaccanti col senso della porta. La soluzione può arrivare dal mercato, o magari adattando calciatori dal piede educato come Bombagi e Vandeputte. Difficile fare previsioni al momento.

Vivarini sa adattarsi in corsa e, come dimostrano Bari e Teramo, dà il meglio a partire dal girone di ritorno. La speranza è che abbia tempo a sufficienza per imprimere la propria impronta e che le caratteristiche della rosa non siano troppo distanti dalle sue idee.

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Emanuele Mongiardo

Emanuele Mongiardo

3 Commenti

  • Se abbiamo aspettato 16 giornate senza cavare un ragno dal buco aspettiamo fiduciosi che il mister trovi la quadratura del cerchio. Si doveva intervenire prima, ma è meglio tardi che mai. Purtroppo calabro è riuscito con il suo non gioco o con i continui spostamenti ad ubriacare tutti. Comunque foresti e pelliccioni nell’intervista mi sono parsi molto ridimensionati e con un muso che toccava il pavimento per il fatto che gli hanno mandato via il loro pupillo. Adesso noi tifosi dobbiamo fare la nostra riempire il Ceravolo per ringraziare anche la società che si stà esponendo tantissimo sotto tutti gli aspetti.

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